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I cristiani delle origini vivevano
secondo l’insegnamento di Gesù di Nazaret
e seguendo il Suo esempio.
Il tragico sviluppo verso
una religione del culto pagana e dittatoriale,
ossia la chiesa cattolica


Contenuto di questa pagina:

Prefazione

I cristiani delle origini vivevano secondo l'insegnamento
di Gesù di Nazaret e seguendo il Suo esempio.
Il tragico sviluppo verso una religione del culto pagana
e dittatoriale, ossia la chiesa cattolica

Compiti carismatici di alcuni cristiani delle origini
nella comunità:
profeti, istruttori, guaritori;
essi vivevano ciò che insegnavano

Gli "amministratori" e i "sorveglianti"
che si assunsero compiti più esteriori,
allacciandosi a tradizioni pagane si impossessarono del potere e divennero vescovi e sacerdoti

Le comunità originarie vivevano in un ambiente
caratterizzato da culti pagani ed elementi di questi culti
si insinuarono sempre più nel cristianesimo originario

Il forte e determinante influsso esercitato da Paolo
contribuì in modo decisivo a far sì
che il cristianesimo originario
si allontanasse quasi completamente dalla sua origine,
dall'insegnamento di Gesù di Nazaret

Il cristianesimo delle origini venne fatto crollare
per mezzo di calunnie
diffuse volutamente dalla casta sacerdotale,
tramite istigazione, persecuzioni, torture e assassinii

A causa del potere dittatoriale e totalitario
esercitato dai vescovi il cristianesimo originario
venne invertito nei suoi principi

L'imperatore Costantino elesse a religione di stato
la chiesa che era ormai divenuta completamente pagana

Ancor oggi esiste una chiesa di stato ...

Prefazione

Riportiamo qui di seguito il contenuto della quarta parte delle tavole rotonde della serie „Chi siede sul Trono di Pietro? - Solo per persone perspicaci e analitiche".

I cristiani delle origini erano seguaci di Gesù, il Cristo.
Essi accolsero il Suo insegnamento semplice
nel loro modo di pensare e di vivere

Il cristianesimo delle origini sorse dalla cerchia di apostoli e discepoli che Gesù di Nazaret aveva raccolto attorno a sé. Si formarono così comunità originarie - senza sacerdoti e senza gerarchie. Tra i cristiani delle origini non c'erano singole persone che decidevano cosa fare, né tanto meno una specie di papa che dicesse che cos'era giusto fare. Si trattava piuttosto di un'unione libera di comunità autonome. I membri delle comunità originarie condividevano ogni cosa. Esiste addirittura un passo nel Nuovo Testamento che descrive come ciò avvenisse: "La comunità dei fedeli era un cuore e un'anima. Nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune." (Ap 4,32)
E' solo una frase, tuttavia da essa si può dedurre come vivevano i cristiani delle origini. Erano tutti alla pari, anche le donne. Ognuno viveva del lavoro delle proprie mani. Si viveva in comunità di vita e di lavoro, in parte anche in gruppi di diverse case dove si produceva il necessario per vivere, cercando sempre di dare qualcosa anche ai poveri.
L'aspetto più importante è che i cristiani delle origini di allora erano seguaci di Gesù, il Cristo, perché essi avevano integrato nei loro pensieri e nella loro vita gli insegnamenti di questo grande Spirito che è il nostro Redentore.
Non erano ancora perfetti, ma erano sulla via verso la perfezione, per mettere in pratica nella vita quotidiana ciò che Gesù di Nazaret aveva insegnato. Non tenevano neanche una cena rituale, ma consumavano insieme il loro pasto commemorando Gesù di Nazaret che aveva portato loro questi insegnamenti. Mentre mangiavano, prendevano coscienza del fatto che nel cibo si trova lo Spirito di Dio. Avevano rispetto per la vita che è in ogni cosa. Non celebravano nemmeno un battesimo rituale, ma accoglievano semplicemente le persone nella loro cerchia. Era tutto molto più semplice e più geniale di ciò che la chiesa ne fece in seguito.
Come si comportavano i cristiani delle origini di allora nei confronti della madre-terra, delle piante e degli animali? Sappiamo che Giacomo, fratello di Gesù, che fu la prima guida della comunità originaria di Gerusalemme, era vegetariano. Ciò è storicamente comprovato. Esistono inoltre passi contenuti nelle lettere dei primi cristiani che dimostrano che non mangiavano carne. Si può affermare con certezza che la maggior parte dei membri delle comunità originarie non mangiava carne.
Per esempio, in una lettera di un cristiano delle origini di allora, Minuzio Felice, si legge che nel corso di un colloquio con Ottavio affermò: " ... abbiamo così orrore del sangue umano che nei nostri cibi non conosciamo nemmeno il sangue degli animali che si possono mangiare."*
Quindi, per i cristiani delle origini il quinto Comandamento - "Non uccidere" - valeva non solo riguardo agli uomini, ma anche per quanto riguarda gli animali. Ciò è stato confermato da Karl-Heinz Deschner nel suo libro "E il gallo cantò ancora", dove leggiamo che "gli Ebioniti, che erano seguaci della comunità originaria che furono ben presto considerati eretici e che non consideravano la morte di Gesù come sacrificio espiatorio, avevano come elementi della cena il pane e il sale e questa fu addirittura considerata la forma più antica dell'Eucarestia."
Di Giacomo - che era il primo responsabile della comunità di Gerusalemme - fu tramandato che: "Non consumava né vino né bevande alcoliche e nemmeno mangiava carne."** Nelle traduzioni viene inoltre più volte sottolineato che  " ... non indossava tuniche di lana, ma di lino". ** Ciò significa che era contrario allo sfruttamento degli animali.
Negli scritti apocrifi - "apocrifi" significa che questi scritti non sono stati integrati nella Bibbia - si trovano molti passi che indicano che gli apostoli erano vegetariani. Per esempio, si dice di Pietro: "Io vivo di pane e olive, a cui raramente accompagno una verdura."* Oppure di Matteo: "Matteo visse di semi, di frutti degli alberi e verdure, senza carne.**" Di Giovanni è stato tramandato: "Giovanni non ha mai toccato carne."***
Anche i Padri della Chiesa testimoniarono che nel cristianesimo delle origini non si faceva uso di carne. Ad esempio, Giovanni Crisostomo disse: "Da loro non scorrono rigagnoli di sangue, non viene macellata e fatta a pezzi alcuna carne ... Da loro non si effondono gli odori terribili di pietanze a base di carne ... non si sentono schiamazzi e rumori forti. Si cibano solo di pane, che si guadagnano col loro lavoro e di acqua fornita da una sorgente pura. Se desiderano un pasto succulento, le loro leccornie consistono di frutta, e mangiandola gioiscono più che alla tavola imbandita di un re."****
A ciò si aggiunge anche che nessun cacciatore e nessun soldato potevano entrare a far parte della comunità originaria. Prima dovevano rinunciare al loro lavoro. Infatti i cristiani delle origini sapevano che uccidere uomini e animali è contro le Leggi di Dio e rispettavano queste leggi. Tutti i cristiani delle origini vivevano del lavoro delle proprie mani e nel regolamento della comunità si legge: "Se qualcuno non sa fare alcun lavoro artigianale, fate in modo che tra di voi non ci sia un cristiano che non sia attivo. Ma se non vuole operare in tal senso, vuole dire che è qualcuno che vuol fare affari con il suo cristianesimo.***** Fate attenzione a queste persone." Da ciò si può dedurre che anche nelle comunità originarie non c'erano neanche sacerdoti.
Dal regolamento della comunità di allora si può dedurre che molte professioni non corrispondono all'immagine cristiana: "Le attività professionali e i lavori di coloro che dovrebbero essere accolti nella comunità devono essere esaminati ... chi è scultore o pittore dovrebbe essere informato di non dipingere immagini di idoli; dovrà rinunciare a questa attività o essere rifiutato ... I conduttori di carri, i lottatori competitivi, i lottatori da circo o i loro istruttori oppure coloro che lottano contro gli animali, i cacciatori o gli aiutanti ufficiali di coloro che praticano giochi combattivi dovranno lasciare queste attività oppure essere allontanati. I sacerdoti o le guardie addette al culto di idoli dovranno rinunciare a tutto ciò o essere rifiutati. Ai dipendenti di strutture militari, in qualità di gendarmi, è vietato uccidere. Se viene loro comandato dai loro superiori di uccidere non devono accettare .... Se non seguono queste istruzioni devono essere allontanati. Un governatore o un sindaco, vestiti con la dignità della porpora e amministratori della giustizia dovranno rinunciare a questo compito o essere rifiutati."*
Tutte queste cose dimostrano che i cristiani delle origini prendevano sul serio i Comandamenti divini e si attenevano ad essi.

 

Compiti carismatici di alcuni cristiani delle origini nella comunità:
profeti, istruttori, guaritori;
essi vivevano ciò che insegnavano

Come avveniva il collegamento di queste comunità originarie con il mondo divino, dal momento che non esistevano "intermediari" di Dio, vale a dire sacerdoti o simili?

Nel Nuovo Testamento, nella seconda lettera di Pietro, si trova un passo che lo descrive chiaramente. Vi si legge: "E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei nostri cuori." (2 Pietro, 1,19)

Tra i primi cristiani esisteva quindi ancora la parola profetica: tramite uomini e donne illuminati Dio parlava ai primi cristiani e anche a tutti coloro che volevano ascoltare la parola profetica, come parlò agli Israeliti nella Vecchia Alleanza tramite i grandi profeti.

Ciò risulta anche da un altro passo nella prima lettera ai Corinzi, cap. 12, 28 dove si legge: "Alcuni, perciò, Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri. Poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigione, i doni di assistenza e di governare."

Vediamo, quindi, che nelle prime comunità c'erano determinati compiti: da un lato c'erano i guaritori, che non erano loro stessi a guarire i bisognosi, bensì rafforzavano in essi le forze di autoguarigione con la loro preghiera. Si trattava di una guarigione tramite la preghiera e la fede, e in fondo tramite la forza di Dio. C'erano inoltre gli insegnanti che trasmettevano ciò che era stato portato da Gesù di Nazaret e c'erano i profeti.

Questi compiti nella comunità non venivano eseguiti con autorità, ma erano basati sul carisma di una persona, ossia sulla sua irradiazione. Le persone che esercitavano questi compiti venivano misurate, per vedere se mettevano in pratica nella loro vita quotidiana e nel loro comportamento ciò che insegnavano. Se non era così, dimostravano di non essere all'altezza del loro compito.

 

Gli "amministratori" e i "sorveglianti"
che si assunsero compiti più esteriori,
allacciandosi a tradizioni pagane
si impossessarono del potere
e divennero vescovi e sacerdoti

C'erano inoltre gli amministratori che gestivano le riserve della comunità, coloro che amministravano la cassa o tenevano in ordine le cose. Questi "amministratori" vennero in seguito chiamati "episkopoi", che significa sorveglianti. Da ciò è derivata, più tardi, la parola vescovo e furono proprio i vescovi ad appropriarsi in seguito del potere. Esistevano inoltre gli anziani, ossia "presbyteroi", da cui è derivata la definizione di "sacerdoti". Vediamo quindi che coloro che si occupavano soprattutto di compiti esteriori, ossia i futuri sacerdoti e vescovi, assunsero il potere, mentre gli altri tre compiti - profeti, insegnanti e guaritori - che quali compiti carismatici erano spiritualmente più importanti per la vita della comunità, vennero gettati fuori dal nido come fa il cuculo con le uova degli altri uccelli.

Come mai i cosiddetti anziani si sono improvvisamente posti al di sopra degli altri, divenendo sacerdoti? Chi lo ha suggerito?

Nel 117 dopo Cristo, un certo Ignazio di Antiochia disse: "Seguite tutti il vescovo come Gesù Cristo ... e il presbyterium (sacerdoti) come gli apostoli."* E più avanti si disse: "Lasciate che - i vescovi - siano i vostri padroni e considerateli come i vostri re. Portate loro il vostro tributo come a un re, poiché essi e coloro che sono insieme a loro dovranno essere mantenuti da voi."**

La definizione di "vescovi" non fu inventata nelle comunità originarie, ma era già una definizione per sacerdoti o sorveglianti presente nei culti pagani che esistevano nell'ambiente intorno al cristianesimo originario. Era una definizione equivalente a preti o sorveglianti. Nel libro di Karl-Heinz Deschner "E il gallo cantò ancora", leggiamo a pag. 226 e ss.: "Vescovi si chiamavano gli dei, come sorveglianti sulle buone e cattive azioni degli uomini nelle opere di Omero, Eschilo, Sofocle e Pindaro ... Platone e Plutarco usarono questa definizione anche per gli educatori. Anche alcuni filosofi ambulanti venivano chiamati così. Tuttavia, già nel secondo secolo prima di Cristo c'era il personale addetto ai culti che veniva chiamato "vescovi". Secondo il teologo Schneider, il concetto cristiano di vescovo si differenzia dalle analogie pagane soltanto perché il vescovo cristiano ha anche un potere dittatoriale."

Ciò significa che i vescovi che assunsero poi il potere nel cristianesimo originario reagirono in modo peggiore ed esercitarono un potere dittatoriale più rigido di quello presente nei culti pagani. Tuttavia si sono riallacciati a questi culti pagani.

 

Le comunità originarie vivevano in un ambiente
caratterizzato da culti pagani
ed elementi di questi culti si insinuarono
sempre più nel cristianesimo originario

Nei culti pagani esistevano sacerdoti e vescovi. C'era addirittura un papa. La parola "papa" è l'abbreviazione di "pater patrum", ossia "il padre di tutti i padri" ed era il papa, ossia l'autorità più elevata del culto di Mitra. Tutta la gerarchia che ritroviamo oggi nella chiesa cattolica deriva quindi da questi culti pagani.

Chi approfondisce la storia dei cristiani delle origini dei primi anni dopo Gesù di Nazareth, constaterà che in tutto il loro ambiente esistevano culti. Non solo il culto tradizionale ebraico, ma anche per esempio il culto di Mitra, i cui seguaci curavano il culto dei sepolcri. Tutte le consacrazioni partivano dai sepolcri, un po' come avviene oggi nella fede cattolica, dove il successore di Pietro riceve il suo incarico dalla tomba di Pietro. Avevano il culto dei morti e sacrificavano animali. Tutto ciò lasciò il suo segno nell'ambiente del primo cristianesimo. Da tutto ciò sono certamente derivati questi ed altri contenuti che si sono inseriti nel cristianesimo originario. Tutte queste cose non furono comunque insegnate da Gesù.

 

Il forte e determinante influsso esercitato da Paolo
contribuì in modo decisivo a far sì
che il cristianesimo originario
si allontanasse quasi completamente dalla sua origine,
dall'insegnamento di Gesù di Nazaret

 

In tutto ciò ebbe un ruolo molto determinante anche Paolo, che era impregnato della fede romana politeista; egli proveniva dal paganesimo e non aveva vissuto con Gesù di Nazaret in prima persona. Paolo, che non conosceva il cristianesimo delle origini fin dal principio, vi fece affluire in modo dominante i propri concetti: da un lato vi portò un modo di pensare in termini di autorità, dall'altro pose la donna in una posizione secondaria, cosa che non si riscontrava affatto nel cristianesimo delle origini, dove molte donne esercitavano anche il compito della profezia. E tra coloro che seguivano Gesù di Nazaret e lo accompagnavano nei Suoi viaggi c'erano sempre molte donne. Paolo non ha tolto al cristianesimo delle origini soltanto questi due aspetti, ma anche molti altri, aggiungendovi al loro posto i propri concetti pagani.

E' possibile che Paolo abbia immesso nell'insegnamento cristiano molti più aspetti pagani di quanto non si pensi. Nella seconda lettera a Timoteo, si legge, per esempio: "Cerca di venire presto da me ... Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. Venendo ...portami anche i libri, soprattutto le pergamene." (2 Tim 4, 9-11) Ciò significa che Paolo era in contatto con Marco, che scrisse il vangelo secondo Marco, e con Luca, che ha scritto il vangelo secondo Luca.

Un altro passo ci svela ulteriori aspetti: esiste un Canone Muratori del 1740 che si basa su un documento dell'anno 200 e risale quindi ad uno dei più antichi documenti del tempo. Lì si dice che Paolo avrebbe chiamato a sé un dottore della Legge - o secondo un'altra traduzione un dottore degli scritti. Si trattava di un medico di nome Luca. La citazione dice: "Questo medico Luca scrisse il Vangelo dopo l'ascensione al cielo del Cristo, dopo che Paolo lo ebbe portato con sé come persona istruita nella scienza, e lo scrisse sotto il proprio nome, ma secondo le idee di Paolo ... Anch'egli quindi non vide mai il Signore quand'era nella carne".

Pertanto, né Paolo, né Luca avevano conosciuto Gesù quand'era in vita, ma scrissero un vangelo e, secondo quanto viene qui riportato, lo fecero insieme. E' quindi possibile che Paolo abbia esercitato un influsso molto più forte di quello che si è pensato fino ad ora.

 

Come mai Paolo riuscì ad assumere una posizione di dominio nel cristianesimo delle origini?

Paolo era una persona che aveva una certa ammirazione per il cristianesimo delle origini, con il quale era entrato in contatto. Tuttavia aveva ancora molte idee dettate dalla sete di potere. In alcuni punti Paolo nella propria vita non si comportò come aveva insegnato Gesù, per esempio quando Gesù disse: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc 9,35). Paolo, che non aveva vissuto l'esempio dato da Gesù di Nazaret, aveva invece in sé aspetti di dominio e scrisse quindi in una delle sue lettere: "se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!" (Gal 1,8) Da ciò risulta che le sue idee erano minacciose per le persone che la pensavano in modo diverso. Questi suoi concetti si sono poi collegati a idee e culti provenienti dall'ambiente pagano e in tal modo sorse qualche cosa che non aveva più nulla a che fare con il vero cristianesimo. La sete di potere e un modo di pensare gerarchico esteriore confluirono a poco l'una nell'altro e dal cristianesimo originario nacque così una chiesa.

 

Si dice che Paolo abbia avuto una visione, che abbia ricevuto le parole del Signore. Il Cristo gli sarebbe apparso e gli avrebbe detto: "Io sono Gesù che tu perseguiti" (Ap 9,5) Dopo aver avuto questa apparizione, Saulo avrebbe smesso di perseguitare Gesù e sarebbe divenuto Suo seguace. Questo è ciò che ci è stato tramandato.

Anche se Paolo smise veramente di perseguitare Gesù, ciò non significa che abbia rinunciato alla propria pretesa di potere, che si sia confrontato con l'insegnamento di Gesù e abbia accolto in se stesso l'insegnamento del Signore. Paolo entrò quindi a far parte del cristianesimo originario con la pretesa che, dal momento che aveva sentito il Signore, tutto avrebbe dovuto essere come lui si aspettava. E così vi introdusse i suoi precetti.

 

Come abbiamo già detto, Gesù di Nazaret rifiutò espressamente il concetto di sacrificio come un sacrificio cruento. Paolo invece lo riprese dal paganesimo e lo inserì nel cristianesimo originario. Pertanto, fu lui a dare vita al pensiero secondo il quale Gesù di Nazaret sarebbe stato sacrificato in modo cruento per riconciliare Dio con l'umanità - un pensiero che era totalmente estraneo a Gesù di Nazaret e che è stato portato da Paolo.

 

In tal modo egli si riallaccia ai culti cruenti di cui abbiamo già parlato e in merito ai quali il noto storico Karl-Heinz Deschner scrisse: "Paolo predica in continuazione la riconciliazione e la redenzione, l'espiazione tramite il Suo sangue della redenzione, tramite il Suo sangue della riappacificazione, tramite il Suo sangue versato sulla croce."*

 

La seconda falsificazione apportata da Paolo all'insegnamento di Gesù di Nazaret, forse ancora più grave della prima, consiste nel fatto che egli disse a senso: ciò che conta è che crediate in Dio e in Cristo, Suo figlio; le opere come seguaci del Nazareno non sono molto importanti. Egli insegnò: "Noi riteniamo, infatti che l'uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge." Così sta scritto nella lettera ai Romani 3, 28.

Tutto ciò è in netta contraddizione con diverse affermazioni fatte da Giacomo, che viene chiamato il "servo di Dio e di Gesù Cristo, il Signore" e che, dopo la resurrezione di Gesù, fece parte della cerchia interna della comunità originaria di Gerusalemme. Egli disse: "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?" E inoltre: " ... così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa." E ancora. "Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore?" E: "Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede." E inoltre: "Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta". (Gc 2,14; 17; 20; 24; 26)

 

E che cosa disse Gesù stesso? Citiamo dalla Bibbia, dal Vangelo di Matteo:

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande." (Mt 7, 24-27)

 

Paolo ha falsificato l'insegnamento di Gesù anche in altri punti. Ha adattato totalmente il cristianesimo ai concetti dell'impero romano, affermando che il cristiano dovrebbe ubbidire all'autorità di questo mondo, dato che essa è stata impiegata e ordinata da Dio ed è la sua serva e che, quindi, compie giustizia anche con la spada. Ciò è scritto nella lettera ai Romani. (Rm 13, 1-4) Si tratta di un insegnamento che ebbe effetti devastanti nei successivi 2000 anni. Gesù disse invece: "Dai a Cesare ciò che spetta a Cesare e a Dio ciò che spetta a Dio" (Mt 22, 21) e in un altro punto, addirittura: "Bisogna ubbidire più a Dio che agli uomini." (At 5,29) Naturalmente, la Chiesa ha ripreso ben volentieri le parole di Paolo per giustificare la pena di morte o le guerre, per le quali essa ha benedetto spesso le armi.

Un altro punto altrettanto importante è che sembra che Paolo avesse molte difficoltà ad accettare il vegetarianesimo, poiché egli disse: "Tutto ciò che è in vendita sul mercato della carne mangiatelo pure, senza indagare per motivi di coscienza." ( 1 cor 10,25) Naturalmente anche questo ha avuto conseguenze devastanti fino ad oggi, dato che miliardi di animali vengono macellati perché nella Bibbia sta scritta questa frase. Invece sappiamo e abbiamo spiegato che i primi cristiani erano vegetariani. Quindi, queste affermazioni fatte da Paolo sono nettamente in contraddizione con ciò che insegnò Gesù di Nazaret e anche con ciò che i cristiani delle origini si sono impegnati seriamente a vivere.

Il cristianesimo delle origini venne fatto crollare
per mezzo di calunnie diffuse volutamente
dalla casta sacerdotale,
tramite istigazione, persecuzioni, torture e assassinii

Quindi Paolo parlò contro Gesù. Nei cristiani delle origini di quel tempo era vivo il pensiero di Gesù. Essi volevano rendere onore a Gesù, mettendo in pratica passo per passo i Suoi insegnamenti. Come mai Paolo riuscì a prendere piede nelle comunità originarie con le sue superstizioni, l'idolatria e le sue aspirazioni al potere?

Da un lato Paolo fondò molte nuove comunità che avevano poco contatto con le altre comunità originarie a Gerusalemme e in Palestina; di conseguenza i suoi concetti poterono probabilmente diffondersi senza molti ostacoli in queste comunità. D'altro lato il primo cristianesimo fu indebolito anche da molti fattori esteriori. Fin dall'inizio vennero diffuse calunnie secondo le quali i cristiani delle origini avrebbero ucciso bambini, avrebbero festeggiato orge sessuali e altre cose del genere. Si diffusero volutamente dicerie su di loro e vennero usati come capri espiatori. Dopo un certo periodo gli imperatori romani ne trassero le conseguenze e cominciarono a perseguitare i cristiani. I primi a cadere vittime di queste persecuzioni furono i migliori delle comunità originarie, ossia le persone più sicure e che avevano più chiarezza. Dopo queste persecuzioni, arrivarono continuamente nuove persone dall'esterno che si unirono ai cristiani delle origini e riportarono le loro idee in merito ai riti pagani. Ci fu quindi una pressione sia dall'interno che dall'esterno e con il tempo il cristianesimo originario ne venne indebolito.

 

Sarebbe interessante esaminare chi ha propagato queste calunnie. Chi ha dato l'ordine di perseguitare i cristiani delle origini?

Dal Nuovo Testamento risulta chiaramente che già Gesù di Nazaret venne calunniato ed accusato da parte della casta sacerdotale di allora, che disse a senso di Lui: "E' un figlio del diavolo", e "insegna un Dio falso". Lo considerarono un settario e coloro che Lo seguirono erano la "setta del Nazareno". Conosciamo questa definizione dagli atti degli apostoli. In seguito, nel periodo dell'impero romano, furono ancora una volta i sacerdoti a diffondere queste diffamazioni, in complicità con le istanze statali. La persecuzione dei primi veri cristiani venne eseguita dall'amministrazione imperiale che era complice di coloro che diffondevano le dicerie e le calunnie da parte della casta sacerdotale. Lo Stato e la casta sacerdotale operarono quindi già allora insieme contro i cristiani delle origini.

Esiste addirittura un passo tramandato dalle lettere del cristianesimo originario negli anni dal 50 al 130 di Giustino il martire che accusa i sacerdoti di Gerusalemme dicendo: "Avete nominato uomini scelti di Gerusalemme, li avete inviati in tutto il mondo per annunciare che il cristianesimo sarebbe una setta priva di Dio, per farci accusare, tanto che molti ci accusano senza nemmeno conoscerci."*

"Che non ci conoscono nemmeno" significa che arrivarono in città degli stranieri, andarono dalle autorità, dai governatori romani, e dissero: "C'è una setta, dovete stare attenti." I sacerdoti inviarono quindi i loro incaricati ovunque esistessero delle comunità originarie, per calunniare i cristiani delle origini dicendo: "Fate attenzione, è una setta!" Secondo la legge romana, la legge delle dodici tavole, non si poteva introdurre un nuovo Dio, a meno che l'imperatore non fosse d'accordo. Dato che a quel tempo il Dio cristiano non era ancora stato accettato dall'imperatore, chiunque affermasse davanti ad un tribunale di essere cristiano era già condannato a morte. I calunniatori riuscirono a fare in modo che i più forti, coloro che sostenevano le comunità, venissero imprigionati, torturati e uccisi ovunque.

Leggendo la lettera di Giustino, il martire, riconosciamo determinate cose: per esempio che esistevano già allora degli incaricati per le sette. Questo compito è rimasto fino ad oggi ed è quindi antico di 1900 anni.

 

A causa del potere dittatoriale e totalitario
esercitato dai vescovi il cristianesimo originario
venne invertito nei suoi principi

Il cristianesimo originario venne quindi distrutto diffondendo dicerie, tramite l'istigazione, la persecuzione e certamente anche con l'assassinio ed altre cose del genere. Come fu quindi possibile che i vescovi si mettessero in primo piano? Come si giunse ad un'istituzione?

I vescovi avevano in mano il potere, amministravano il denaro e, naturalmente, davano il denaro soltanto a coloro che erano loro succubi. In tal modo rafforzarono la loro posizione di potere. Essi cercarono inoltre di accogliere molti nuovi membri nella comunità, perché un maggior numero di membri significava maggiori entrate e più entrate significavano più potere. Per poter accogliere altri membri fecero continuamente compromessi in merito all'insegnamento. Andarono incontro allo spirito del tempo di allora, ossia al culto dei misteri pagani, facendo in modo che la fede insegnata nelle comunità del cristianesimo originario di allora andasse ampiamente incontro alla comodità degli uomini. Di questo faceva parte la figura di un Dio che perdona tutti i peccati già con la sola fede. Si trattava di un concetto che era già presente nel paganesimo e che fu ripreso da Paolo e, in seguito, anche da Lutero.

I vescovi comandarono anche che, dopo le persecuzioni dei cristiani, tutti coloro che avevano accettato di sottomettersi all'imperatore e si erano quindi allontanati dal cristianesimo originario, venissero accolti di nuovo al più presto nelle comunità originarie. I vescovi annacquarono quindi tutto in ogni senso e cercarono in ogni modo di far sì che le comunità si adattassero al potere di stato romano. Ciò è dimostrato, per esempio, dal fatto che, nel periodo successivo, alle donne fu proibito di assumere funzioni di guida, così come ciò non poteva avvenire all'interno dello stato romano. Nelle comunità originarie, invece, le donne erano state spesso alla guida delle comunità composte da diverse famiglie. Anche in questo caso i vescovi hanno capovolto quello che era proprio del cristianesimo originario.

 

La comunità originaria più ricca era quella di Roma. Dalle lettere del cristianesimo originario risulta chiaramente che quando la comunità si riuniva per un incontro, la cosa più importante era: come aiutiamo i sofferenti e i poveri? E' una cosa che tocca molto quando la si legge. Per esempio, i cristiani delle origini dovevano sapere dove abitavano le singole persone, chi era povero, dove c'era una vedova. Dovevano conoscere bene tutto il loro quartiere per poter aiutare tutti coloro che ne avevano bisogno. Tutti i cristiani delle origini lavoravano, senza alcuna eccezione, per poter sostenere ed aiutare questi poveri. La sola comunità di Roma si occupava ogni giorno di 1500 bisognosi. I cristiani delle origini di Roma sostenevano anche le comunità più povere come Gerusalemme o nell'Asia Minore, che non disponevano di molti mezzi. In questo modo Roma raggiunse una certa posizione, dato che vi erano più cittadini ricchi che, con il passare del tempo, divennero presuntuosi. Già nell'anno 190, il vescovo romano - che quindi si definiva già "vescovo" - escluse dalla comunità ecclesiale tutti coloro che si rifiutavano di accettare l'usanza romana della Pasqua, che era un'usanza pagana. Anche se ciò non interessò ai cristiani delle origini che si trovavano in Asia Minore, in questo evento si profila già lo sviluppo successivo: da Roma si cominciò a dirigere le cose, a porre ultimatum e ad introdurre elementi di cui Gesù non aveva mai parlato.

 

Ci vollero ancora alcuni secoli prima che Roma diventasse effettivamente la potenza dominante - per lo meno per quanto riguarda la chiesa occidentale. Per l'Oriente, per la chiesa ortodossa, Roma non è la capitale nemmeno oggi. Tuttavia già a quel tempo Roma mostrò già la pretesa di essere "al primo posto".

 

In seguito il vescovo Vittorio I° scomunicò l'intera Chiesa dell'Asia Minore. Il processo con il quale i sacerdoti pagani presero piede con le loro idee e con i loro riti ebbe inizio già nel secondo secolo dopo Cristo. Già allora si cominciò ad introdurre i sacramenti. C'era un altare e dopo un certo periodo fu introdotta una sedia destinata soltanto al vescovo, che divenne infine un trono.

Nel terzo secolo vennero introdotte le vesti particolari per i sacerdoti; prima questa cosa non esisteva, ma fu introdotta soltanto successivamente. Si fecero processioni e pellegrinaggi come nei culti pagani, si cominciò ad adorare i santi. E' vero che Gesù portò le beatitudini, ma negli insegnamenti di Gesù, il Cristo, non c'era posto per i "santi". Infatti, a che cosa sarebbero serviti? Ogni uomo aveva infatti - ed ha! - la possibilità di trovare Dio dentro di sé e per questo non ha bisogno di "santi", di mediatori in cielo. Si introdussero inoltre festività che combaciavano fin nel dettaglio con le festività del paganesimo. Molte feste importanti per la chiesa ancor oggi erano feste pagane. Per esempio, Natale, il 24 dicembre, era la festa del massimo Dio del sole: "Sol invictus", il sole che non è mai stato sconfitto. Oppure il 15 agosto, l'assunzione di Maria, era una festa importante della dea Diana, che era una grande madre di Dio pagana.

Questo processo ebbe quindi inizio già molto presto e nel corso dei due secoli successivi si fece in modo che l'insegnamento originario di Gesù di Nazaret, ossia l'insegnamento del cristianesimo originario, divenisse di fatto una religione pagana. Quando salì al trono l'imperatore Costantino (che fu imperatore romano dal 285 al 337), egli portò a termine la cosa, dichiarando definitivamente la chiesa come religione di stato.

E la chiesa, che allora era già divenuta ampiamente pagana, passò di buon grado su questa linea. Lo vediamo, per esempio, dal rapporto verso la guerra e la violenza. Nel libro "E il gallo cantò ancora" di Karl-Heinz Deschner , a pag. 507, leggiamo che "nel 313 Costantino concesse ai cristiani la completa libertà di religione. Nel 314, il sinodo di Arelate decise di scomunicare i soldati disertori. Chi gettava via le armi veniva escluso, mentre prima veniva escluso chi non gettava via le armi."

 

L'imperatore Costantino elesse a religione di stato
la chiesa che era ormai divenuta completamente pagana

Nel periodo di Costantino esistevano due religioni che erano altrettanto forti: il cristianesimo e il culto di Mitra. Quest'ultimo possedeva già 800 chiese a Roma. Se si osservano queste chiese, si nota che anch'esse hanno una navata centrale, a destra e sinistra i banchi, davanti un altare con gli scalini e una volta - quindi hanno lo stesso aspetto di una semplice chiesa cattolica.

Osservando il culto di Mitra si riconoscono subito le radici del cattolicesimo. Si potrebbe quasi dire che la chiesa cattolica è nata non tanto dal cristianesimo originario, quanto da questo culto pagano. Dal cristianesimo originario sono stati ripresi al massimo il nome e i vangeli. Anche nel culto di Mitra esistevano sette sacramenti. E perfino la parola "sacramento" veniva utilizzata nello stesso culto di Mitra.

Il culto di Mitra è uno tra i tanti culti pagani che venivano praticati a quel tempo nell'Impero Romano. Probabilmente fu introdotto a Roma dai soldati romani che erano stati a Babilonia.

In un libro di Johannes Leipold, dal titolo "Ambiente del cristianesimo originario" leggiamo che "Mitra era un antico dio iraniano del cielo e della luce che veniva adorato nell'Avesta come protettore dei contratti e della fedeltà ai contratti. A partire all'incirca dal 400 a.C. venne raffigurato su tutte le insegne della casa regale."

Si tratta, quindi, di un antico insegnamento dei cieli, un insegnamento del Dio della luce, secondo il quale esso porterebbe la redenzione. La fede in Mitra provenne da Babilonia ed era caratterizzata da elementi astrologici e da ogni tipo di influssi legati a culti. Maghi influenti ne erano i più impegnati missionari. Se si osservano questi maghi, con le loro vesti, come siedono sul trono, si nota che è esattamente come siedono oggi sul trono il papa, i vescovi o i cardinali. È inoltre interessante constatare che essi avevano già una gerarchia con sacerdoti di diversi livelli, come avviene oggi nel cattolicesimo.

Dal libro "Ambiente del cristianesimo originario" possiamo dedurre a senso che, nonostante esistessero diversi scritti, un fatto comune a tutti era che ad ogni livello corrispondeva un determinato costume o un rispettivo simbolo che veniva conferito in modo solenne. Ogni carica spirituale era quindi indelebilmente collegata a determinate insegne, vesti e simboli. Si sa inoltre che nel culto di Mitra esistevano il battesimo, la comunione, la cresima e un sacramento della penitenza. E anche tutto ciò ci ricorda qualcosa. Gesù non ha mai istituito o voluto nulla del genere e nemmeno i cristiani delle origini. Nel culto di Mitra si festeggiava una cena, ma non come quella tenuta dai cristiani delle origini, bensì una mensa rituale, come quella celebrata oggi dalla chiesa cattolica. In questi riti simili ad una cena comparivano anche dei sacerdoti.

Riportiamo ancora da libro sopraccitato: "Il sacerdote pronunciava parole di benedizione e aggiungeva: 'Hai salvato gli uomini versando il sangue eterno'." Il sangue del toro, il pasto del culto, prometteva quindi agli eletti un'esistenza celeste e la resurrezione. Anche in questo caso si ripresenta il sacrificio di animali proveniente dai culti sacerdotali pagani e si può riconoscere che il sacrificio di sangue ripreso dalla chiesa cattolica ha le proprie radici nel culto di Mitra. In esso si credeva per esempio nella resurrezione della carne, di cui Gesù non ha mai parlato, ma che viene insegnata oggi dalla chiesa cattolica. In questo culto pagano erano presenti anche il "giorno del giudizio" e molti altri aspetti che sono oggi parte dei precetti della chiesa cattolica Leggendo tutte queste cose, una dopo l'altra, e osservandone le immagini, si riconosce in fondo il puro cattolicesimo.

Alcuni autori scrivono che Costantino volesse evitare le dispute che sarebbero potute sorgere dalla presenza contemporanea di due religioni e si decise quindi per il cristianesimo. I soldati e i numerosi impiegati di Stato portarono il culto di Mitra pagano in tutti i paesi e da lì lo reimpostarono, anche dalla Babilonia. Naturalmente i soldati e gli impiegati costituivano la base dell'impero. Tra i ricchi, ma anche tra gli strati più poveri della popolazione, il cristianesimo era tuttavia altrettanto diffuso. Entrambe le religioni erano quindi diffuse allo stesso modo e molti ricercatori affermano che Costantino volesse soltanto un'unica religione. Voleva pace nel suo regno. Come abbiamo già detto, portò a termine la cosa e fece in modo che restasse un'unica religione unitaria, un miscuglio. Poco tempo dopo, con il Concilio di Nicea nel 325, egli vietò il culto di Mitra: nel suo impero poté quindi esistere soltanto una religione.

Il Concilio di Nicea tenuto nel 325 fu decisivo per l'introduzione di questa religione unitaria come voleva l'imperatore Costantino. Infatti, a quel tempo nel cristianesimo originario, in gran parte già capovolto nei suoi principi, esisteva ancora una corrente che cercava di riallacciarsi al cristianesimo delle origini. Si trattava dei cosiddetti cristiani Ariani, che si rifacevano a Origene. Origene era un grande filosofo e studioso che visse nel terzo secolo e che, in quel periodo, aveva ancora combattuto contro le falsificazioni del cristianesimo delle origini, ad esempio anche contro la falsificazione della Bibbia. Aveva riconosciuto che qualcosa non andava e che il cristianesimo delle Origini era ben diverso. Nell'anno 250, Origene venne brutalmente torturato nell'ambito delle persecuzioni dei cristiani ai tempi dell'imperatore Decio e morì 4 anni più tardi per le conseguenze delle torture subite. Il suo insegnamento e i suoi pensieri avevano tuttavia continuato a diffondersi. Uno dei suoi seguaci fu Ario di Alessandria d'Egitto che fu un portavoce di questo insegnamento e che era contemporaneo di Costantino. Nel Concilio di Nicea - nel 325 - si giunse a una decisione decretata dall'Imperatore in merito ai cristiani delle origini, secondo cui non erano Ario e i suoi seguaci ad avere ragione, bensì la chiesa che egli aveva conosciuto a Roma.

In questi concili e sinodi il vegetarianesimo costituì spesso un fattore politico. Si legge, per esempio, che nel 314, nel sinodo di Ankara, venne rilasciato un decreto secondo il quale tutti i sacerdoti e diaconi vegetariani avrebbero dovuto essere esclusi. Letteralmente: "Si decise che coloro tra il clero - i preti e i diaconi - che rifiutavano di mangiare carne dovevano assaggiarla e, quindi, sconfiggere se stessi". Ciò significa che avrebbero dovuto sconfiggere il rifiuto di mangiare carne. "Ma se dimostravano ribrezzo e non volevano mangiare nemmeno la carne mescolata alla verdura, e quindi non ubbidivano alla regola, dovevano essere allontanati dalla loro carica."*

"Non ubbidire alla regola": quindi, mangiare carne era già divenuta una regola, una regola importante per poter essere sacerdoti nel cattolicesimo. Ciò lascia ancora più perplessi se si pensa che tutti i cristiani delle origini erano vegetariani. Per garantire che tutti i membri che venivano accolti nella chiesa cattolica mangiassero veramente carne, i nuovi accolti dovevano esprimere un anatema, ossia un anatema contro i Nazareni. Sembra incredibile, ma si tratta di una citazione comprovata. I nuovi accolti dovevano esprimere le seguenti parole: "Io maledico i Nazareni, i caparbi, che negano che Mosé abbia dato la legge dei sacrifici, che si astengano dal mangiare creature viventi ..."*

Vediamo, quindi, che nel quarto secolo hanno avuto luogo enormi lotte spirituali, lotte per stabilire in che cosa consistesse veramente l'insegnamento di Gesù di Nazaret, mentre la falsificazione di questo insegnamento era già molto, molto avanzata. Ciò risulta chiaramente dalle questioni teologiche che vennero trattate in questo Concilio.

 

Una delle questioni era anche quella riguardante il fatto se Gesù fosse il Figlio di Dio oppure Dio stesso. Atanasio, un Padre della chiesa, affermava che Gesù di Nazaret sarebbe stato un'incarnazione di Dio. Per un romano come Costantino era una cosa conosciuta, poiché i Romani conoscevano un unico Dio principale, Giove, ed eventualmente anche un'incarnazione di Dio. Per tale motivo, Costantino, nell'interesse dell'unificazione della sua religione di stato, si decise per la fede che Gesù di Nazaret, e rispettivamente il Cristo, sarebbe stato "Dio vero da Dio vero", come si recita ancora oggi nel Credo apostolico. Il suo avversario, Ario, era invece convinto, come credevano i Cristiani delle Origini, che Gesù di Nazaret fosse il Figlio di Dio, che era ricolmo di Dio, ma non identico a Dio. Ciò che Costantino affermò costituì un'impostazione importante che fu dettata da un imperatore romano e il risultato fa ancora oggi parte del Credo che viene recitato alla domenica nella chiesa cattolica romana.

 

I Cristiani delle Origini di oggi sanno, tramite la parola di Dio donata per mezzo della profezia per la nostra epoca, che Gesù di Nazaret venne su questa terra come Figlio di Dio per portare il Regno della Pace e che Egli era ricolmo dello Spirito di Suo Padre, di Dio.

 

Il cosiddetto cristianesimo degli Ariani perdurò ancora per secoli. Tuttavia, come si può dedurre per esempio dalle parole del Credo cattolico, la fede della chiesa cattolico-romana è tutt'oggi ancorata alla decisione presa dal Concilio e decretata da Costantino, secondo la quale il "Cristo sarebbe tutt'uno con Dio".

Forse la disputa su chi fosse veramente Gesù può sembrare un cavillo teologico. In realtà non si trattava di un cavillo, bensì del fatto che la chiesa voleva rendere il più possibile semplice la fede. Per lo spirito del tempo di allora, la tendenza proveniente dai culti pagani era quella di avere un solo Dio - un Dio che assolve da tutti i peccati se si fa tutto in modo giusto, se si eseguono bene tutti i riti. A quel tempo il politeismo era già indebolito e per il cristianesimo era giusto che esistesse un unico Dio. Tuttavia si fece di Dio-Padre, Dio-Figlio e lo Spirito Santo un unico Dio che rappresenta in sé tre persone. In realtà, la fede dei primi Cristiani era diversa: esiste un unico Dio e il Cristo, il Figlio di Dio, si è incarnato in Gesù di Nazaret ed ha portato agli uomini le leggi della vita e la scintilla redentrice che porta sostegno e guida, la forza redentrice. Di conseguenza, ogni uomo ha la possibilità di sperimentare il Cristo dentro di sé e di giungere a Dio tramite queste leggi e non tramite riti esteriori. E questa è la differenza.

Gesù era ricolmo di Dio e non era Dio stesso. Era il Figlio di Dio, che il Padre aveva mandato e che era ricolmo dello Spirito del Padre. Ciò vivificava il cristianesimo originario di allora e vivifica anche il cristianesimo delle origini di oggi. A questo punto, espresso in modo chiaro si potrebbe dire che il culto dei misteri è un culto pagano. Costantino era influenzato dal culto pagano e in fondo il modo di agire dell'odierna casta sacerdotale è l'eredità del culto pagano di Costantino che è stato sovrapposto alla fede in unico Dio.

In fondo è così. Ciò che non venne ripreso dal culto di Mitra, provenne dal culto di Atis, Dioniso, Ercole, Osiride o Iside. Esistevano molti culti che andavano tutti più o meno nella stessa direzione; Costantino aveva vissuto all'interno di questi culti e, per questo, li aveva sostenuti. Anche se egli elesse il Cristianesimo, per lo meno come nome, a religione di stato, in realtà vi inserì i culti pagani. Costantino stesso era pagano, egli interrogava gli oracoli, e si fece raffigurare sulle monete come il Dio del sole. A quel tempo era normale che l'imperatore considerasse se stesso come un Dio e bisognava offrirgli sacrifici come ad un Dio. Costantino non era stato battezzato mentre era in vita. Soltanto sul letto di morte si fece battezzare, ma non da un sacerdote romano cattolico, bensì da un cristiano ariano. Ma tutto ciò non ha importanza per la chiesa che gli tributa onori particolari fino ai nostri giorni. In realtà Costantino era un uomo crudele, un guerriero, che faceva gettare agli orsi i suoi avversari imprigionati, e fece uccidere addirittura i suoi parenti. Ma tutto ciò non ha importanza per il trono di Pietro che fa venerare ancor oggi Costantino quasi come un santo - mentre la chiesa orientale lo ha addirittura nominato Santo - poiché egli ha fatto della chiesa una religione di stato e questo è ciò che conta per la chiesa.

Costantino ha dato privilegi enormi alla Chiesa. Fece confiscare templi pagani e li donò alla Chiesa. Esonerò il clero dalla maggior parte dei tributi. In un certo senso assicurò il guadagno del clero. Fece loro doni grandissimi. Ciò avviene anche oggi, per lo meno in Germania, dove la chiesa viene sostenuta con ingenti somme dallo stato; sia gli stipendi dei vescovi che dei cardinali - che ammontano a cifre da 8.000 a 10.000 Euro al mese - vengono pagati dallo stato. L'istruzione dei teologi, le lezioni di religione nelle scuole statali ed altre cose ancora vengono pagate dallo stato. Le chiese sono esonerate anche da molte tasse. Se si calcola tutto si ottiene la somma enorme di 14 miliardi di Euro all'anno di sovvenzioni che lo stato tedesco paga alla chiesa.

E questo è ciò che la chiesa ama.

 

Ancor oggi esiste una chiesa di stato ...

Ai nostri giorni abbiamo ancora una chiesa di stato, che è piuttosto una chiesa dei governanti. Infatti, chi va in pellegrinaggio al trono di Pietro nei nostri giorni? I capi di stato possono stringere la mano al capo della chiesa cattolica, che rappresenta il trono di Pietro.

Nel corso dei secoli il trono di Pietro ha rilasciato altre leggi che, nella loro crudeltà, sono simili a quelle derivanti dal culto pagano di un tempo, leggi che contraddicono in modo assoluto l'insegnamento di Gesù, del Cristo.

E' certamente interessante esaminare di seguito attentamente tutti i dogmi, i riti, i culti dell'odierna religione di stato o dei governi, per poter valutare: da dove provengono i culti?

Da dove provengono i dogmi e i riti? Ognuno potrà così riconoscere, c h i egli serve: una religione di stato, ossia una religione di governo, che risale a Costantino oppure Gesù, il Cristo?

 

 

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