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  Il primo Comandamento

Nella Bibbia di traduzione luterana* che prendiamo come base, il primo Comandamento dice:
“Io sono il Signore Dio tuo. Non avrai altri dei all’infuori di Me. Non ti farai idolo, né immagine alcuna di quanto è lassù nei cieli, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque, sotto la terra.”*
Cosa vuol dire il primo Comandamento per noi cristiani delle origini in Vita Universale? Come ci atteniamo al primo Comandamento, ossia come lo realizziamo nella vita quotidiana?
La prima affermazione all’inizio del primo Comandamento dice: “Io sono il Signore, Dio tuo”. Per noi cristiani delle origini questa affermazione è di fondamentale importanza, poiché Dio è tutto ciò che esiste. Egli è lo Spirito della vita e il Padre di tutti noi. Ciò include anche la provenienza e la destinazione dell’uomo.
Nel primo Comandamento si dice inoltre: “Non avrai altri dei all’infuori di Me”. Per “altri dei” noi cristiani delle origini non intendiamo solamente il potere, il denaro, la tecnologia avanzata, la ricerca del piacere, la droga e simili.
Per noi gli “altri dei”, ovvero idoli, sono tutto ciò che non corrisponde alla Legge divina, alla parola eterna di Dio. Di ciò fanno parte anche i desideri smodati, le passioni e la cupidigia, tutto ciò a cui l’uomo aspira oltre la giusta misura.
Se alimentiamo questi desideri estremi ed assillanti, questi istinti, queste passioni e vizi, muovendoli a lungo nei nostri sentimenti, sensazioni e pensieri o addirittura realizzandoli, adoriamo allo stesso tempo questi idoli e rendiamo loro onore. Degli “altri dèi” fanno parte anche le persone che mettiamo in alto, che veneriamo e onoriamo, invece di rispettarle semplicemente come il nostro prossimo.
Nel primo Comandamento si dice inoltre: “Non ti farai idolo, né immagine alcuna di quanto è lassù nei cieli, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque, sotto la terra”. Come ci comportiamo in questo senso noi cristiani delle origini? Sappiamo che lo Spirito di Dio dimora in ogni uomo. Per rivolgerci a Dio, nostro Padre, e al Cristo, nostro Redentore, non abbiamo bisogno di alcuna immagine esteriore, davanti alla quale ci si inginocchia per adorarla, bensì andiamo nel nostro interiore e lì preghiamo Dio. Non abbiamo bisogno di statue o reliquiari, né di un’immagine del Crocefisso o cose simili, poiché sappiamo che lo Spirito di Dio è vivo in noi. E’ a Lui che ci rivolgiamo. Lui ci è di sostegno e di con-forto.
Ogni immagine dei cosiddetti santi che viene venerata è, in fondo, “l’altro dio”, poiché ogni immagine venerata nell’esteriore ci distoglie dal vero Dio, da Dio nel profondo del nostro interiore.
Il Cristo ci ha rivelato, a senso: se veneriamo immagini o statue, come ad esempio le numerose immagini dei santi, ci facciamo un’immagine di Dio, degli angeli o addirittura del cielo che, anche se viene spesso rappresentato luminoso e radioso, corrisponde sempre totalmente ai concetti terreni. Questa immagine si imprime nella nostra anima.
Quando arriverà l’ora del distacco dal corpo e andremo come anima nei regni dell’aldilà, dovremo eventualmente soffrire a causa di queste immagini, in quanto esse sono programmi che abbiamo immesso nella nostra anima. Con i nostri pensieri non siamo in grado di immaginarci il cielo eterno. Non possiamo farci un’immagine dei cieli spirituali puri, né degli angeli o degli esseri spirituali, e tanto meno di Dio-Padre, del Dio Padre-Madre e del Cristo, il Coregnante dei Cieli. Le immagini e le statue sono, quindi, solo immaginazioni. Se, come anima, andiamo nell’aldilà con tali immaginazioni, dobbiamo prima di tutto lasciarle fino a che, nel corso dei processi di purificazione della nostra anima, arriveremo alla vera immagine, alla realtà dell’Essere; fino a che ci immergeremo nel cielo, che come uomini non possiamo immaginare; fino a che guarderemo Dio, nostro Padre, faccia a faccia, ed anche il Cristo, nostro Fratello e Redentore, e i nostri fratelli e sorelle, gli esseri divini dei cieli. Così ci ha insegnato il Cristo, lo Spirito che si rivela.
Noi cristiani delle origini in Vita Universale non abbiamo nemmeno la croce con il corpo. Per noi il Cristo è risorto. Siamo coscienti di portare l’atto di redenzione del Signore nelle nostre anime, nei nostri cuori. Esso ha come simbolo la croce senza corpo. Per noi, la croce della resurrezione è, allo stesso tempo, ciò che ci indica la via che conduce all’eterno Essere.
Il corpo viene rappresentato sotto diversi aspetti. Se noi crediamo che il corpo, l’immagine, sia stato una volta Gesù, porteremo l’immagine di questo corpo impressa nella nostra anima. Quando, dopo la morte del nostro corpo, andremo come anima nell’aldilà, si presenterà l’immagine, il corpo. Ci sarà quindi difficile allontanare dalla nostra anima questa immagine che abbiamo continuamente adorato.
Può darsi che dovremo percorrere una via molto lunga fino a che diverremo coscienti che il Risorto è un Essere luminoso dell’eterno Essere e non il corpo che pende dalla croce.
Nel primo Comandamento si dice anche che non dovremmo farci un’immagine nemmeno di ciò che è sulla terra e nell’acqua sotto la terra. Possiamo comprendere questo, se sappiamo che tutto ciò che vediamo sulla terra non è la vera realtà. I nostri occhi fisici vedono l’involucro che porta in sé la vita, lo Spirito.
Gli animali, le piante, le pietre, tutto ciò che si trova sulla terra e nella terra, ciò che vediamo nell’acqua e che si trova sul fondo del mare, sono aspetti di Dio che, essendosi raddensati nella materia, hanno assunto una forma diversa da quella dell’eterno Essere. Dovremmo percepire nel nostro cuore il nostro prossimo più lontano, gli animali; dovremmo affermare e portare nel nostro cuore la natura nel suo insieme, come la grande luce della creazione di Dio. Sarebbe tuttavia errato presupporre che le forme di vita terrestri – ad esempio la forma e l’aspetto di un fiore, di un animale – corrispondano alla forza creatrice di Dio in cielo. Nel fiore, nell’animale si trova l’essenza della vita, si trova Dio. La forma esteriore è l’involucro materiale.
I regni della natura sono aspetti di Dio che hanno assunto forma. Ciò che vediamo sulla terra non è quindi la creazione originaria, bensì solo un riflesso di ciò che Dio ha creato nella creazione pura. Per questo non dovremmo farci alcuna immagine di essa e pensare che in cielo questa forma sia uguale.
Nella Bibbia intitolata “La Buona Novella”*, il primo Comandamento è formulato un po’ diversamente: “Io sono il Signore, tuo Dio. Oltre a Me non ci sono per te altri dei. Non farti alcuna immagine di Dio. Non farti nemmeno alcuna immagine di ciò che si trova in cielo, sulla terra o nel mare”.
Quindi la verità non è la lettera, bensì il senso. Per questo, per noi cristiani delle origini è importante afferrare il senso, adempiendo giorno per giorno i Comandamenti e il Discorso della Montagna.
I Dieci Comandamenti
»La lettera diviene viva, soltanto quando l'uomo comincia a mettere in pratica i Suoi comandamenti. In questo modo matura a poco a poco nella Legge dell'amore che tutto comprende e della vita. Solo chi adempie i Comandamenti con il cuore e nello spirito dell'amore, diviene la Legge che tutto comprende e così giungerà alla verità che è insita nel profondo dell'anima di ogni uomo.« tratto dal libro »Questa è la mia Parola«
Questo testo è reperibile anche in forma di libro: »I Dieci Comandamenti« Potete ordinare il libro a questo sito: www.libri-vita-universale.com
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