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Il Profeta
La voce del cuore,
la Verità eterna, leterna Legge di Dio,
donata dalla profetessa di Dio per la nostra epoca
| Luglio 1997 | Pubblicazione non periodica |
Nr. 10 |
Lo strumento fondamentale per meditare e
per giungere
alla conoscenza di se stessi nella nostra epoca
Il giovane
e il Profeta
Il giovane:
Buon giorno...
Ciao ...
Scusami, ma non mi viene in mente come chiamarti, se penso che il nostro colloquio viene registrato come base per uno scritto. Quando noi giovani parliamo di te o con te, ti chiamiamo semplicemente "Gabriele" o "Gabi" (in italiano Gabriella, n.d.t.).
Ci dici sempre che sei nostra sorella e parli con noi come tale. In fondo, però, per l'età che hai potresti essere nostra madre. Dal Cristo e da te sappiamo che, dal punto di vista spirituale, siamo tutti fratelli e sorelle. Questo lo abbiamo capito. Nelle nostre famiglie o nei vari in-contri, oppure nelle aziende dei Cristiani delle Origini effettivamente ci diamo tutti del tu. E quando facciamo insieme un lavoro o parliamo con qualcuno al telefono, in realtà, non ci importa quanti anni abbia. E' semplicemente René, Walter, Uli o Gabi; è l'uno o l'altra, che è qui per noi nello stesso modo in cui noi siamo qui per lui o per lei. Ma come dovremmo regolarci quando si parla pubblicamente? Dovrei ora chiamarti "gentile profetessa", oppure "cara profetessa", oppure "Gabriele" o solo "Gabi"?
Il profeta:
Perché rendere tutto così complicato? Dai numerosi colloqui avuti, sai che la parola "profeta" non è un titolo, ma serve a definire una persona che ammonisce gli uomini. Il profeta, che è lo strumento di Dio, deve esprimere ciò che Dio vuole dire, e questo non è sempre piacevole per gli uomini.
Fino ad ora non ho mai avuto l'impressione che voi mi abbiate considerata come una persona che ammonisce; da parte mia, ci siamo sempre incontrati come fratelli e sorelle, anche se, come hai detto, abbiamo una bella differenza d'età, ossia tra i 18 e i 64 anni. Se il cuore rimane giovane, perché l'anima è divenuta luminosa, poiché è pervasa dalla luce di Dio, l'età non ha quasi alcuna importanza. La coscienza spirituale rimane attiva e ci trasmette continuamente che il corpo spirituale, ossia l'anima luminosa, non può invecchiare, poiché lo Spirito di Dio è la vita eterna e quindi la giovinezza eterna. Dato che Dio, il Padre celeste, è il Padre di tutti gli uomini, noi siamo tutti fratelli e sorelle nel Suo Spirito. Restiamo quindi nella semplicità, così com'è lo Spirito di Dio: tu e gli altri giovani chiamatemi semplicemente "Gabriele" o "Gabi".
Il giovane:
Va bene, grazie.
Ho pensato di farti domande di ogni tipo, sia in merito ad argomenti specifici, sia domande per così dire "scottanti". Posso farlo?
Il profeta:
Fatti avanti! Sono d'accordo. Metti da parte la timidezza e l'imbarazzo. Vale a dire che mi preparo a sentire di tutto.
Il giovane:
Viviamo in un mondo, nel quale proprio noi giovani non riusciamo spesso ad orientarci. Chiunque cerchi valori etici e morali deve riconoscere che non è quasi più possibile trovarli. Dove si trova ancora qualcosa di autentico e di vero? Tutto, qualsiasi cosa, è schematizzato e, ancora prima di accorgersene, si comincia ad imitare gli altri oppure ci si è già lasciati inquadrare, divenendo conformisti in ogni campo della vita.
Se un giovane cerca di vivere in modo individuale, in base alla propria idea dei valori e ai propri criteri di misura, viene marchiato come emarginato e ben presto si troverà senza amici. Ma si ha bisogno di amici e si vorrebbero avere anche esempi da seguire. Anche se io ho degli amici, conosco molti che dicono che sia difficile trovare amici veri.
Gabi, tu ci hai detto: "Cercate di non orientarvi su persone, ma tenete sempre nel vostro interiore l'immagine di Gesù di Nazaret, ciò che Egli ha insegnato e come ha vissuto. Riferite il Suo insegnamento e la Sua vita al presente, poiché è questo il metro di misura per tutti i tempi e per tutta l'eternità."
Gabriele, anche tu sei una persona umana e sai che spesso non è facile prendere Gesù di Nazaret come metro di misura con cui confrontare il modo in cui si svolge la nostra vita odierna. A volte mi immagino come sarebbe la vita di Gesù di Nazaret e come si comporterebbe se vivesse per esempio oggi tra noi, come giovane. Gabriele, vorrei porti ora la seguente domanda: se tu avessi la nostra età, ossia circa 20 anni, come sarebbe la tua vita?
Il profeta:
Per risponderti devo tornare molto indietro nel passato. Quando avevo l'età tra i 16 e i 20 anni, il nostro paese era ancora segnato dalle conseguenze della seconda guerra mondiale. Molto era stato distrutto dalle bombe. Nelle città regnava ancora il caos in molti settori, anche se qui e là si cominciava a ricostruire. La maggior parte delle persone aveva poco denaro, e ciò che le singole persone possedevano serviva per le loro necessità personali. Anche allora c'erano pochi posti di lavoro come apprendisti. Non tutti coloro che avevano concluso bene le scuole dell'obbligo potevano frequentare scuole superiori, perché da un lato mancavano le possibilità di trasporto e dall'altro il denaro. Alla radio c'erano solo pochi programmi; non tutte le famiglie possedevano una radio. Non esistevano né televisione, né computer. Non c'erano discoteche, né concerti all'aperto, né tutti i divertimenti di cui dispongono oggi i giovani. Non ci si chiedeva che cosa fosse di moda; ci si vestiva con ciò che si aveva o si riceveva. Tuttavia, anche noi giovani avevamo ideali ed idee, anche se non erano così alti ed avevamo meno pretese di quelle che si hanno generalmente oggi.
Com'è stata la mia vita verso i 18, 20 anni?
Ero un tipo molto spontaneo, allegro, gioioso e sportivo. A 10, 12 anni, nessun albero era troppo alto per me per non arrampicarmi fino in cima e nessun'acqua troppo profonda per non saltarci dentro. Praticai tutti gli sport che esistevano allora, come pallamano, corsa di resistenza o di velocità, esercizi di ginnastica alla sbarra o agli anelli; tutti i tipi di sport di allora erano parte della mia vita. Sia la mia vivacità e la mia gioia di vivere, sia la mia forza fisica e il mio dinamismo potevano esprimersi bene nello sport. Ho sempre avuto molti amici, ma anche molti desideri; per esempio desideravo avere una mia casa ed una famiglia quando sarei stata adulta. Che tu lo creda o no, un giovane come me non si sognava nemmeno di avere un'auto o una moto come le avete voi; il mio più grande desiderio era avere una bicicletta nuova, dato che strapazzavo la bicicletta ben tenuta di mio padre. Come tutte le biciclette da uomo, essa aveva in mezzo una stanga che era troppo alta per me, per cui non riuscivo a farci passare sopra la gamba destra. Per questo la usavo a modo mio, ossia andavo in bicicletta di traverso, mettendomi di lato alla bicicletta e infilando la gamba destra sotto la stanga per arrivare al pedale. Prima di riuscire a restare in equilibrio, sono naturalmente caduta molte volte; le mie ginocchia erano spesso più rovinate della bicicletta, sulla quale si vedevano ovviamente le tracce di questi incidenti. Mio padre non ne era certamente contento e diceva che avrei dovuto prendere la bicicletta di mia madre. Ma quella era un vecchio "rottame", con la sella troppo alta per me. Con i soldi guadagnati come apprendista, mi comprai in seguito una bicicletta, della quale ero molto orgogliosa.
Verso i 17, 18 anni arrivò l'età in cui si andava a ballare. A quel tempo non c'erano ancora corsi di ballo; si copiavano i passi dagli adulti. Anche il carnevale era per noi giovani un'occasione gradita per conoscere amici con i quali si andava poi a ballare, facendosi fare dalla sarta un "abito da cocktail", ossia un abito da ballo.
Come sai, sono cresciuta in una piccola città nella quale tutto doveva svolgersi secondo le regole del buon costume e della morale. Le amicizie con i ragazzi restavano spesso amicizie. Non finivano nel sesso; per lo meno non nel mio caso, dato che ero un "terremoto" che preferiva dedicarsi allo sport, compreso il nuoto, piuttosto che abbandonarsi a sogni romantici o ai sentimenti. Tuttavia, mi piaceva anche stare in compagnia. Se osservo la vostra vita di oggi e la traspongo nell'epoca in cui io avevo 16 o 20 anni e rifletto sui miei sentimenti di allora, penso che anch'io sarei andata in discoteca, ai concerti all'aperto e a tutte le cose offerte.
Se, invece, traspongo il sapere spirituale che ho oggi nella mia epoca di allora tra i 18 e i 20 anni, vedo Gabriele come un tipo di giovane che avrebbe soppesato e valutato ogni cosa, senza orientarsi sulla massa. La mia innata spinta verso la libertà e il mio amore per la verità avrebbero contribuito a creare in me un'indipendenza interiore e una vera consapevolezza di me stessa, aiutandomi probabilmente ad acquisire ben presto una certa sovranità. Avrei vissuto in modo completamente diverso dalla Gabi cattolica, anche il successivo matrimonio e la vita in famiglia; a quel tempo non avevo infatti la minima idea dei più sottili aspetti delle Leggi di Dio che rendono prezioso proprio un matrimonio ed una famiglia.
Dato che non conoscevo la vita interiore, ossia i valori e le Leggi spirituali, ho fatto molti errori, anche con i miei amici e, in seguito, nel matrimonio e nella famiglia. Se avessi conosciuto allora gli aspetti delle Leggi divine che conosco oggi, non avrei certamente imitato gli altri, come fece, in molti casi, Gabriele, la giovane ragazzina, dato che non sapeva come fare diversamente. Proprio il fatto di imitare gli altri mi ha spesso fatta sbandare, causando certe liti, insoddisfazioni e contrasti. Se fossi un giovane con sapere spirituale, non mi legherei mai, soprattutto a nessuna persona, nemmeno al mio partner. Non lo sfrutterei per raggiungere i miei scopi. Nel nostro rapporto mi sforzerei di essere una compagna alla pari, che può parlare di ogni cosa con il proprio compagno di vita. Lascerei la libertà anche ai miei figli, senza legarli a me; cercherei di guidarli e non di educarli come era solito allora.
Sono un tipo del segno della bilancia, molto attratto dalla compagnia. Quindi, se fossi giovane oggi, avrei amici, ma non curerei "amicizie superficiali", ossia un modo di stare insieme superficiale ed esteriore, in genere legato a certi scopi.
Già allora per me era importante essere fedele in ogni situazione. La fedeltà è il contrario del legame. Mantenere la fedeltà vuol dire essere liberi. Mantenere la fedeltà è, anche oggi, la libertà che mi dà la possibilità di parlare di ogni cosa almeno in modo indiretto, se non è possibile farlo direttamente, a seconda di quanto il mio interlocutore sia disposto ad accettare e di quanto sia in grado di sopportare ed elaborare.
Il giovane:
Gabriele, la descrizione della tua gioventù mi ha fatto diventare molto serio. Mi è difficile immaginare com'erano gli anni della tua giovinezza, dopo la seconda guerra mondiale, poiché non ho vissuto in un periodo del genere. In questo caso mi accorgo che chi non ha fatto queste esperienze non può nemmeno percepire quanto ha sperimentato una persona che ha vissuto il periodo della guerra o del dopoguerra. Comprendo quindi l'insegnamento del Cristo-Dio, secondo il quale chi non ha esperienze o non ha i programmi per determinate situazioni o avvenimenti, non è in grado di comprendere il prossimo in questi aspetti.
Mi hai fatto ridere quando hai parlato in modo così vivace della tua giovinezza, delle tue scappatelle con la bicicletta, di come ti arrampicavi sugli alberi e come hai descritto la tua indole sportiva; fino ad ammettere poi con sincerità che hai fatto anche molti errori, dato che non conoscevi gli aspetti delle Leggi divine e spirituali ed avevi ricevuto un'educazione di impronta cattolica. Ora mi è anche chiaro come mai sei in grado di immedesimarti così bene in noi giovani d'oggi. Sulla base del tuo attuale sapere divino, della Sapienza divina, hai esaminato la tua gioventù per essere in grado di comprendere meglio i giovani di oggi. Sulla base di questo sapere - ossia Sapienza - puoi quindi essere di aiuto a noi giovani in molte situazioni. Ti siamo molto grati per i tuoi consigli e per il tuo aiuto.
Il profeta:
Sono volentieri a disposizione dei miei fratelli e sorelle più giovani. Tuttavia, anche se posso darvi, ossia offrirvi, consigli ed aiuti, ognuno di voi decide se li vuole accettare. E soprattutto ognuno deve poi "fare", ossia mettere in pratica, cioè farli divenire realtà. Ciò vale per tutti, per giovani ed adulti, sulla base della Legge del libero arbitrio.
Il giovane:
Posso farti un'altra domanda dalla lunga lista che ho portato con me?
Se con la Sapienza divina dischiusa in te ti immedesimi nella tua giovinezza, che cosa faresti dopo il lavoro? Che interessi avresti? Quale giovane, come cercheresti di cambiare il mondo?
Il profeta:
Rispondo alla tua prima domanda:
Cosa farei dopo il lavoro, se fossi giovane?
Ai miei tempi chi lavorava non aveva così tanto tempo libero come oggi. Si lavorava sempre fino alle 18.00 o alle 18.30 e il sabato in genere fino alle 14.00 o alle 15.00. Tu mi hai comunque chiesto cosa farei oggi, se fossi giovane come te ed avessi il sapere spirituale.
Per me sarebbe importante fare un bilancio della mia giornata dopo il lavoro, soppesandomi sulla bilancia dei miei sentimenti: cos'è andato abbastanza bene, cosa non è andato tanto bene e che cosa è andato addirittura malissimo? Tutti e tre gli aspetti - ciò che è stato buono, meno buono e ciò che è andato malissimo, li farei passare ancora una volta davanti a me. Gioirei di ciò che è andato bene e, affermandolo, lo rinforzerei nel mio conscio. Osserverei più da vicino ciò che non è andato bene, chiedendomi: che cosa c'è nel mio subconscio, che fa continuamente brutti scherzi al mio conscio, ossia a me stesso? Devi infatti sapere che il subconscio è come un killer che se ne sta in agguato per "colpire" continuamente i buoni propositi del conscio, ossia per distruggerli e trascinarci così in ciò che non è buono. Ciò che è andato malissimo, lo affronterei con tutte le forze a mia disposizione, soprattutto con la forza del Cristo-Dio, seguendo la traccia che mi porta alla radice, per poi sradicarla con l'aiuto dello Spirito del Cristo. Proprio ciò che è andato molto male ci può indurre a compiere azioni che non vorremmo fare con il conscio. Ciò che è andato molto male è quindi un gi-gantesco killer che è sempre in agguato per eliminare i nostri buoni propositi e dirigere il nostro sviluppo verso il negativo.
Concluderei quindi la mia giornata con l'aiuto del Cristo-Dio e seguirei la via che ci è stata indicata da Gesù di Nazaret: riconosci i tuoi peccati, pentiti e sistemali e poi non rifarli più. E' essenziale non ripeterli più. Per farlo, abbiamo bi-sogno di una certa misura di forza che ci permetta di mantenere gli aspetti delle Leggi divine nel conscio, dato che il killer, ossia il subconscio, nel quale è ancora insito e vivo ciò che è andato molto male, cerca continuamente di riprendere il conscio, ossia di indurci a ripetere i vecchi vizi, ciò che non è buono e che pesa sulla nostra anima e sul nostro vero essere. Anche oggi, che sono più avanti negli anni, faccio come avrei agito nella mia gioventù: concludo ogni giorno consapevolmente la mia giornata.
Il giovane:
Si potrebbe definire questo killer, ossia il subconscio, come il "tentatore"?
Il profeta:
Hai ragione. In fondo, è così: sia gli aspetti negativi che abbiamo immesso, sia quelli positivi, sono memorizzati nel nostro subconscio. Inizialmente il subconscio invia continuamente impulsi al conscio da ciò che abbiamo memorizzato, inducendolo a pensare sempre le stesse o simili cose, poiché le negatività, che in genere prevalgono nel subconscio, desiderano ulteriore energia negativa. Il "tentatore", ossia le negatività nel subconscio, continuano quindi a stimolare il conscio, per spingerlo a pensare nello stesso modo negativo. Se l'uomo, ossia il conscio, agisce poi in modo corrispondente, il conscio immette un ulteriore potenziale di energia negativa nel subconscio, aggiungendolo a quello già presente. Se il "tentatore" riesce continuamente a indurre il conscio ad agire in modo negativo, il subconscio si riempie sempre più di queste energie. Se esse non vengono smantellate, questa parte del subconscio sarà un giorno ricolma di questi dati immessi.
Quindi, se l'uomo cede continuamente alla "tentazione", ossia agli impulsi negativi che provengono dal suo subconscio, ubbidendo loro, egli nutre questo complesso energetico negativo, lo vivifica e lo sviluppa, fino a che esso si rafforza. Se, alla fine, il subcon-scio è pieno di tali dati, può assumere il potere e determinare ciò che viene fatto. Ciò significa che il subconscio ha il potere sul conscio e determina in tal modo l'uomo, spingendolo a fare una determinata cosa; vale a dire che esso domina l'uomo. Questi è quindi spinto da una parte e dall'altra e, per quanto riguarda questi aspetti del peccato che lo segnano, non è più padrone di se stesso.
Potremmo anche dire che il subconscio è divenuto autonomo: l'uomo esegue ciò che ha immesso da molto tempo nel subconscio.
Se l'uomo si ripropone qualcosa di positivo riguardo ad una determinata debolezza, a una determinata tendenza negativa, questo proposito si trova inizialmente nel conscio. Tuttavia, dato che tale proposito è quasi privo di potere, non può fare quasi nulla contro i dati memorizzati nel subconscio che predominano. Le remore e le obiezioni provenienti dal conscio non possono più fare nulla; l'uomo non è in grado di mantenere ciò che si era riproposto, ossia di fare ciò che è bene. Il killer, ossia il subconscio, impedisce quindi di compiere il passo nella direzione positiva, ossia "elimina" il bene che l'uomo si è riproposto e questi non realizza più il proprio proposito positivo.
Concludere consapevolmente la giornata serve, tra l'altro, ad analizzare le negatività riconosciute ed anche ciò che è attivo nel subconscio, ossia a trovare la radice, a to-glierla e a non ripetere più le stesse cose, prima che il subconscio sia colmo. Dobbiamo riproporci continuamente gli aspetti buoni, positivi, in modo che il nostro programma positivo, che può essere per esempio un comandamento di Dio, possa "mettere radici".
Ritorniamo ora alle tue domande:
Cosa farei ancora oggi, se fossi giovane?
Realizzerei tutto ciò che mi sta a cuore, come dipingere, nuotare, fare sport, come per esempio giocare a tennis o praticare altri tipi di sport che esistono oggi; sceglierei quelli che non mi rendono dipendente dagli altri; per esempio non farei sport competitivi per guadagnare soldi. Da un lato, lo sport competitivo sopraffarrebbe i miei sentimenti, dall'altro sarei dipendente da un allenatore e da persone che mi pagano le ore di allenamento e, non per ultimo, da un pubblico che mi dovrebbe esaltare, in modo che io raggiunga una prestazione ancora migliore.
Coltiverei anche le mie amici-zie, incontrandomi con i miei amici per fare insieme qualcosa e per avere uno scambio. Se iniziassi un'amicizia più stretta, cercherei di considerare ogni cosa sotto l'aspetto della mia libertà che apprezzo molto; vale a dire che non mi legherei mai ai desideri - e con ciò intendo anche i desideri sessuali - né ai miei, né a quelli dell'altro. La mia libertà sarebbe per me la cosa più importante; da ciò deriva che lascerei la libertà anche al mio prossimo, non lo costringerei o non lo convincerei a fare una determinata cosa, nemmeno se ci fossero desideri sessuali che spingono. Mi starebbe a cuore chiarire da dove proviene questa spinta dei sensi, ossia comprendere che cosa si trova alla base dei miei desideri che mi spingono.
Inoltre sono sempre stata un tipo che ama la musica. Imparerei a suonare uno strumento che corrisponde ai miei talenti. Negli anni della guerra, quando ero bambina, imparai a suonare uno strumento diatonico. Dato che era stato comperato già usato, doveva essere continuamente riparato e accordato. Con il tempo non fu più possibile trovare i pezzi di ricambio e dovetti rinunciare ad imparare. In seguito, come giovane donna, cominciai ad esercitarmi al pianoforte. Poi venne la chiamata profetica e smisi di nuovo di esercitarmi. All'età di circa 50 anni non ho rinunciato alla musica; ho iniziato ancora una volta ad imparare e ad esercitarmi. Anche oggi suono di tanto in tanto il pianoforte, naturalmente solo in una cerchia ristretta. Vado volentieri anche ad ascoltare concerti di musica armoniosa. Come puoi vedere, gli aspetti musicali non conoscono limiti d'età.
Mi chiedi se, essendo giovane con il sapere spirituale che ho oggi, cercherei di cambiare il mondo.
Perché no? Tuttavia, non andrei per strada a protestare, attrezzandomi in modo particolare per incutere paura e terrore ai miei simili. Cercherei di cambiare prima me stesso, di rendermi conto di che cosa voglio veramente e se la mia meta di vita può contribuire a creare una società spirituale più sovrana e più aperta. Non mi abbandonerei ad idee utopiche, ma mi porrei chiare mete morali, che possono essere realizzate nella vita e che cercherei poi anche di conseguire. Sai, Martin, chi comincia a realizzare mete etiche superiori nelle piccole cose, diviene un buon esempio e, con il tempo, attira anche le persone che hanno le stesse o simili mete. Tuttavia, non puoi determinare tu se esse manteranno poi ciò che si sono ripromesse. Ci saranno comunque sempre più persone che si comportano come te e trovano così i valori che rendono possibile ad una comunità orientata sui valori morali di vivere e mantenere i propri valori.
Il giovane:
Gabi, che cosa faresti tu, se ti "venissero fatte delle proposte" oppure se ci fosse un cliente che viene spesso da te e ti invita a bere un caffè, ma tu ti accorgi che in realtà ha in testa ben altro? Non posso sempre rifiutare, perché si offende. Come ti comporteresti tu? E che cosa consiglia in questo caso la Sapienza divina?
Il profeta:
Dicendo "se ti venissero fatte delle proposte", intendi sicuramente che qualcuno ti fa determinati inviti, ossia ti assilla. Una persona saggia e sapiente ignorerebbe tali "proposte" oppure chiarirebbe come le considera. Dobbiamo imparare a riconoscere che ogni persona ha un livello di coscienza diverso e che ognuno ha programmato e programma il proprio conscio, il subconscio, il corpo ed anche l'anima con i propri sentimenti, sensazioni, pensieri, parole ed azioni. I programmi di ogni persona sono il suo livello di coscienza, al quale corrispondono i suoi sentimenti, le sue sensazioni, i suoi pensieri, parole ed azioni. Da ciò deriva che nessuno è in grado di comprendere veramente l'altro, proprio perché ognuno di noi ha un livello di coscienza diverso. Se ciò diviene una certezza per noi e facciamo quest'esperienza praticamente nella nostra vita, ci irriteremo molto meno quando un al-tro, come dici tu, "ci fa delle proposte". Conosci anche la legge della rispondenza: ciò che mi da fastidio nel prossimo si trova allo stesso modo o in modo analogo dentro di me.
Hai detto che un cliente ti invita spesso a bere un caffè e che tu senti che intende ben altre cose. E' giusto, come hai detto tu, che non puoi continuamente rifiutare. Non si dovrebbe rifiutare un invito senza un motivo profondo. Come sarebbe se tu invitassi il cliente a bere un caffè, informandolo allo stesso tempo che porteresti con te alcuni amici? Il cliente è poi libero di decidersi come vuole e tu puoi trarne le tue conclusioni.
Il giovane:
Ho ancora tutta una serie di domande sul mio biglietto. Ti leggo la prossima:
Per noi giovani ci sono mode molto stravaganti: capelli colorati, piercing, vestiti anni settanta e determinate marche che ognuno "deve" avere. Che cosa faresti tu? Andresti in giro anche tu con i capelli verdi, i pantaloni a zampa di elefante e le scarpe con le zeppe, oppure porteresti vesti bianche e ondeggianti?
Il profeta:
Posso immedesimarmi bene nei sentimenti che avevo da giovane. Anche il mondo delle vostre sensazioni non mi è estraneo. Dato che si dovrebbe rispettare il libero arbitrio in ogni situazione, voglio parlare solo in modo generico di ciò che predomina nella gioventù odierna; vale a dire che non voglio cambiarvi. Ciò lo deve fare ognuno per se stesso.
Come mi sarei comportata da giovane, se a quei tempi ci fossero state le possibilità e le mode di oggi e non avessi avuto il sapere in merito agli aspetti delle Leggi di Dio? Avrei certamente imitato anch'io gli altri, comportandomi come si comportano molti giovani di oggi, per non restare in disparte, senza amici. Certamente non mi sarei inflitta il "piercing", perché non ho mai potuto sopportare di bucare e ferire la pelle, nemmeno i piccoli fori nel naso o nelle guance. Non mi è mai passato per la testa di segnare il mio corpo in modo duraturo. Non avrei portato vesti bianche e "ondeggianti" e non le porto nemmeno ora, poiché chi si vuol differenziare dalla massa con vesti particolari ha molte cose da nascondere. Vuole comportarsi in modo diverso da com'è e vuole nascondere in tutti i modi e con tutti i trucchi chi egli è veramente. Per questo si veste in modo diverso dalla massa.
Non voglio assolutamente fare prediche a voi giovani, poiché ognuno dovrebbe trovare da sé la radice dei propri sentimenti, pensieri e desideri che lo spingono a cambiare nell'esteriore. Che cosa si vuole quindi raggiungere? Se, da giovane, avessi conosciuto le Leggi divine, non avrei certamente iniziato ad imitare gli altri, poiché il sapere spirituale divino dà, sia ai giovani che agli adulti, la possibilità di analizzare i motivi più profondi del proprio comportamento, di elaborarli e di superarli, diventando così indipendente e libero. Esaminiamo quindi insieme i motivi più profondi dei capelli colorati, del piercing, dei vestiti anni settanta e delle marche che ognuno "deve" avere. Iniziamo con la natura.
L'uomo è un corpo naturale costituito da acqua e terra. Se osserviamo il corpo naturale che è la terra, riconosciamo che cambia solo in base alle stagioni. In primavera la natura si risveglia e fiorisce. In estate vediamo i diversi gradi di maturità dei frutti e in autunno la linfa vitale si ritira. L'inverno porta la fase di riposo, ricoprendo qua e là la terra con una veste bianca, con la neve. Questi cambiamenti nella natura avvengono senza l'intervento dell'uomo, ossia in cicli. Se l'uomo interviene nei processi della natura, con incroci, con la manipolazione genetica e, come si sta scoprendo oggi, anche con la clonazione, può cambiare le forme esteriori della natura, ma le caratteristiche basilari, ossia le strutture spirituali e divine, rimangono.
Qual è il motivo per cui una persona cambia il proprio aspetto naturale? Che cosa si trova alla base? Perché il singolo nega il proprio essere, si adatta, si deforma, assume programmi estranei, idee di altri e impiega molta energia per apparire come non è? Perché un uomo analizza raramente i propri schemi di comportamento e i propri atteggiamenti, per riconoscere se stesso, e diviene quindi una persona che imita gli altri, oppure che si oppone contro singoli o contro la società.
Molti giovani possono essere inseriti in questa categoria. Ad alcuni giovani, per esempio, non piace come si comportano i propri genitori, il loro modo di pensare e di parlare. Anche la società in cui vivono non è loro "congeniale" in molti aspetti. Dato che le idee, le opinioni e i concetti del giovane non vengono accettate dai genitori, da altre persone di riferimento e dalla società ed i giovani fanno l'esperienza di essere considerati incompetenti, inesperti e incapaci di comprendere e perciò di essere rifiutati, essi si oppongono agli altri dapprima a parole, con gesti e modi di comportarsi. In seguito, quando devono riconoscere di non essere ugualmente in grado di imporre il proprio modo di vedere le cose e le proprie opinioni, cominciano a ribellarsi e si vestono spesso come ribelli della società. Alcuni pensano: se non mi ascoltano e non riesco ad impormi, ossia se non vengo "rispettato" per quello che sono, allora mi dovranno vedere "come sono" e prestarmi attenzione in questo modo. Per questo molte volte si tingono i capelli e - sulla base del principio che l'unità rende forti - cominciano ad imitare gli altri e a divenire come altri della stessa età, indossando i vestiti anni settanta di cui abbiamo parlato, le scarpe con le zeppe, comportandosi in modo diverso dal normale ecc. ecc.
Il giovane:
Posso dire qualcosa in merito?
Noi, ossia i giovani che conosco, sentiamo tutti che tutto ciò non è bene, Gabi. Ma cosa possiamo fare? Come dovrebbe essere e come può andare in modo diverso? E' questa la domanda alla quale non sappiamo rispondere.
Il profeta:
La natura ci mostra il corso non artefatto e coerente della nostra vita. Spesso noi uomini vogliamo determinare il corso della nostra vita terrena e ci comportiamo in un certo senso come pagliacci, che si presentano al pubblico con vesti scintillanti di tutti i colori. Ciò non vale solo per i giovani, ma soprattutto per coloro che pretendono di essere adulti e che vogliono far credere di essere all'altezza della società.
Osserviamo le stagioni. La primavera non vuole essere l'estate e l'estate non vuole essere la primavera. L'autunno non vuole essere l'estate e l'inverno non vuole essere l'autunno. Molte persone invece, quando si trovano nel mezzo della propria vita, ossia nell'estate o nella tarda estate, credono di dover essere la primavera e si atteggiano in modo corrispondente. Scelgono quindi una pettinatura o un abbigliamento che corrisponde ai giovani, alla primavera, e non ad una persona che si trova nel mezzo della propria vita, nell'estate. Chi si trova nell'autunno della vita vuole spesso recuperare la vita dell'età di mezzo, ossia l'estate; per questo si tinge i capelli, si mette i vestiti adatti ai giovani, nell'intento di sembrare giovane. A una tale persona non importa se, comportandosi in tal modo, dimostra eventualmente la propria immaturità. Ciò che conta è sembrare come non è. Chi si trova nell'inverno della vita ed ha i capelli già bianchi come la neve, spesso non lo vuole accettare. Spera di poter camuffare i tratti caratteristici della propria fase di vita, per recuperare almeno l'autunno. Si camuffa, quindi, tingendo i capelli color castano o rosso, mettendosi diversi strati di trucco e indossando vestiti che mostrino ciò che, in fondo, non è più: una gamba slanciata in una scarpa elegante. L'immagine che si presenta è invece quella di una gamba invecchiata, spesso segnata da varici, infilata in un paio di scarpe che starebbero bene solo sulle gambe di una persona che si trova nella fase dell'estate.
Cari giovani, non siete quindi i soli ad indossare costumi inusuali nella società. Esiste un proverbio ben azzeccato che dice: "I giovani cinguettano come han cantato gli anziani". Volete subordinarvi anche voi a queste parole oppure volete cambiarle, cominciando ad agire in modo diverso e creandovi un motto diverso, che dice: "Noi giovani non cinguettiamo come han cantato gli anziani".
Voi giovani potreste, per esempio, tener presente quanto segue: se l'uomo ha rispetto di se stesso, cura il proprio corpo e si veste in modo corrispondente. Non ho niente contro i jeans e i pullover, purché siano indossati al momento giusto. Solo una persona con un orientamento estetico, che cura il proprio corpo, sceglie un abbigliamento ordinato. Una tale persona si vestirà anche in modo ordinato, ossia curato. Se rispetti te stesso, vivendo in modo consapevole, fai attenzione a ciò che pensi, controlli le tue parole e sei consapevole che, con i tuoi sentimenti, pensieri, parole ed azioni ed anche con tutti i tuoi desideri e le tue passioni, crei la tua stessa immagine, con la quale hai influsso sul tuo prossimo.
Qual è, in fondo, il motivo per cui ogni età si traveste? Perché una persona vive raramente nel presente, sfruttando le proprie giornate e le proprie ore. Chi non sfrutta le giornate della primavera nel corso della primavera della propria vita, creandosi valori interiori, ossia aspirando a princìpi etici e morali superiori ed accettando le regole del buon costume, perde se stesso e finisce per alienarsi.
Una tale persona spreca quindi i contenuti di vita che ha portato con sé in questo mondo, continuando a riflettere su ciò che vuole e che non ha e che forse non riceverà mai. Finisce poi eventualmente per aggrapparsi alla televisione, per vivere a livello di pensieri il ruolo di determinati attori, poiché vuole essere come l'attore recita. Oppure cerca la propria "salvezza" nel computer, navigando in ogni angolo dell'internet, per cercare tutto ciò che questo mondo ha da offrire e trovare una possibilità per inserirsi ed imitare ciò che desidera o che vuole avere. Inoltre cambia il proprio aspetto esteriore, travestendosi e comportandosi in modo sfrenato.
Pertanto, dato che solo pochi vi-vono consapevolmente le fasi della propria vita, poiché soltanto pochi superano ed adempiono ciò che l'energia della giornata porta loro, mentre i più sono continuamente tesi a recuperare qualcosa che è già passato da tempo. Dato che non lo vogliono ammettere, credono di poter recuperare qualcosa vestendosi in modo non adatto a loro.
Cari giovani, volete cinguettare anche voi come gli anziani hanno cantato e cantano per generazioni? Oppure volete prendere in mano la vostra vita, accettando i princìpi di una buona educazione ed appropriandovi di valori etici e morali superiori? In tal caso, non cinguettate come han cantato gli anziani. Tramite voi, e in realtà con l'aiuto dello Spirito di Dio, sorge così una società cristiana con veri valori che è per la vita che si presenta ogni giorno in modo nuovo ed anche per la vita dei regni della natura. Da ciò deriva l'unità con tutte le forze positive dell'infinito e l'equilibrio tra gli uomini. Scompariranno così l'eccesso di ricchezza e la povertà più misera.
Se prendiamo in esame la nostra società odierna, della quale fanno parte i nostri genitori, considerandola dal punto di vista delle Leggi divine e del decorso conforme alle Leggi che avviene nella natura, troviamo una società chiusa, formata da persone isolate che vogliono diffondere le proprie opinioni, da conformisti, da cosiddetti adulti che non divengono mai adulti, dato che anch'essi sono imitatori e clowns, per riuscire alla meglio a restare "all'altezza della società". Se i giovani oltrepassano i limiti, se spezzano questi schemi rigidi, la società si limita a scrollare la testa ed alcuni gettano uno sguardo di commiserazione su coloro che hanno un particolare taglio di capelli o che si sono tinti i capelli, che portano vestiti di stile anni settanta, pantaloni a zampa di elefante, scarpe con le zeppe e molto altro ancora. Nessuno di coloro che sono dipendenti dalla società si chiede comunque che cosa stia dietro a tutto questo, poiché anch'essi, come ho descritto nell'immagine della natura, non si trovano nel ciclo della propria fase di vita, nella propria realtà, ma sono travestiti.
Siamo sinceri, cari giovani: non siete ancora maturi, come non lo sono gli adulti morbosamente attaccati alla società. Per questo motivo, molte volte i giovani e gli adulti si scontrano sulle più diverse opinioni ed idee. Alcuni giovani, che sono stati ribelli contro la società e contro coloro che dipendevano da essa, a circa 30 anni sono divenuti conformisti ed opportunisti, si sono lasciati sottomettere dalla società, con le sue regole del gioco e la sua morale apparente, divenendo individui che sono, come gli altri, alla ricerca di stima, successo, potere e denaro, assillati da tutto ciò. Per quale motivo?
Se analizziamo le richieste dei giovani che, per la mancanza di esperienza in genere non sono equilibrate ma sono piuttosto fantasie, riconosciamo che i giovani, anche se desiderano cambiare molte cose, non hanno tuttavia esperienza su come ciò potrebbe avvenire. Oggi, nemmeno molti genitori e sostenitori della società, con il loro desiderio di arrivismo, sono in grado di guidare i giovani, poiché essi stessi non conoscono quelle caratteristiche di vita che rendono stabile una società e le conferiscono un'alta qualità e che sono necessarie per il bene comune in tutti i campi della vita. Tutti coloro che dipendono dalla società pensano solo a se stessi, in base al principio: "Tutto solo per me; dell'altro, in fondo, non mi importa".
Anche se nella nostra società si parla molto del lavoro e dell'aiuto per i giovani e si fa anche molto in questo senso, non esiste la base sulla quale un giovane possa costruire. Sarebbe, per esempio, necessario imparare a comprendere i giovani e le loro caratteristiche basilari. Sarebbe necessario elaborare perché si ribellano, perché esprimono la loro opposizione con il proprio comportamento esteriore. Sarebbe necessario capire perché un giovane si vuole conformare all'altro e perché in seguito, a circa 30 anni, si lascia inserire nella società dell'ego che sembra dominare ogni cosa, mettendo da parte i propri ideali e valori, esistenti spesso almeno embrionalmente, come, per esempio, quelli dell'uguaglianza e della libertà, per seguire la moda che vige da millenni e che dice: "Io. Io. Io. Tutto solo per me".
Molti giovani credono nella reincarnazione e sanno che i diversi tratti caratteriali dell'uomo sono stati ereditati o provengono da incarnazioni precedenti. Ognuno porta con sé attributi umani diversi in questa vita terrena. I tratti caratteriali umani attivi nell'uomo danno l'impronta sia all'adulto, sia al giovane.
Sia i giovani, sia gli adulti - chi più, chi meno - si sottomettono al conformismo esteriore. Ognuno è convinto che la propria idea di società possa servire allo scopo della società. Tuttavia, se gettiamo uno sguardo dietro al meccanismo del conformismo, percepiamo in quale direzione si sta andando. O si desidera, nella misura del possibile, una grande fetta della torta della società, oppure si vuole divenire qualcuno, mantenere la propria posizione o migliorarla ulteriormente. Raramente chi dipende dalla società si chiede se ciò che aspira a raggiungere sia morale oppure no. Alcuni pensano: "Comunque sia, conformismo o no quello che conta è che la fetta della torta della società destinata a me sia possibilmente grande".
Se oggi fossi giovane ed avessi questa visione delle cose e conoscessi allo stesso tempo i valori spirituali e morali superiori, cercherei sicuramente di imparare a comprendere il prossimo, di accettarlo invece di denigrarlo e di mettermi al di sopra di lui; cercherei di vedermi al suo fianco, ossia di essere benevole e tollerante con lui, vale a dire di applicare ciò che sta scritto nel Discorso della Montagna: fai tu per primo ciò che vuoi che gli altri facciano a te. Smetterei sicuramente di imitare gli altri e mi comporterei e mi vestirei in base a princìpi morali ed etici nobili. In base alle conoscenze spirituali che ho oggi - per esempio, che il simile attira sempre il simile - mi renderei anche conto che potrei trovare amici che anelino a conseguire gli stessi o simili aspetti.
Solamente conoscendo ed adempiendo le Leggi divine, i giovani possono edificare una società moralmente valida, che non si limiti a coltivare nobili pensieri sul bene comune, parlandone con belle parole, ma che favorisca attivamente il bene comune per tutti; di conseguenza, non potrebbero esistere le gravi differenze tra i più ricchi e i più poveri. Un giovane che elabora i propri valori interiori - insiti in ogni uomo - una volta giunto all'età di 30 anni non si adatterà agli altri, ossia non si lascerà assoggettare dalla società dell'ego con le sue pretese di potere e i suoi pensieri fissati sul benessere.
Gettiamo ancora una volta un breve sguardo nella natura. La primavera è la gioventù. Nessuna foglia e nessun fiore si colorerà di propria iniziativa. Sono belli così come sono. Nessun animale si fa tingere il pelo o si fa trasformare nella propria specie in qualche altro modo. E' così com'è ed è bello. Se il giovane si veste in modo adatto al proprio tipo ed anche in base ai propri valori interiori che sta sviluppando, potrà esprimere le proprie virtù giovanili e i valori del proprio carattere. L'estate, la maturazione ed anche il periodo del raccolto che sta per iniziare, sono poi il simbolo dell'uomo che possiede qualità e capacità, ossia i valori professionali sviluppati che egli stesso ha acquisito con impegno e costanza, ma anche con il senso per la comunità, riconoscendo e rispettando le categorie etiche e morali. Tali persone si collocheranno attivamente nella vita professionale e porteranno frutti, senza pensare solo a se stessi, ma anche al bene di tutti. Esse sono ricche di esperienze interiori ed hanno buone caratteristiche. Preferiscono il vero bene comune al benessere opulento. Tali persone non si limitano a parlare del bene comune, ma si impegnano affinché tutti possano stare bene, nella misura in cui ognuno si impegna ad essere al servizio del bene comune e a sostenerlo qualitativamente.
Ognuno di noi sa che chi danneggia il bene comune danneggia se stesso; si esclude a poco a poco dallo sviluppo del bene comune e si basa solo sul bene del proprio ego. E' così che agisce la società odierna e, come vediamo, essa non è di durata. Se vogliamo una società con valori etici e morali elevati, essa si dovrebbe sviluppare da giovani, i quali non si limitano a ribellarsi, non si mettono in mostra con capelli di tutti i colori, piercing, vestiti anni settanta e con marche che ognuno "deve" avere, con pantaloni a zampa di elefante e scarpe con le zeppe, ma sviluppano valori interiori, cioè di un livello elevato, prendendosi la responsabilità per una società caratterizzata dalla morale.
Una tale società favorisce il senso del bene comune per tutti gli uomini che vogliono pensare ed agire in modo conforme al vero bene comune e che sviluppano capacità di alta qualità nella famiglia e nella vita professionale.
Il giovane:
Ora comprendo molte cose; per esempio, che non si può creare un mondo migliore con manifestazioni che dicono "vogliamo cambiare tutto" e con la ribellione, ma che, in fondo, ognuno decide che cosa fare della propria vita. Nessuno può fare i passi per l'altro, nessuno può imporre ai propri simili di avere un animo buono oppure valori etici e morali superiori.
Gabi, hai parlato del confronto di giovani ribelli con la società. Spesso però questo confronto avviene anche con i nostri genitori, con i quali ci scontriamo nella sfera strettamente personale. Pensiamo che spesso essi reagiscano semplicemente con "una mentalità ristretta" e ci mettano i bastoni tra le ruote.
Il profeta:
A questo riguardo vorrei esortarvi ad essere comprensivi con i vostri genitori, eventualmente anche con i vostri nonni. Quante volte si sente dire a senso dai giovani: "I miei genitori si oppongono a tutto. Sono "strambi". Sono incompetenti in materia di giovani. Sono andata a vedere nel dizionario che cosa vuol dire "strambi". Ho trovato che "strambi" vuol dire: "che hanno abitutini o princìpi estranei e ridicoli ai quali si attengono con ostinazione; strano, bizzarro, stravagante, pazzo."
Se confrontaste la generazione odierna, caratterizzata dal benessere, con le generazioni di un tempo, avreste forse più comprensione per i vostri genitori e per i vostri nonni. Non potete fare un fascio di tutti i genitori e nonne definendoli "strambi", poiché nelle generazioni passate, ai tempi in cui i vostri nonni e i vostri genitori erano nel periodo della pubertà, c'erano abitudini di vita totalmente diverse. In particolar modo al tempo dei vostri nonni c'erano princìpi severi e doverosi; una cosa si doveva fare e l'altra no. Per i giovani non esistevano "se" e "ma". Si diceva solamente "questo si fa" e "questo non si fa", anche riguardo a costumi, a volte troppo severi, sul modo di stare a tavola o di comportarsi in una società che si è abituata ad un certo modo di esprimersi o che se lo è imposto. Per i bambini molte cose erano un dovere. Salutando gli adulti, ed in alcuni casi anche ragazzi della propria età, il bambino doveva fare un inchino e la bambina doveva fare una riverenza. C'erano particolari vestiti e scarpe per la domenica, che non potevano essere portate durante la settimana. I genitori di allora controllavano severamente i propri figli per vedere con chi si incontravano e affinché non avessero rapporti prematrimoniali.
I bambini ed anche i giovani avevano in genere poca libertà personale. Dovevano generalmente essere obbedienti e buoni, ossia adattarsi. Dall'infanzia all'età di adulti, la vita era spesso segnata da severità, da norme rigide e divieti, affinché i bambini potessero brillare come modelli davanti ai parenti e agli amici.
Non sempre i genitori delle generazioni di allora erano irreprensibili nello stesso modo in cui educavano i propri figli. Spesso vietavano ai propri figli ciò che essi si concedevano in segreto; i figli dovevano naturalmente obbedire e lo facevano anche in ampia misura. Spesso traevano l'educazione dei figli dal proprio comportamento.
Per i vostri genitori, spesso, le cose non sono state più così formali e rigide come per i nonni. Tuttavia anch'essi sono stati soggetti - come direste voi - all'odore di stantio delle generazioni passate. Non potete quindi definire globalmente il comportamento dei vostri nonni o anche dei vostri genitori come "strambo". Esso dimostra l'influsso dell'educazione di un tempo, alla quale certamente si sottrassero anche alcuni giovani di allora, con grande disappunto dei loro familiari che si vergognavano della "pecora nera" nella propria famiglia. Certamente anche i vostri nonni e i vostri genitori possono raccontarvi come, di tanto in tanto, hanno fatto cose che non dovevano fare, per spirito di contraddizione, come hanno escogitato scherzi e molte altre cose. Tuttavia tutto ciò è restato un'eccezione nella società borghese di allora.
Voi giovani siete nati nel momento in cui il cosiddetto miracolo economico ha raggiunto il proprio apice, in una società che ha perso quasi completamente i princìpi basilari dell'etica e della morale, per non parlare poi di buone maniere e di particolari modi di comportarsi. Anche se i vostri genitori sono cresciuti nel periodo di questo miracolo economico, sono stati tuttavia educati dai loro genitori, che li hanno ampiamente condizionati con le proprie norme. I programmi di comportamento che si acquisiscono nell'infanzia o nella giovinezza restano più o meno attivi per tutta la vita terrena. Molte delle generazioni più vecchie non sono in grado di comprendere il comportamento dei giovani di oggi, che ha fatto un enorme salto di generazioni a seguito del miracolo economico, poiché esse hanno sempre presente l'immagine di educazione avuta nella propria infanzia e nella propria giovinezza. Molte volte essi educano i propri figli in base a questo influsso ed influenzano a loro volta i giovani con i criteri e le norme di allora.
Se molti di voi ritengono che i genitori siano incompetenti riguardo ai giovani di oggi, vorrei invitarvi a riflettere che potrebbe trattarsi semplicemente di mancanza di esperienza. I vostri genitori non conoscono il vostro stile di vita, perché "un tempo era tutto diverso". In certi aspetti non sono in grado di comprendervi, poiché non hanno esperienza riguardo a molte cose che sono naturali per voi in questa generazione fiorente. Dato che sono insicuri nell'educazione a causa di questo salto di generazione, a volte reagiscono in modo eccessivo oppure all'antica, in base appunto al potenziale di ricordi e di esperienze della loro infanzia e della loro giovinezza.
Cosa ne pensate, se voi giovani ne parlaste insieme e vi rendeste conto che i vostri genitori non sono appunto cresciuti nella società del benessere come voi? Se volete, parlate anche del fatto che, negli anni della loro infanzia e della loro giovinezza, i vostri nonni e i vostri genitori hanno dovuto subire un'educazione eccessivamente rigida e dettata da determinate norme, anche se qualche volta si sottrassero segretamente ad esse. In tal caso, fecero cose che non erano sempre innocue e che potevano anche essere pericolose; ciò avrebbe sicuramente preoccupato molto i genitori se lo avessero saputo. Anche queste esperienze e questi ricordi di come essi si sono sottratti alla ristrettezza di un'educazione autoritaria ai tempi della loro gioventù, influiscono sulla vostra educazione, poiché essi temono, in fondo, che anche voi vi comportiate come hanno fatto loro un tempo. I timori e le preoccupazioni dei genitori derivano spesso anche dal tentativo di proteggervi da eventuali danni. Anche il modo in cui andate in auto e in moto, viaggiando spesso a tutta velocità, è causa di preoccupazione per i vostri genitori. Si preoccupano per il vostro bene e per la vostra vita.
Alcuni genitori, guardando indietro nel loro passato, si rammaricano che la propria gioventù sia stata segnata dalle ombre dell'eccessiva protezione, dalla costrizione ad obbedire, da limitazioni, divieti, ossia da una pressione autoritaria. Sono contenti di non dover far subire cose analoghe ai propri figli in crescita. Altri invece invidiano la libertà dei giovani e ciò che essi si concedono.
Con queste mie parole desidero risvegliare in voi la comprensione per i vostri genitori. Forse, attraverso colloqui tra voi giovani e insieme ai vostri genitori, imparerete a comprendere anche loro. In tal caso, potreste forse capire e provare perché sono così e perché reagiscono in un dato modo. Uno sforzo sincero da entrambe le parti, soprattutto anche da parte di voi giovani con il mondo delle vostre idee, eliminerebbe certi giudizi come "strambi" e "incompetenti" e vi aiuterebbe a vedere voi stessi e i vostri genitori per quello che siete: fratelli e sorelle di diversa età che affrontano insieme questa vita terrena e sono collegati tra loro da diversi aspetti positivi.
Quando i vostri genitori si troveranno nell'autunno della vita e voi sarete adulti, lavorerete ed avrete forse voi stessi una famiglia, alcuni dei vostri genitori vi diranno: sarei contento se, negli anni in cui i miei figli o le mie figlie erano nell'adolescenza, non avessi reagito in modo così forte; se non avessi detto questo o quello o non li avessi costretti. Guardando indietro, anche alcuni adulti riconoscono tuttavia che le cose non potevano andare diversamente da come sono state. A quel tempo ero così ed anche i figli erano così. Forse alcuni genitori penseranno nel proprio intimo: in fondo, i miei figli erano simili a come sono stato io.
Il giovane:
Ci penseremo e ne parleremo.
Un'altra domanda: ascoltando le notizie riportate dai mass-media, la vita quotidiana di noi giovani gira solo intorno al principio "sesso, droga e rock'n roll". Molte volte seguiamo anche noi più o meno questa moda, senza pensarci molto, a volte ci divertiamo anche a "combinarne una". Come possiamo renderci conto di che cosa è giusto per noi?
Il profeta:
Abbiamo già parlato della nostra società che, come ho brevemente accennato, si è allontanata dai valori etici e morali. Perché è così? Chi riflette sulla nostra società odierna, su tutti i "pro e contro" dell'umanità, sullo sviluppo estremo nel campo della ricerca e della tecnologia, sulle diverse attività dei mass-media, su tutti gli eccessi come sesso, droga e "rock'n roll", sul fare soldi, su omicidi e violenza sessuale e così via e li considera alla luce dell'insegnamento di Gesù, del Cristo, vedendo come i giovani sono in balìa di tutto ciò e ne vengono coinvolti, giunge a riconoscere che i giovani delle generazioni passate non hanno avuto dei buoni esempi. Generazione dopo generazione, il singolo si è orientato solamente sulla massa e la massa si è orientata sui ricchi. Molti ricchi vivevano e vivono una vita nell'eccesso, dettata dal denaro e dal potere, in modo analogo a come avvenne prima del decadimento di molte cosiddette culture elevate.
Chi pronuncia le parole "io sono cristiano", o addirittura "io sono un'autorità ecclesiastica, come un cardinale, vescovo, parroco o prete" ecc., dovrebbe anche essere un mo-dello di vita o per lo meno un buon esempio per l'adempimento degli insegnamenti cristiani, ossia degli insegnamenti di Gesù di Nazaret. Tuttavia, dato che la maggior parte delle autorità ecclesiastiche non segue personalmente i valori spirituali ed etici basilari insegnati da Gesù di Nazaret, ma ha piuttosto fatto della propria cosiddetta chiesa cristiana una struttura di potere e di parole vuote che fa molte concessioni ecclesiastiche ai ricchi, i cosiddetti pastori di anime hanno perso la visione globale delle norme cristiane insegnate da Gesù di Nazaret. Di conseguenza anche il loro gregge - ossia i loro seguaci che si definiscono protestanti o cattolici - hanno perso il collegamento con queste norme. La nostra società odierna si trova sul livello più basso, sul quale si sono trovate le "alte culture" di un tempo nel momento del loro decadimento, per poi sgretolarsi come avvenne con Babilonia e con Roma.
Se l'uomo non ha più valori etici e morali, se le sue necessità preminenti sono il potere, la stima, la ricchezza, la soddisfazione del corpo attraverso il sesso, l'ingordigia, l'alcolismo fino al consumo di droga, egli perde spesso il sentimento che gli indica cosa è giusto e cosa non lo è.
A proposito di sentimenti: se chiedi a una persona dipendente dalla società che cos'è il sentimento, forse ti risponderà: avere sentimenti è fuori moda. Devono essere eliminati, per poter godere la vita senza scrupoli. Ma proprio il sentimento - che non deve essere confuso con il sentimentalismo - è un dono molto prezioso; è la bilancia costituita dalla nostra coscienza, sulla quale possiamo soppesare ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Per chi elimina i sentimenti tutto è permesso. Non importa se ha ogni settimana due o tre partner diversi, se commette adulterio o no, se altri soffrono per causa sua, patiscono stenti o vanno in rovina: quello che conta è avere la droga, sia essa il sesso, l'ingordigia, l'alcolismo, il potere, la violenza, l'avidità di denaro, l'inganno e la menzogna o la giusta dose di stupefacenti. Se si osservano con un certo distacco i mass media, i film e i programmi televisi, si nota che quasi tutto si riferisce a omicidi, inganni, amore e sesso. Perché la nostra società è arrivata a perdere qualsiasi livello etico e morale? Perché nella società ognuno pensa solo a se stesso o alla propria confessione religiosa, al proprio partito, al proprio capitale, ai propri piaceri ed ai propri beni. Quindi tutto è rivolto solo al bene personale.
Spesso all'uomo non importa come si sente il suo prossimo e come sta, se riesce a vivere con i pochi beni che ha, come si sente la donna o l'uomo che si ritrovano soli con i loro figli, poiché il partner ha iniziato un'altra storia di amore; come si sentono i giovani che soffrono sotto l'influsso della droga; come si sente la famiglia che ha dovuto lasciare la propria casa e tutto ciò che aveva, perché non era più in grado di pagare gli interessi, come si sentono i disoccupati e coloro che devono ricorrere all'assi-stenza sociale ... A nessuno importa di tutto ciò; ciò che conta è essere dalla parte "giusta", ossia essere il fautore e non la vittima. Anche se i politici fanno tanti discorsi sui problemi sociali, coloro che dipendono dall'assistenza sociale soffrono sempre più a causa di coloro "che hanno a cuore i problemi sociali".
Gesù, il Cristo, ci ha insegnato - e questo dovrebbe essere insegna-to anche da coloro che dovrebbe-ro essere di esempio, come i cardinali, vescovi, parroci e preti: riconosci il tuo comportamento errato, pentiti e chiedi perdono. Perdona anche il tuo prossimo che ha peccato nei tuoi confronti. Ripara agli errori che hai fatto, se è ancora possibile, e poi non ripeterli più. Chi crede in Gesù si atterrà passo per passo a tutto ciò e, come cristiano, si renderà conto che deve sistemare il proprio comportamento errato, del quale fanno parte anche tutti i vizi, compreso quello della sessualità.
La sessualità eccessiva, l'abuso di bambini, la violenza, i furti, la tossicodipendenza dimostrano sempre che l'uomo non riesce più a superare i propri problemi. Nelle incarnazioni precedenti ogni anima ha coltivato più o meno tali eccessi in veste umana, sia in pensieri,sia in desideri o anche in azioni. Se ciò non è stato sistemato nei mondi dell'aldilà, essa lo porta di nuovo con sé in questa vita terrena. Invece di riconoscere queste degenerazioni, questi vizi dell'ego, e di sistemarli in base all'insegnamento di Gesù, ossia di non ripeterli più, l'uomo continua non solo a coltivarli, ma li vive spesso fino all'eccesso.
Se queste degenerazioni vengono coltivate in immagini a livello di pensiero, oppure in altri modi diversi - anche scaricandoli su un oggetto - si formano programmi di vizi che rendono l'uomo privo di sentimento e quindi manovrato dal vizio e privo di coscienza. Egli si abbandona quindi alle proprie passioni in diversi modi, sia che si tratti di avidità di ricchezze, di po-tere, di tendenza alla pornografia, alla violenza sui bambini o di qualsiasi altro tipo di degenerazione che porta una società alla rovina.
Il giovane:
A questo punto mi chiedo: Che cos'è normale e che cos'è un vizio? Dove si trova il limite? Come si può riconoscere quali aspetti sono in noi? Potresti per piacere spiegarlo ancora una volta più esattamente?
Il profeta:
Che cosa sono i programmi dei vizi? Cominciamo, per esempio, con una sessualità normale, con un normale bicchierino di vino, fumando una, due, tre, quattro, cinque sigarette al giorno. Se si presentano difficoltà più o meno grandi in azienda, tra amici o in famiglia e non le risolviamo, continuiamo ad occuparcene con i nostri pensieri. In tal modo, il volume energetico delle "difficoltà" si ingrandisce. Diviene un problema che non solo ci occupa, ma che tiene prigionieri i nostri pensieri per giorni e giorni. Dato che non ne parliamo per risolverlo, continua a crescere fino a traboccare dal nostro subconscio ed esercitando quindi una gigantesca pressione sul conscio.
Continuiamo e continuiamo a pensare. Questi pensieri continuano a circolare intorno al nostro problema. La pressione diviene sempre più forte. Comincia a stimolare le nostre normali abitudini di vita. Improvvisamente, invece di fumare tre sigarette al giorno, ne fumiamo dieci. Il normale desiderio di un rapporto fisico comincia a spingere e si cerca un oggetto su cui sfogarsi sessualmente.La persona che si trova sotto questa pressione vuole solo rilassarsi, ossia scaricarsi. Fino a quel momento ha bevuto uno o due bicchieri di vino al giorno, oppure una birra o due. Ora ricorre ad una bottiglia di vino, o eventualmente ad alcolici più forti, oppure deve bere ogni giorno più bottiglie di birra.
Se il problema si rafforza e ne derivano più problemi che, per esempio, partendo dal campo professionale si estendono a quello fa-miliare oppure, partendo dalla famiglia coinvolgono il lavoro, oppure partendo dalla cerchia degli amici si estendono nel campo professionale e in quello familiare, questa pressione diviene sempre più forte. La persona che ne è sog-getta se ne vuole liberare. Invece di affrontare la radice del male, che si trova nel campo professionale, in quello familiare o tra gli amici, si stacca per breve tempo da questo campo di tensione, stordendosi con un maggior consumo di tabacco, praticando sempre più spesso la sessualità, rilassandosi con l'aiuto di alcolici. In questo modo si formano i programmi di voglie e di vizi che, se vengono praticati a lungo, mettono radici nel subconscio, ma anche nell'anima della persona soggetta.
Se il subconscio è colmo al punto da dominare il conscio, ossia se è divenuto autonomo, i programmi di voglie e di vizi divengono passioni. L'uomo viene spinto a potenziare sempre più i propri vizi. Arriva al punto di non riuscire più a frenare questi vizi. Questi eccessi possono poi portare a furti, tossicodipendenza, brutalità, violenza sui bambini o alla sessualità e a molte altre cose del genere.
Ciò che è iniziato nel piccolo, con una difficoltà che avrebbe potuto essere risolta fin dall'inizio se l'uomo ne avesse parlato e avesse preso coscienza della propria parte, se avesse trovato la radice e l'avesse sistemata, è ora divenuto una valanga che lo travolge e lo spinge ad agire per forza.
Quante volte si sente dire: "Per una volta non fa niente". Tuttavia, una volta può già essere troppo, se si è coltivata una passione a lungo in pensieri e in immagini, fino a che essa arriva a manifestarsi in modo estremo, travolgendo l'uomo, al punto che egli perde il controllo delle proprie azioni. Il mondo divino ci ha dato un aiuto per fare in modo che i nostri desideri non divengano cupidigie e vizi. Ci ha insegnato a non coltivare i nostri desideri, nemmeno in pensieri e in immagini, ma ad analizzarli, chiedendoci: da dove viene la pressione e la spinta? Quali difficoltà a livello familiare, nella società, professionali o scolastici, quali debolezze personali del singolo si trovano alla radice del problema? Dovremmo chiederci che cosa otteniamo se permettiamo che le passioni divengano vizi, continuando a coltivarle.
Il mondo divino non ci insegna a combattere i desideri, le passioni e le cupidigie che viviamo realmente o in immagini, bensì ad esaminare la radice di questo comportamento che molte volte è una degenerazione, e a sistemarla. Esso ci indica che non dovremmo accettare una sessualità eccessiva, l'ingordigia, il vizio del bere e la droga come cose dettate dal destino, convivendo con esse. Ci dice piuttosto che, prima di essere spinti a praticarli, ossia prima che il desiderio divenga un vizio, do-vremmo soppesare il da farsi con la mente, poiché il male si trova dapprima nella mente, ossia nel conscio. Dovremmo quindi renderci conto della direzione in cui veniamo spinti e che cosa ne ricaviamo.
Non dovremmo, quindi, cedere a questi desideri assillanti e a queste passioni e lasciare che avvengano, ma esaminare la radice per poi eliminarla. Ciò dovrebbe avvenire a livello dei nostri pensieri e quindi al livello di immagini in noi.
Se, dopo aver esaminato e soppesato la situazione, abbiamo riconosciuto alcuni aspetti delle nostre debolezze, dei nostri errori e delle nostre tendenze specifiche che si trovano alla base e ci siamo forse resi conto della colpa di cui ci siamo eventualmente aggravati o dove non abbiamo ancora perdonato da parte nostra, possiamo anche riconoscere come vogliamo invece agire in futuro. Dalla decisione di non ripetere più le stesse cose o di non soddisfare i desideri eccessivi scaturiscono propositi di agire secondo valori etici e morali; se li affermiamo ripetutamente con i nostri pensieri, se li sviluppiamo e li rafforziamo, essi entrano sempre più nel nostro subconscio. Di conseguenza, il corpo accoglie sempre più le forze positive ed edificanti; la tendenza, eventualmente già presente nel corpo a causa del peccato, scompare. In questo modo l'uomo può liberarsi dalla propria passionalità.
Chi cede ai propri programmi di passioni e vizi e li pratica ripetutamente, immette questi meccanismi nel proprio subconscio. Con il tempo, essi cominciano a manovrare il corpo in modo autonomo ed automatico dal subconscio. L'uomo non riflette quasi più e lascia che tutto ciò avvenga, poiché il sentimento che soppesa e misura ogni cosa, ossia la coscienza, è stato eliminato. Una tale persona agisce poi senza controllo.
Dovremmo quindi sforzarci, ossia essere desti, a non rimuovere a lungo tali e simili pensieri, desideri e vizi nella nostra mente, ossia nel conscio, continuando a pensarci, a desiderare e ad immaginarci concretamente molte cose.
Sappiamo che tutti i processi, fino a giungere ad un delitto passionale, hanno inizio dapprima nella mente, ossia nel conscio. L'uomo viene stimolato, per esempio attraverso programmi televisivi o video o altre impressioni dei sensi, a pensare determinati contenuti; ciò significa che in lui devono essere presenti le stesse o simili tendenze che ha portato con sé da un'altra vita. Se l'uomo comincia a muovere questi sentimenti e pensieri negativi pericolosi e permette che trovino spazio dentro di lui, il subconscio assorbe queste energie che manovrano poi le funzioni fisiche corrispondenti. Se questo complesso energetico negativo, cioè dettato dal peccato, si ingrandisce, perché l'uomo si occupa in continuazione di questi sentimenti, pensieri, immagini e desideri, esso assume sempre più potere sull'uomo e finisce per manovrarlo tramite il subconscio che è divenuto autonomo, ossia l'uomo viene spinto ad eseguire queste cose, senza potersi controllare con il conscio.
Sentiamo continuamente che persone che hanno commesso delitti spinti dalle proprie passioni vengono tenuti in carcere per anni o decenni. Caro Martin, pensi che in tal modo il loro subconscio si svuoti? Credi che un tale criminale possa liberarsi dalla propria passionalità, vale a dire che possa sviluppare un modo di vivere veramente positivo, ossia raggiungere valori etici o morali? Dato che in carcere continua a ritrovare i propri programmi di vizi o di passioni alla televisione che continuano a stimolarlo, quando lascerà il carcere, dopo anni o decenni, potrà veramente essere a posto oppure non c'è forse da temere che rifarà le stesse o simili cose? La reclusione può essere un provvedimento necessario, tuttavia, se non si agisce in modo adeguato sul conscio e sul subconscio, in modo che questi programmi autonomi vengano sciolti, un criminale che ha agito spinto dal vizio si rimetterà raramente a posto.
Il giovane:
Gabi, trovo veramente eccezionale che spieghi queste cose così chiaramente. Per quanto mi riguarda, starò attento a me stesso, in mo-do da accorgermi subito quando in me si muove qualcosa in una o nell'altra direzione. Non voglio scivolare in una passione o perdere il controllo di me stesso. Mi immagino la mia vita in modo diverso e mi sono riproposto ben altre cose.
Il profeta:
Hai detto che "ti immagini la tua vita in modo diverso e ti sei riproposto ben altre cose". Con questo intendi che ti sei riproposto una meta di vita più elevata. Una meta chiara, con contenuti corrispondenti, è essenziale se aspiriamo ad evolverci verso una meta superiore, ad essere persone di carattere, con valori interiori. Solo se ci poniamo una meta chiara, sulla quale ci orientiamo, sarà possibile evolversi consapevolmente, ossia svilupparsi verso una meta più elevata.
Ma ritorniamo al nostro tema. Hai parlato anche di "droga e rock'n roll". Vorrei chiederti una cosa: perché non ballare solo il rock'n roll - senza droga? Perché così tanti giovani ricorrono alla droga? Perché non riescono più a controllare i propri desideri, i propri pensieri e le proprie passioni, oppure perché sono estremamente delusi dalla nostra società, dato che non riescono a far valere le proprie idee e i propri desideri. Alcuni si stordiscono con le droghe, fino a divenire tossicodipendenti, altri invece si procurano dei manganelli e picchiano selvaggiamente intorno a sé. Tuttavia, tutto ha una causa.
I giovani dovrebbero essere accolti nel modo giusto nella nostra società. Quest'ultima, invece, è troppo occupata con se stessa; motivo per cui impone solo obblighi ai giovani e non si prende il tempo per comprenderli. Ammetterai certamente che le idee e le opinioni dei giovani sono spesso irreali. Ciò non significa, tuttavia, che la società debba semplicemente rifiutare queste richieste immature. In ogni cosa c'è un granello di verità o un granello di senso. Sarebbe quindi necessario riconoscere il valore delle idee e delle opinioni dei giovani, ossia elaborare quale sia il loro senso, per comprendere i giovani, per sostenerli, per rafforzare i loro aspetti e valori positivi e costruire su di essi. Dalle richieste dei giovani si potrebbero così sviluppare gli aspetti buoni, costruttivi e proficui; ed essi, in base al valore delle loro idee ed opinioni, potrebbero a poco a poco inserirsi in una buona società con valori etici e morali.
Mi chiedi come si può riconoscere ciò che può aiutare a sviluppare i valori etici e morali.
La mia domanda sarebbe: Che cos'è essenziale per poter condurre una vita ricca di valori etici e morali? Prima di tutto sarebbe importante chiedersi: che cosa voglio veramente? Voglio essere diverso dalla massa? Oppure voglio essere una persona dipendente dalla massa, che si lascia trascinare da essa, senza sapere a quale gregge appartiene?
Se vuoi aspirare a conseguire valori etici e morali superiori, dovresti pensare con la testa a ciò che ti occupa al momento, ossia riflettere su di esso con la mente, immaginandolo a livello di pensiero e chiedendoti: che cosa mi porta? Voglio scomparire nella massa chiamata "società", che è una massa che non riflette, che si lascia spingere ed è assillata? Voglio quindi nuotare con la corrente del tempo, nella corrente del "mondo" e di tutto ciò che appartiene ad esso, per trarre eventualmente vantaggio dai relitti che vengono portati sulla spiaggia dalle onde? Oppure voglio divenire o essere una persona indipendente, con un carattere forte che, sviluppando i propri valori interiori e disinteressati - ossia altruistici - è in grado di divenire una roccia tra le onde spumeggianti della società, ossia della massa? Voglio quindi già oggi ripropormi norme per una società più elevata e divenire o essere una persona che può dire dalla propria coscienza: ciò che è usuale nella società odierna non corrisponde ai miei valori e princìpi?
Ciò non significa che dovresti reprimere ciò che ti spinge, sia che si tratti di sesso, droga o rock'n roll o di maschere conformiste, o delle mode delle quali hai parlato. Ciò sarebbe sbagliato. Ciò che reprimiamo non è stato elaborato, ma solo rimandato. In un momento di debolezza si ripresenta e ci travolge come un'epidemia. Saremo quindi malati delle nostre passioni e ci sfuggiranno di mano le redini della nostra vita terrena. Ti posso solo consigliare di elaborare a poco a poco ciò che ti assilla e che l'insegnamento cristiano definisce come peccato, ma che potremmo chiamare anche aspetti umani, debolezze, errori, comportamenti errati. Vale a dire che dovresti trovare la radice della pressione e della spinta esercitata dai desideri, per poi eliminarla.
Pertanto non si tratta di dire semplicemente no a tutte le passioni che si presentano, bensì di dire un sì determinato a valori etici più elevati, di riproporsi una vera vita cristiana che corrisponda all'insegnamento di Gesù, il Cristo. Se lo desideri, ti sarebbe di aiuto lo Spirito del Cristo-Dio, che dimora in ogni uomo, poiché in merito alla vita cristiana sta scritto: chiedi, e ti verrà dato; cerca, e troverai; bussa, e ti verrà aperto. Riceverai quindi l'aiuto per elaborare, a poco a poco, gli aspetti umani e costruire una vita cristiana con tutte le sue norme etiche e morali più elevate. Allora non sarai più una persona spinta dai propri desideri, bensì sarai a favore della società cristiana che certamente si svilupperà, poiché la rovina di questa cultura dell'ego si profila già all'orizzonte.
Puoi orientarti difficilmente su uomini, nemmeno sulle "eminenze" ecclesiastiche che dovrebbero essere modelli di vita cristiana. Se lo desideri, orientati sulla vita di Gesù, che non è stata semplice. Anche Gesù ebbe le Sue lotte. Ci sono certamente buoni libri spirituali, nei quali puoi leggere in che modo le ha superate di volta in volta.
Il giovane:
Gabriele, queste sono risposte alle nostre domande che ci aiutano veramente.
Mi interessa ciò che hai detto in merito ai valori spirituali e vorrei saperne di più. Quali sono questi valori concretamente? Come possiamo svilupparli e rinforzarli nei loro vari aspetti?
E inoltre: come giovane, come posso elaborare valori propri, valori nuovi, senza orientarmi sugli adulti?
Il profeta:
Mi hai chiesto quali sono i valori etici e morali superiori. Cominciamo con la dose più piccola, per porla poi sempre più in alto.
Sforzati di ascoltare i tuoi simili e cerca di dare loro una risposta sincera. Non darti tanta importanza nei colloqui. Non essere una persona che vuole sempre saperla meglio, ma rifletti, chiedendoti se sei veramente all'altezza della domanda e se sei in grado di aiutare e servire con una risposta.
Mantieni pulito il tuo corpo. Sforzati di portare vestiti puliti ed ordinati.
Saluta i tuoi simili con pensieri e parole aperti e sii cosciente che anche tu desideri essere salutato nello stesso modo: con un viso chiaro ed aperto.
Quando sei a scuola o al lavoro, non prenderti gioco dei tuoi insegnanti o delle tue insegnanti o dei tuoi superiori, né dei tuoi compagni o dei tuoi colleghi. Saresti forse contento se essi ridessero di te?
Mangia e bevi con buone maniere e sii consapevole che il cibo e le bevande che consumi sono un dono fatto dal Creatore ai Suoi figli umani tramite la madre terra. Tratta bene gli animali, le piante, tutta la natura, ossia nello stesso modo in cui vorresti essere trattato anche tu. Infatti, tutte le forme di vita del-la natura hanno sentimenti e sensazioni, poiché portano in sé la vi-ta, la facoltà di sentire e percepire. Sii consapevole che la madre terra ti ha donato il tuo corpo fisico. Chi rispetta se stesso e mantiene pulito il proprio corpo, apprezza e rispetta anche la madre terra. Non farà volutamente alcun male né agli animali, né alle piante. Rispetterà anche i minerali e non li sfrutterà.
Quando incontri una persona non giudicarla, sia che tu la conosca, sia che ti sia estranea, poiché la sua condizione attuale corrisponde al suo attuale livello di coscienza; è la sua individualità. Ogni uomo pensa e vive come è al momento; così è la sua immagine personale, che egli determina con i suoi pensieri e con i suoi desideri. Allo stesso modo si presenta a te e ai suoi simili; si veste in modo corrispondente e arreda la propria dimora allo stesso modo; vive e si comporta in modo corrispondente dentro di essa. Ogni uomo è diverso dall'altro. Questa diversità la definiamo come livello di coscienza del singolo. Anche tu sei diverso dai tuoi simili. Tu hai il tuo livello di coscienza, gli altri hanno il loro. Quale dei due è quello "giusto"? Secondo la Legge divina, nessuno dei due, poiché ognuno mette più o meno in mostra le pro-prie tendenze negative, ossia ciò che gli è "proprio", ciò che è in lui. Pertanto, ognuno parla, giudica e condanna solo in base ai propri errori, divenendo così il giudice di se stesso. Gesù disse in merito: "Non giudicate, per non essere giudicati. Infatti, con il criterio con cui giudicate sarete giudicati voi stessi; e con il metro con cui misurate, sarete misurati voi stessi".
Non inviare ai tuoi simili pensieri carichi di odio e di invidia, poiché nemmeno tu vuoi che gli altri lo facciano con te.
Lascia la libertà ai tuoi simili. Non costringerli a fare ciò che vorresti o che potresti fare tu stesso.
Aiuta il tuo prossimo, quando riconosci che ha bisogno di aiuto e ti chiede di farlo. Tuttavia non metterti in mostra per questo. Fallo con umiltà e non pretendere da lui nemmeno un ringraziamento.
Non entrare nel tempio, nella sfera del tuo prossimo, cercando di cambiarlo come tu credi che sarebbe bene per lui. Cambia tu te stesso e impara a rispettare la tua vita; in tal modo avrai anche rispetto per i tuoi simili.
Quando conosci un ragazzo o una ragazza, chiediti per quale scopo. E' forse la sessualità, per soddisfare i tuoi desideri assillanti? Allora chiediti come ti sentiresti se tu venissi usato per lo stesso scopo.
Caro Martin, i nuovi valori, o i valori spirituali - come li chiami tu - sono sempre quelli di un tempo, che vengono riportati da tutti gli scritti divini e che Gesù, il Cristo, ci ha insegnato in modo particolareggiato, vivendoli per noi come esempio. Sono le eterne Leggi divine per questa terra. Proprio nel Discorso della Montagna Gesù di Nazaret ci ha dato così tanto! Se seguiamo i Suoi insegnamenti, che sono molto semplici, ci viene indicata la via che porta ad una vita più elevata.
Gesù ci insegnò, per esempio: "Non giudicate, per non essere giudicati". Giudicare significa valutare o denigrare un altro a livello di pensiero oppure a parole, senza riconoscere la propria parte. Quante volte si sente dire: "Non ho colpa per questa o per quella situazione", oppure "io sono innocente". Gesù ci ha tuttavia insegnato ben altro in merito alla trave e alla pagliuzza. Egli disse: "Perché osservi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O, come puoi dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'occhio tuo c'è la trave. Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello". Con queste parole Egli intendeva che, nel caso di un conflitto, la colpa non si trova da una parte sola. Se crediamo nella legge di semina e raccolta, di causa ed effetto, nel caso di una lite tra due o più persone ci deve essere una causa comune, della quale entrambi o più hanno una parte. Se si cerca di dare la colpa solamente ad uno, cosa ne è di colui che ha dato origine a questa colpa?
Secondo l'insegnamento di Gesù riguardo alla trave ed alla pagliuzza, un complesso di colpa riguarda quindi sempre due o più persone; non può esistere un solo colpevole. Se vogliamo evitare di aggravarci di una parte di colpa o vogliamo far regnare la giustizia quando viene data la colpa a qualcuno, Gesù ci indica la soluzione, la via, ossia il modo in cui dovremmo comportarci: "Tutto ciò che volete che gli altri facciano a voi, fatelo anche voi a loro". Oppure, viceversa: Ciò che non vuoi che venga fatto a te, non farlo nemmeno tu ad altri. Certamente non vuoi che altri ti giudichino, ti condannino, ti offendano, ti isolino, ti rifiutino e così via. Se non lo vuoi tu, non farlo nemmeno ad altri. Da ciò derivano valori nobili, ossia gli antichi valori per una società cristiana.
Anche se la legge di semina e raccolta - chiamata anche legge di "causa ed effetto" - si trova nella Bibbia, molti cristiani la rifiutano. Chi vuole infatti essere corresponsabile di una colpa? Si cerca sempre il meglio per se stessi, mettendo semplicemente da parte la legge di semina e raccolta. Anche le istituzioni ecclesiastiche si tengono lontane dall'aspetto della Legge che dice: "Ciò che l'uomo semina, lo raccoglierà". Perché? Se riconoscessero questa verità, le eminenze ecclesiastiche dovrebbero essere incessantemente in viaggio, per chiedere perdono ai propri simili per quanto avvenuto in passato e per quanto avviene anche nel presente. Da ciò puoi riconoscere in quale fase culturale si trova la nostra società. Essa chiude gli occhi davanti alla legge cosmica di causa ed effetto, in particolar modo quando si tratta di aspetti personali. Riconosce invece l'affermazione scientifica, secondo la quale non esiste alcun effetto senza una causa. Vediamo quindi che gli adulti del genere umano dovrebbero prima di tutto maturare per una società piena di valori.
L'uomo non dovrebbe orientarsi su alcun essere umano, ma sempre solo sull'insegnamento di Gesù. Per giustificare il fatto di essere impotenti nei confronti dei propri aspetti più infimi, si dice spesso: "Gesù era un uomo perfetto, mentre noi siamo uomini imperfetti". Anche se questa affermazione è giusta, Gesù ci ha tuttavia comandato: divenite perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli. Ciò significa che dovremmo condurre la nostra anima alla perfezione tramite l'aiuto del nostro Redentore, il Cristo. Gesù ci comandò anche di seguirLo; ciò comporta che non dovremmo seguire alcun uomo, bensì compiere i passi che Egli ci ha insegnato. I passi verso una vita colma di valori, che creerebbe anche una società stabile con norme etiche e morali superiori, sono l'adempimento graduale dei Comandamenti che Dio ci ha dato tramite Mosè e del Discorso della Montagna di Gesù. Da ciò consegue a poco a poco ciò che ci ha insegnato Gesù: divenite perfetti, come il Padre vostro che è nei cieli.
Riferisco questa Sua affermazione soprattutto alla nostra anima, che può divenire perfetta anche nell'uomo. Questi ha sempre i propri programmi terreni di vita, dei quali ha in fondo bisogno per affrontare questa esistenza terrena, come per esempio i programmi per muoversi nelle tre dimensioni, per decidersi nella propria professione, per soppesare e misurare le cose nel modo giusto, per la geografia e la storia, ed anche i programmi dei numeri, della musica e quelli necessari per applicare altri talenti; fino ad arrivare nell'epoca odierna, se vuoi, addirittura ai programmi necessari per usare i computer.
Questi nostri programmi di vita per la nostra esistenza terrena potrebbero anche essere criteri di misura per una società cristiana; per esempio: in che modo imposto la mia vita con essi? Se confronto questi programmi di vita con i Comandamenti di Dio e con gli aspetti della Legge del Discorso della Montagna di Gesù, prendo a poco a poco coscienza di che cosa voglio fare della mia vita, di come la posso dirigere sempre più su binari più nobili e più fini.
Il giovane:
Gabi, non è forse un metro di misura molto elevato per la nostra vita terrena? Non è sempre facile mettere in pratica con coerenza gli insegnamenti del Discorso della Montagna. Nonostante gli sforzi, non si va avanti tanto in fretta. La perfezione si vede purtroppo ancora solo da lontano. Cosa ci puoi consigliare?
Il profeta:
Caro Martin, la perfezione è la meta alla quale ci porta la via. E la via è un processo, uno sviluppo. La percorriamo passo per passo. Anche l'etica elevata di cui ho parlato non può essere realizzata da un giorno all'altro. Tuttavia la possiamo raggiungere solo se lo vogliamo veramente. Per questo è necessaria una chiara e sincera decisione di base.
Prima di tutto è quindi necessario chiedersi: voglio veramente affermare quest'etica? La domanda successiva è: voglio veramente aspirare a raggiungere quest'etica? Se puoi rispondere in modo affermativo e se sei deciso a lottare per raggiungerla, hai poi bisogno di una meta. Dopo esserti posto questa meta, puoi anche riproporti i passi quotidiani che, sulla via verso una forma di vita superiore, sono: ciò che oggi mi irrita e si fa sentire, mi vuol dire qualcosa; è il linguaggio della mia coscienza, che mi dice quali aspetti umani ci sono oggi in me. Qual è e dove si trova la radice di questo moto del mio animo? Il nostro sentimento più sottile ci dice, in genere, dove si può trovare la radice. Se lo chiediamo allo Spirito di Dio in noi, questo sentimento diverrà più chiaro. Egli ci mostra poi qual è la radice.
Forse i moti del nostro animo sono causati da dissidi con i genitori, con amici, con colleghi. Non si tratta quindi di sistemare solo le liti, i dissidi, battendosi reciprocamente la mano sulla spalla e credendo che tutto vada di nuovo bene, bensì di trovare la radice che era alla base.
E' importante trovare e sistemare la radice, per poter fare i passi verso la meta superiore. Si avanza passo per passo. Si dice sempre: la lotta precede la vittoria e questo vale in fondo anche per la lotta contro la nostra natura umana. Sappi che chi ha fatto i passi verso questa meta superiore ha un Accompagnatore unico al proprio fianco: è lo Spirito del Cristo-Dio, che, quale Gesù, ha detto a te e a noi tutti e continua a ripeterci anche come Cristo: SeguiteMi!
Anche la natura ci mostra che è necessario trovare la radice, per toglierla dal terreno della nostra anima, affinché essa non faccia rispuntare lo stesso germoglio: se tagliamo semplicemente i fiori o l'erba, dalla radice rispunterà continuamente la stessa specie. Lo stesso vale anche per la nostra vita: chi mette solamente da parte i propri pensieri spietati e il proprio ego rigonfio, ed anche le proprie passioni e i programmi dei propri desideri, non ha nemmeno lontanamente tolto la radice dal terreno della propria anima e del proprio subconscio. Lentamente, e spesso senza che ce ne accorgiamo, il germoglio rispunta attraverso i pensieri negativi, attraverso l'ego rigonfio, le passioni e i desideri molto intensi. Paragonando tutto ciò alla natura, si potrebbe dire che ciò che rispunta dalla radice è molto più folto e più forte, poiché è stato nutrito più a lungo. Esso ci può anche sopraffare e in tal caso sarà difficile domarlo.
Il giovane:
Ma non ci vuole troppo tempo per tutto ciò? Una persona che vive in questo modo non ha quasi più tempo libero; è continuamente occupata con se stessa.
Il profeta:
La via dell'autocontrollo non comporta alcuna limitazione della vita. Solo inizialmente sembra che sia così. Puoi credermi, perché l'ho sperimentato io stessa. Tuttavia, i primi passi per superare se stessi, ossia i propri aspetti umani, sono difficili, poiché certe vecchie abitudini sono dure da togliere. Devi lavorare su di te, lottare con te stesso e combattere. Tuttavia, una volta compiuti i primi passi verso la meta superiore, sarai divenuto più desto e più chiaro, avrai una coscienza più ampia e sarai in grado di cogliere le cose più rapidamente e più facilmente. Ciò ti aiuta ad essere più desto con te stesso; in tal modo impari ben presto a riconoscere che cosa ti occupa, dove si trova la radice e in che modo la puoi sistemare.
Il fatto di sistemare rapidamen-te ti permette di vivere in modo consapevole, ed anche di trascorrere il tempo libero in modo appagante. Quando hai del tempo libero, sai anche come sfruttarlo. Proprio la nostra vita odierna offre ai giovani molte possibilità di fare anche qualche cosa di produttivo o di creativo, di sviluppare i talenti, di seguire i propri hobbies, come per esempio praticare sport, fare musica, ballare - perché no? - anche il rock'n roll, di stare con gli amici oppure di andare di tanto in tanto in discoteca, di andare con i pattini a rotelle, con la mountain-bike e molte altre cose.
Sappi che tutte queste cose, nella giusta misura, non fanno male ai giovani. Al contrario: con esse i giovani possono fare esperienze e maturare per la vita futura, se non eccedono, se soppesano e valutano ogni cosa. In età avanzata essi non parleranno quindi delle proprie privazioni, ma della propria gioventù, nel corso della quale hanno potuto fare diverse esperienze e maturare, in modo da poter essere sovrani nelle fasi successive della propria vita.
Il giovane:
Gabriele, un mio amico pone un'altra domanda: Mi accorgo di essere insicuro nella mia professione. Cosa posso fare?
Il profeta:
La risposta per il tuo amico è la seguente:
Chiediti se si tratta solo di insicurezza, o se non è invece che non hai molta voglia di svolgere questa professione. Oppure la rifiuti addirittura totalmente? L'insicurezza nel campo del lavoro ci dice sempre che dobbiamo ancora imparare qualcosa in merito, oppure, se non siamo adatti a questo tipo di lavoro, che dovremmo trarne da esso un altro che corrisponda di più ai nostri talenti e alle nostre capacità. In tal modo saremo più sicuri e lo svolgeremo anche con più gioia. Se rifiutiamo un determinato lavoro, sia prima di fare una scelta professionale o mentre lo svolgiamo, possiamo dire con certezza che esso in futuro non ci darà gioia, nemmeno se con esso possiamo eventualmente guadagnare molto. Il nostro lavoro dovrebbe darci gioia. Il lavoro dovrebbe essere compenetrato dalla nostra capacità di svolgerlo. Da ciò ricaviamo sicurezza e, in fondo, anche l'indipendenza che ci porta a sua volta la vera libertà.
Il giovane:
Un altro mio amico pone la seguente domanda: Mi trovo davanti ad una scelta professionale. Ognuno mi dice di fare una cosa diversa. Io stesso sono ancora insicuro. Come posso comportarmi nel modo giusto?
Risposta del profeta:
Avviene spesso che altri ci diano consigli sulla professione che dovremmo scegliere. Non sempre questi buoni consigli sono altruistici; ciò significa che si tratta solo di buoni consigli, di un aiuto. Spesso chi ci consiglia vuole realizzare negli altri - per esempio nel figlio, nella figlia, in un buon amico o in un'amica - la scelta professionale che egli stesso non ha fatto, ossia i suoi ideali professionali.
Proprio quando si tratta di una scelta professionale, i giovani dovrebbero sviluppare a poco a poco da sé la sensibilità che li aiuta a percepire quali talenti e capacità si trovano in loro. Negli anni in cui i giovani fanno le proprie scelte nel campo del lavoro, sono attivi anche determinati talenti, qualità e capacità. Il ritmo della vita di ogni uomo li porta con sé. Non dovremmo farci costringere da nulla e da nessuno a fare qualcosa. Possiamo accettare i buoni consigli, tuttavia dovremmo allo stesso tempo valutare quali qualità, o addirittura capacità o talenti abbiamo. Per essere certi di ciò che si trova in ognuno, i giovani Cristiani delle Origini vanno per esempio ad aiutare nelle diverse officine o aziende degli Amici del Cristo, per collaborare, ossia per informarsi in pratica sul lavoro adatto a loro. Da ciò deriva una certa sicurezza per scegliere la propria professione. Forse alcuni di voi, che leggono questo scritto, conoscono degli imprenditori che possono essere loro di aiuto in questo senso, facendovi fare un lavoro in prova nella propria azienda.
Il giovane:
E' un buon consiglio che ci dai. Chi desidera prendere in mano la propria vita cercherà sicuramente una tale possibilità.
Ho altre domande, anzi ne ho ancora molte. Posso leggerti la seguente?
Tra i giovani attualmente non si può dire che sia "in" parlare di Dio. Il Dio della chiesa mi sembra antiquato. Non mi posso nemmeno immaginare che viva. Dio è forse qualcosa destinato solo alle persone anziane?
Il profeta:
Hai detto che tra i giovani non si usa parlare di Dio e, nella tua seconda frase, che "il Dio della chiesa ti sembra antiquato".
Quale strumento di Dio ho sperimentato Dio in moltissimi modi. In base alla mia esperienza personale, posso quindi assicurarti che Dio non è il Dio della chiesa, che è stato istituzionalizzato e quindi reso antiquato. Non c'è da meravi-gliarsi se questo Dio della chiesa, che è antiquato, è già da tempo privo della vita, che è DIO; per questo tu non hai l'impressione che EGLI viva veramente. Tuttavia Egli, il vero Dio, l'Eterno, vive! Infatti Egli è la vita!
Anche se si parla molto di Dio, alcuni non l'hanno sperimentato in alcun modo.
Nell'Occidente definiamo DIO la vita, l'eterno Essere, la forza onnipresente, la corrente originaria. Dio è lo Spirito che pervade l'infi-nito, che ha dato forma a Se Stesso da Se Stesso, ossia la forma di Dio; è l'eterno Padre, che chiamiamo anche Dio-Padre. Dall'eterna corrente originaria, Dio, Dio-Padre creò gli innumerevoli soli e mondi spirituali, le sette per sette sfere celesti e i regni spirituali della natura. Egli creò i mondi divini, gli esseri spirituali che vivono ed operano nell'eterno Regno, in Dio. La corrente originaria è il soffio, la vita, che mantiene in vita e compenetra ogni cosa.
Dato che Dio è la vita in ogni cosa, Egli è la vita anche nella materia. In ogni uomo, in tutte le anime, nei quattro elementi che sono il fuoco, l'acqua, la terra e l'aria e in tutte le forze della materia, in ogni atomo, in ogni molecola è racchiusa l'essenza, la corrente originaria compressa, ossia DIO. Dio è la parola attraverso tutti i livelli di coscienza, come per esempio nell'irradiazione degli astri, nei regni della natura, nelle anime e nell'uomo. Dio è, quindi, la vita in te, in me, in ognuno di noi.
Già solo osservando la natura nella sua molteplicità e il risveglio della primavera, sperimentando gli elementi, la forza nella voce degli uccelli, l'evoluzione delle forme della natura nel corso delle stagioni e, in fondo, anche lo sviluppo degli uomini che elevano le proprie anime a Dio, in modo che esse raggiungano l'eterna giovinezza e trovino la propria esistenza nella corrente originaria divina, puoi percepire e riconoscere alcuni aspetti della sostanza originaria spirituale, che opera in ogni cosa e attraverso ogni cosa. Puoi così percepire la giovinezza, il sottile fluido spirituale, in ogni cosa. Spesso ti accorgi così che anche se alcune persone anziane sono segnate dalle tracce degli anni, attraverso di loro si fa varco la spontaneità della corrente originaria, Dio, l'eterna giovinezza. Dio, tuo eterno Padre, mio eterno Padre, il Padre di tutti gli esseri divini, anime e uomini, è la spontaneità, la varietà, il dinamismo, ciò che dà forma, la forza e la fonte della forza; Lo puoi sperimentare nel tuo dinamismo giovanile. Questo è Dio, la corrente originaria dentro di te.
Le chiese istituzionali hanno veramente dato a Dio un'immagine con tratti grossolani ed anche crudeli, denigrandoLo al ruolo di qualcosa di fuori moda. Non permettono che il Dio dinamico ed onnipresente, che è il fuoco, la luce della parola in ognuno di noi, possa parlare. Le eminenze delle chiese ufficiali non solo festeggiano ogni anno gli stessi riti in occasione di determinate festività, ma ogni giorno ha la propria impronta conferitagli dall'istituzione ecclesiastica. Spesso le prediche si assomigliano o sono sempre le stesse, anno dopo anno. La loro funzione religiosa per Dio non è più il servizio quotidiano per il prossimo, ma è spesso il servizio prestato alla chiesa. Anche se le eminenze ecclesiastiche parlano di Dio, non permettono che Egli parli e tanto meno che agisca attraverso di loro. Egli non può nemmeno rivelarsi attraverso di loro, poiché hanno un'idea istituzionale di Dio, che non è in sintonia con l'eterno Padre, ossia con Dio-Padre.
Dio, nostro Padre, si china verso tutti i Suoi figli, verso di te, verso di me, verso ognuno. Egli desidera che ritorniamo nell'eterno Regno, nei cieli eterni. Per questo Egli ci ha inviato Suo figlio, il Coregnante dei Cieli, che è divenuto il nostro Redentore. Gesù ha impersonificato l'eterno Padre, poiché disse a senso: il Padre ed Io siamo uno. Ciò significa: Io, Gesù di Nazaret, vivo secondo la volontà dell'eterno Padre che è nei cieli.
Osserva la vita di Gesù, renditi conto di come ha vissuto questo giovane spontaneo e dinamico, che andava di luogo in luogo con i Suoi discepoli sulle strade impolverate, annunciando la lieta novella dell'amore di Suo Padre. Egli si sentiva a casa sotto il firmamento, vedeva l'operato di Dio in ogni animale, in ogni pianta, istruì i Suoi apostoli, discepoli e discepole in merito agli aspetti più dettagliati della Legge dell'universo, stava seduto sotto un albero per istruirli, stava in un campo ad annunciare a migliaia di uomini la lieta novella della vita, ossia il Discorso della Montagna, salì sulla barca insieme ad alcuni apostoli ed andò al largo del lago di Genezaret e disse chiaramente la verità ai farisei e agli scribi di allora. Gesù non fu quindi un amministratore di parole vuote, ma impersonificò la spontaneità della vita interiore.
Se osserviamo le autorità ecclesiastiche dei giorni odierni, con i loro titoli e le loro "eminenze", con i loro abiti talari, il loro vestiario e i loro palazzi, ognuno dovrebbe in fondo rendersi conto che c'è qualcosa che non va. Da un lato il semplice Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio, e dall'altro le "eminenze", che rappresentano qualcosa con "titoli" che non sono stati insegnati da Gesù. Egli non era come sono loro. Gesù non vuole ciò che essi sono. Il modo in cui insegnano, parlano, agiscono e, in fondo, vivono, non corrisponde all'insegnamento di Gesù di Nazaret.
In un certo senso anch'io, indipendentemente dalla mia età, posso percepire questa forza di Dio eterna e spontanea, l'eterna giovinezza, la freschezza dello Spirito, la vita che è unica. Chiunque deponga sempre più i propri aspetti umani, chi li sacrifica con l'aiuto del Cristo e fa sempre più ciò che è la volontà di Dio, dischiude in sé la Fonte vivente della forza suprema, che è eternamente fresca, chiara e giovane. Infatti, Gesù ci disse: SeguiteMi! Se Lo seguiamo, facciamo ciò che Dio vuole e sperimentiamo in noi, su di noi e attraverso di noi cose simili a quelle sperimentate dal nostro esempio, ossia Gesù, il Cristo. Non è quindi necessario che tu parli molto di Dio. Fai ciò che Gesù ci ha comandato ed afferma il giovane spontaneo, Gesù di Nazaret; in tal modo troverai gioia nel compiere ciò che Dio vuole. Non sarai più una persona che imita gli altri, dipendente da tante parole vuote, bensì un giovane spontaneo, che rende sempre onore a Dio nei propri pensieri e nel proprio comportamento, chiedendosi: come si sarebbe comportato Gesù in questa o in quella situazione; che cosa mi vuole dire nel mio comportamento, tramite i miei pensieri e i miei desideri?
Caro fratello, non orientarti sul Dio antiquato di cui parlano le eminenze ecclesiastiche, ma fai risorgere il Cristo in te. Egli, il giovane uomo, vuole accompagnarti.
Dio non è quindi destinato solamente alle persone anziane. Dio è per i giovani, Dio è per i cosiddetti adulti, Dio è per le persone anziane. Dio è sempre presente e si dona sempre totalmente. SperimentaLo e viviLo, seguendo Gesù; in tal modo avrai al tuo fianco consapevolmente il migliore Amico.
Il giovane:
Quello che dici mi tocca. Si sente che racchiude in sé una certa vastità, una prospettiva!
Sentendo tutte queste cose e lasciandole agire su di me, mi viene un pensiero: In che modo posso integrare nella mia vita ciò che Gesù desidera da me, ossia metterlo in sintonia con la mia vita quotidiana nell'esteriore? Non sono forse due mondi? Gesù è al mio fianco anche quando mi rivolgo verso cose che fanno parte della vita di noi giovani?
Io suono la chitarra e facciamo musica insieme, ossia abbiamo formato una piccola band. Gabi, dopo tutto quello che hai detto, possiamo suonare ancora il rock? Possiamo ballare il rock'n roll?
Il profeta:
Come ti ho già detto, tutto entro una certa misura e con una meta. Certo che puoi suonare il rock e naturalmente puoi anche ballare il rock'n roll, se tutto ciò non diviene un vizio, ossia se non degenera in eccessi. Perché no?
Il giovane:
Sono contento che tu mi abbia spiegato in questo modo come seguire Gesù di Nazaret. Non si tratta quindi di una vita fatta di privazioni. Mi sembra di comprendere che si possono vivere certe cose, se rimangono entro una certa misura e se non ci si perde in esse.
Sul mio biglietto c'è un'altra domanda fatta da un altro giovane.
Sono un giovane e sto imparando una professione nel terzo anno di apprendistato. Come posso evitare di divenire uno specialista che risolve tutto solo con il proprio sapere?
Il profeta:
Non c'è niente di male ad essere uno specialista. Al contrario, è bene avere capacità professionali nel proprio lavoro. Una buona società ha bisogno di persone che sappiano svolgere bene il proprio lavoro e che conoscano bene il proprio campo di competenza.
Nella nostra società odierna molte cose vengono risolte con il "sapere". Ci si può comunque chiedere se chi vuol sapere tutto lo "sa" veramente, oppure se desidera solo imporre le proprie idee e i propri desideri personali, che non corrispondono alla sua competenza specifica.
Abbiamo già parlato molte volte dello Spirito spontaneo ed onnisciente, che è in grado di rispecchiarci una soluzione conforme alla Legge, ossia consapevole di Dio, in ogni situazione, in tutte le domande della vita. Mi ricordo ciò che Liobanì, nostra sorella dai mondi spirituali, ha trasmesso a noi tutti, e in modo particolare a voi giovani, per esempio nel libro "LIOBANÌ - Io spiego - metti in pratica?" Essa vi spiega in che modo potete dischiudere in voi l'Aiutante e Consigliere interiore, trovando con il Suo aiu-to la soluzione di determinati problemi e la risposta per molte domande, sia nel campo della scuola, in quello professionale o nel tempo libero.
Per la nostra attività professionale vale ciò che riguarda anche ogni altra cosa che facciamo: se la compiamo con il nostro ego, che vuole sempre mettersi in mostra, gonfiarsi ed avere ragione, prima o poi giungeremo ai nostri limiti umani. Con il nostro intelletto non vediamo al di là dei limiti, ossia al di là delle mura dell'orizzonte del nostro sapere. Di conseguenza, facciamo qualcosa che crediamo possa essere la soluzione. In seguito dobbiamo però riconoscere che la nostra soluzione ha portato al fallimento. Questo è ciò che sperimentiamo attualmente nel campo dell'economia. Ovunque volgiamo il nostro sguardo, possiamo notare che molte cose sono negative: è il riflesso delle mura delle nostre idee o dei programmi del sapere, il riflesso del nostro ego.
Se Dio per noi non è un Dio antiquato, ossia se non è un pezzo di antiquariato che mettiamo in un angolo e che non ha più niente da dirci in merito alla nostra vita, ci renderemo conto che l'intelletto ha sempre dei limiti, poiché è qualcosa di acquisito, di appreso. L'intelligenza, che è DIO, conosce ogni cosa, ci aiuta in ogni situazione, se ci abbandoniamo allo Spirito spontaneo che ci aiuta, adempiendo passo per passo la Sua volontà, che conosciamo dai Dieci Comandamenti e dal Discorso della Montagna. Così facendo, la nostra coscienza si dilata e troviamo accesso all'Aiutante e Consigliere interio-re, allo Spirito del Cristo-Dio in noi. Quindi, se fai questi passi, divieni uno specialista nel tuo campo professionale che lascia agire attraverso di sé l'intelligenza, DIO, ossia che mette l'intelletto, il sapere specialistico, al servizio dell'intelligenza DIO. A poco a poco, lo spe-cialista riesce a vedere al di là dei limiti, al di là delle mura dell'intelletto, e trova una soluzione dopo l'altra, cioè passi che l'intellettuale, ossia chi possiede solamente sapere, non conosce, proprio perché si basa soltanto sul proprio sapere, su ciò che ha appreso.
Il senso della vita è, quindi, di istruire la nostra mente, di sviluppare le nostre capacità e le nostre qualità, unendole tuttavia con l'intelligenza, DIO, in modo che lo Spirito spontaneo, eterno e onnisciente possa usare il nostro sapere professionale come strumento per una società buona, etica ed elevata.
Il giovane:
Ora ho una domanda di estrema attualità per molti di noi:
Che cosa pensi in merito all'amicizia tra una ragazza e un ragazzo?
Il profeta:
Avere buoni amici è veramente un dono che non si dovrebbe solamente conservare, ma anche coltivare, essendo per loro e con loro. I buoni amici condividono gioie e dolori. Essi si aiutano reciprocamente. I buoni amici sono una comunità aperta di amici, nella quale ognuno può entrare, se è sincero e disposto a coltivare un rapporto amichevole. In una buona amicizia si sviluppano forze positive. Dalle amicizie possono scaturire amici che si aiutano a vicenda e ne può conseguire una crescita interiore più rapida.
Esistono buone amicizie anche tra ragazzi e ragazze, se l'uno o l'altra non allacciano subito un legame a causa dei forti desideri sessuali. L'ordine della creazione divina prevede che l'uomo e la donna si uniscano fisicamente quando entrambi desiderano un bambino. Questa è una m e t a di un'etica e di una morale superiori per noi uomini in una società con valori etici e ben funzionante.
Sempre più uomini comprendono a poco a poco che esiste la reincarnazione, che è stata negata a torto per secoli dalle chiese ufficiali; essi credono quindi alla reincarnazione dell'anima; ciò comporta, naturalmente, che portiamo con noi in questa esistenza terrena programmi negativi provenienti da esistenze precedenti, per esempio anche il desiderio di avere rapporti fisici, ossia la sessualità. In una persona questo desiderio è più marcato, in un'altra meno. L'uno ha desideri sessuali molto forti nel mondo dei propri pensieri, l'altro ha il desiderio di rilassarsi attraverso la sessualità o di legare a sé il partner tramite la vita sessuale. Esistono molti tipi diversi di legami. Tuttavia, ogni legame, anche la sessualità, vuole qualcosa per sé, per l'ego o per il proprio corpo. L'uno vuole vivere continuamente la sessualità per rilassare i propri nervi oppure per godere degli stimoli dei nervi, un altro è in grado di soddisfarsi solamente negli eccessi fisici, ossia nelle forme estreme dei rapporti fisici. Altri hanno sensi di colpa dopo aver avuto un rapporto fisico, nel caso in cui abbiano sfruttato per sé il partner nel rapporto. Qualsiasi livello di rapporto fisico ci sia, dobbiamo sempre chiederci: qual è la radice di questa spinta? Continuando ad esercitare le pratiche sessuali voglio divenire una persona che fa sfoggio del sesso, oppure voglio sviluppare valori etici e morali, cercando di riconoscere le cause della mia spinta, per elaborarle poi a poco a poco?
Nella nostra epoca non si può dire: puoi unirti sessualmente ad un ragazzo o ad una ragazza solamente quando vi sposate e desiderate un bambino. Se ciò fosse così semplice, ossia se fosse così facile da realizzare per i presupposti presenti in noi, sarebbe bello, poiché entrambi sarebbero collegati dall'amore che dona e che riceve e la loro felicità nel matrimonio resterebbe priva di ombre. Dato che ognuno porta con sé in questa incarnazione più o meno desideri sessuali, per molte persone è necessario uno sforzo enorme per adempiere al principio di cui abbiamo parlato. Alcuni ci riescono. Dipende dalle tendenze che abbiamo portato con noi ed anche dalla meta che ognuno si è riproposto per la propria vita. Altri non ci riescono, poiché hanno portato con sé programmi che agiscono in modo corrispondente. Tuttavia, ciò non dovrebbe servire come giustificazione, dicendo a senso: "Ho portato con me programmi sessuali più forti e quindi devo praticare la sessualità. In fondo, non la posso semplicemente reprimere". E' giusto che essa non dovrebbe essere repressa, poiché ciò che viene represso non è stato elaborato. Dobbiamo comunque ripetere che si tratta di trovare la radice della sessualità eccessiva, per eliminare questa causa di base, dalla quale affiora l'energia corrispondente.
Non dovremmo condannare alcun uomo, né il suo modo di pen-sare e di agire. Tuttavia, ognuno ha la possibilità di nobilitarsi passo per passo, analizzando a poco a poco il mondo dei programmi che ha portato con sé ed elaborandolo invece di ingrandirlo, continuando a praticarlo fino a perdere la capacità di soppesare e di trovare la giusta misura, cioè la propria coscienza, e abbandonandosi invece alla vita sessuale, senza preoccuparsi di come si senta chi viene utilizzato a tale scopo per essere poi eventualmente messo da parte, sia nel matrimonio, sia nelle amicizie basate sulla sessualità. Chi ha una coscienza rifletterà sempre, chiedendosi che cosa può causare con una sessualità eccessiva, sia dentro di sé che nel suo prossimo, e se ciò che fa è in sintonia con il rispetto per se stesso e per il prossimo.
I legami vengono spesso allacciati tramite la sessualità. Dal numero di divorzi esistente oggi si può dedurre se questo "amore" sia sufficiente per fondare una famiglia, se questo "amore" resista anche nell'educazione dei bambini e se questo "amore" sia in grado di arrivare fino ad un'età avanzata.
Chi vuole fondare una famiglia dovrebbe chiedersi: qual è la mia motivazione? Per essere in grado di coltivare un buon matrimonio e una buona famiglia, è necessario l'affetto interiore; l'attrazione basata solo su una sessualità della quale non si può fare a meno - che possiamo chiamare semplicemente sesso - non è certamente una buona base. Un buon matrimonio ha bisogno di una gran misura di tolleranza, di comprensione reciproca, di benevolenza, che è, in fondo, il dare e ricevere, che si esprime poi anche nell'unione fisica.
Esistono quindi molti tipi di amicizia tra un ragazzo ed una ragazza. Se si tratta di una vera amicizia, sarà un collegamento tra due persone che non è determinato dalla sessualità. Se si tratta di un'amicizia basata sulla sessualità, essa sarà caratterizzata da ciò che ho elencato. Se è una vera e profonda amicizia interiore, senza il desiderio assillante di lasciarsi andare nella sessualità, ampliandola ed intensificandola, ne potrebbe derivare un buon matrimonio e quindi una buona famiglia, se si sa come coltivarli.
Chi inizia un rapporto di coppia o un matrimonio e fonda una famiglia dovrebbe essere consapevole della responsabilità che ciò comporta. Quante sofferenze e pene interiori ed anche esteriori sono causate da matrimoni iniziati in modo superficiale!
Secondo la Costituzione della Repubblica Federale Tedesca (e ciò vale anche per la Costituzione italiana, n.d.t.), il matrimonio e la famiglia sono protetti in modo particolare dallo Stato. Tuttavia, come sono le cose in realtà? Il matrimonio e la famiglia vengono protetti dallo Stato - e quale matrimonio? Oggigiorno quasi un matrimonio su tre ricorre al divorzio e si contrae poi un secondo, un terzo e un quarto matrimonio. Si formano per breve tempo famiglie dalle quali nascono dei bambini e, poco dopo, questo matrimonio e questa famiglia si dividono.
Conosco il seguente caso: una giovane coppia desiderava da molto tempo un bambino. Il bimbo tanto desiderato da ambedue è venuto al mondo ed ha ora un anno e mezzo. Il marito si separa improvvisamente dalla famiglia e si trova un'amica, con la quale va a vivere. La madre, con il bimbo di un anno e mezzo è ora da sola e deve ricorrere agli aiuti sociali, poiché il marito non è in grado di mantenere la propria famiglia e se stesso, che vive separato.
In questo caso concreto ci si può chiedere: quale matrimonio o quale famiglia vengono protetti dallo Stato - il primo, il secondo o il terzo? In che modo lo Stato protegge, per esempio, la madre che vive ora da sola con il suo bambino di un anno e mezzo? La via d'uscita per queste due persone è forse costituita dall'assistenza sociale? Se è così, questo significa per me essere messi da parte. Tuttavia, il marito vive con la parte del suo stipendio che gli spetta per diritto con un'amica che condivide eventualmente con lui i propri guadagni. Chi condivide con la madre sola e con i figli?
Che cosa dice lo Stato in merito? E' in grado di dire qualcosa? Può esso introdurre diritti per legge per la donna abbandonata, per una madre sola con i figli? Gli uomini di Stato, i politici, non possono dire nulla in merito, poiché essi - che rappresentano lo Stato e quindi il popolo - sono forse migliori? Se gettiamo uno sguardo nella vita privata di alcuni politici, vediamo che molti di loro hanno già divorziato uno o alcune volte, si sono risposati due o tre volte o vivono insieme ad un'amica. Alcuni mantengono il matrimonio o la famiglia per salvare le apparenze, coltivando allo stesso tempo un rapporto con un'amica.
Gli uomini di Stato, i politici, non si devono preoccupare per il loro primo, secondo o terzo matrimonio concluso con il divorzio; i loro stipendi sono in genere così alti, che potrebbero permettersi un quarto o un quinto divorzio ed ini-ziare eventualmente un nuovo matrimonio.*
I politici sono, quindi, di esempio nell'osservare la nostra Costituzione, che in fondo essi rappresentano? Come può un popolo essere migliore, se gli uomini di Stato, i politici, sono a volte molto peggiori del popolo stesso? Certamente anche le istituzioni ecclesiastiche hanno benedetto questi matrimoni; la chiesa cattolica - ed anche