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Il Profeta
La voce del cuore,
la Verità eterna, leterna Legge di Dio,
donata dalla profetessa di Dio per la nostra epoca
| Dicembre 1996/ Anno 1 |
Pubblicazione non periodica |
Nr. 7 |
Lo strumento fondamentale per meditare e
per giungere
alla conoscenza di se stessi nella nostra epoca
Natale,
la festa più importante dell'anno?
Domanda di un Amico del Cristo:
Recentemente, sfogliando un catalogo di vendita per corrispondenza, ho notato "articoli natalizi" di ogni genere. Fra eleganti capi di abbigliamento e oggetti in parte belli e di prima qualità, ho trovato tutto ciò che per la maggior parte degli uomini fa parte dell'immagine del "Natale": abeti e candele, bambini con gli occhi lucenti e la nota atmosfera familiare intorno al tavolo dei doni. Il classico Babbo Natale con le gote rosse presenta con un furbo sorriso il suo sacco pieno zeppo di doni, mentre angioletti di terracotta o di plastica intonano i loro canti o suonano diversi strumenti e un cofanetto per gioielli con un carillon suona, a scelta "Notte silente", "Astro del Ciel" oppure "Venite al presepe". Vengono inoltre offerti presepi di legno o di plastica, con il tenero bambinello Gesù nella culla di legno che tiene in alto la sua manina in segno di benedizione, accanto a Maria che prega e a Giuseppe con in mano una lanterna che illumina l'ambiente con la sua piccola lampadina elettrica. Ci sono inoltre pastori in ginocchio, pecorelle e i tre re magi venuti dall'Oriente, che portano vesti lussuose e corone sui loro capi. Non mancano nemmeno la stella splendente e gli angioletti paffutelli che suonano nelle loro vesti ornate di nastri ondeggianti. C'è, quindi, tutto ciò che fa parte di un Natale "vero e proprio".
Alcune pagine più avanti si trovano ciondoli a forma di crocefisso, alcuni con il corpo di Gesù, d'oro e d'argento, incastonati di diamanti, oppure, per i meno abbienti, di perle di vetro. Oltre ai tradizionali dolci natalizi, vengono offerti anche patè di fegato d'oca, ottimi prosciutti con il marchio di qualità e molte altre cose.
In più di 1000 pagine, mi sono stati presentati - da professionisti di grafica pubblicitaria - tutti i desideri e gli schemi che si risvegliano negli uomini durante il periodo natalizio. Se questi schemi non ridivenissero attivi, i professionisti abili e ben istruiti dal punto di vista psicologico, non potrebbero inserirli in modo così competente ed efficace in ogni immagine. Tutto ciò mi ha colpito. Ho pensato: che cosa abbiamo fatto noi uomini - ovvero noi cristiani - del Natale?
E subito mi è venuto in mente che, pur essendomi sempre sentito cristiano, anche quando facevo parte della chiesa cattolica - che ho lasciato 18 anni fa -, questo Natale esteriorizzato, con tutti i suoi schemi e sentimentalismi, era entrato a far parte anche del mio mondo. Anche se ho partecipato, anno dopo anno, alla messa di Natale di mezzanotte e sono andato a messa ogni domenica, ho preso coscienza del vero significato del Natale solamente nel momento in cui ho voltato le spalle alla chiesa ed ho iniziato a cercare la verità.
Il profeta:
Molti, che si definiscono cristiani, si sono sentiti e si sentono come te. Il Natale è diventato una festa caotica, uno spettacolo dei piaceri voluttuari e della vanità umana, al quale si può sottrarre solamente chi desidera seguire Gesù di Nazaret e sviluppa valori interiori. Solo se ci rendiamo conto che il Cristo è vivo nel nostro cuore e tra-sformiamo i nostri contenuti di vita mettendo in pratica i Dieci Comandamenti di Dio e il Discorso della Montagna di Gesù, potranno cambiare anche le nostre immagini - ossia i nostri programmi - del Natale. Allora ci ricorderemo anche del Figlio di Dio: la Sua nascita in veste umana è infatti il motivo della festa del Natale.
Quando sento parlare della nascita di Gesù, il mio cuore si apre. Nel periodo natalizio prendo coscienza in modo particolare del fatto che il Figlio di Dio ha lasciato i cieli, la gloria, l'Essere, la pace e, non per ultimo, l'eterno Padre ed anche il Suo trono, che si trova alla destra dell'Eterno, per incarnarsi in un corpo umano, in un neonato. Come tutti i bambini di questa terra, Egli ha accettato il mondo terreno grezzo e freddo, per vivere in esso. I ricchi di questo mondo hanno abitazioni calde e arredate con molti oggetti preziosi; la loro vita si svolge in una società di benestanti, nella quale, anche se spesso l'uno non parla e non pensa in modo del tutto amorevole dell'altro, la ricchezza ricopre sempre gli innumerevoli attriti umani, secondo il motto che vige nel mondo e che dice: "Se tu mi lasci stare, anch'io ti lascio stare". Molti ricchi vivono in questa consapevolezza e, per quanto si possa parlare di "bene", vivono anche molto bene. Esteriormente si possono permettere tutto ciò che vogliono; si trovano in una "buona posizione".
Ma com'è stato con il Benestante dei Cieli, il Figlio dell'Altissimo che è venuto dal Regno interiore, dove tutti gli esseri sono ricchi, poiché sono eredi dell'infinito e sono, quindi, veramente benestanti? Gesù venne da Maria e Giuseppe, in una famiglia di falegnami. Non venne in una famiglia di benestanti terreni, bensì da persone che compiacevano l'Eterno conducendo una vita secondo la volontà di Dio; Egli fece annunciare loro la lieta novella dai Suoi angeli. Maria e Giuseppe erano quindi persone orientate su Dio, che portavano nella loro anima il mandato di accogliere tra loro il Figlio dell'Altissimo come uomo e lo compirono. Egli venne in mezzo a loro, circondato da pastori, pecore ed altri animali che erano presenti sul luogo della nascita, nella stalla, che ospitò in sé la luce dei cieli.
Anche se nella mia vita terrena ho dovuto sostenere alcune privazioni, sono grata e contenta di non essere ricca esteriormente. Proprietà, potere e la stima basata sul fatto di essere una miliardaria, peserebbero su di me al cospetto di Dio, che fece incarnare Suo Figlio nella povertà di questo mondo e Lo affidò a persone che possedevano solo una piccola casetta e che avevano da mangiare solo ciò che Giuseppe guadagnava con il lavoro delle proprie mani.
Domanda dell'Amico del Cristo:
Se Dio fosse a favore della ricchezza dei ricchi, avrebbe fatto incarnare Suo figlio in una famiglia ricca, oppure avrebbe fatto in modo che Maria e Giuseppe raggiungessero uno stato di benessere. Proprio il Natale è per me il simbolo dell'amore di Dio. Proprio il Natale mi indica che, con i miei pochi averi, mi trovo sulla strada giusta. Proprio a Natale sento che l'unica cosa che conta è di compiere ciò che ci è stato insegnato dal Coregnante dei cieli in Gesù e che Egli ha vissuto come esempio per noi. Proprio a Natale sento che io, che sono una piccola luce, posso seguire Lui, che è la grande Luce, accendendo continuamente la fiamma del mio amore con questa grande Luce, con il Cristo-Dio, affinché essa si ingrandisca sempre più.
Il Natale per me non è più ciò che mi viene offerto nei mercatini delle domeniche dell'Avvento e di Natale, o nei negozi in città e nelle offerte dei cataloghi di vendita per corrispondenza; per me le settimane del periodo dell'Avvento e il Natale stesso sono divenuti un periodo molto particolare.
A Natale mi sento come se in me si aprissero delle chiuse, lasciando spazio a forze che non mi mostrano il Bambinello Gesù, bensì il Cristo-Dio, che venne a noi in veste di Gesù, nelle tenebre di questo mondo, per portarci la luce dei cieli, la promessa dell'amore di Dio e la redenzione per tutte le anime e tutti gli uomini.
Risposta del profeta:
Hai veramente ragione! Il Natale è un periodo particolare. Esso può intenerire i cuori degli uomini se essi, nel corso dell'anno, hanno compiuto ed applicato ciò che scioglie la crosta dura dell'egoismo e di un modo di pensare orientato sul profitto, ossia ciò che rende l'uomo conciliabile e pacifico: si tratta di sistemare gli aspetti umani per cominciare a seguire Gesù, il Cristo. Allora la nostra anima diventa più luminosa, poiché sentiamo che l'anno che sta volgendo alla fine ha portato buoni frutti per noi. Viviamo in modo sempre più consapevole, poiché abbiamo posto il Cristo al centro della nostra vita. Abbiamo fatto alcuni passi che ci hanno portati verso il nostro prossimo, ad essere per lui. La comunicazione positiva con i nostri simili, con gli animali, con le piante, le pietre, gli astri e le forze elementari, con tutto ciò che vive, aumenta sempre più. Così nasce in noi un sentimento di gratitudine, che ci fa sentire appagati, che apporta felicità interiore e ci rende ricchi, indipendentemente dal benessere esteriore, materiale. Chi dischiude la ricchezza interiore gioisce delle piccole cose della vita; diviene cosciente e grato per la propria vita. Afferma il positivo in ogni cosa, anche quando vede il negativo. Non dà forza alle negatività, ma si collega con il positivo, entrando in comunicazione con esso.
In fondo, siamo sulla terra per com-prendere le lezioni della scuola ter-rena, ossia per compiere giorno per giorno i passi che ci aiutano ad imparare, riconoscendo gli aspetti dei nostri peccati, pentendocene e sistemandoli, man mano che la giornata ce li rispecchia, per avvi-cinarci in tal modo a Dio, nostro Padre, con l'aiuto del Cristo-Dio e con la Sua guida. Su questa via, che consiste nel riconoscere e sistemare i nostri aspetti negativi, diveniamo più sensibili e più aperti per i nostri simili, poiché la nostra anima accende continuamente la sua fiamma con la luce del Cristo-Dio.
Se osserviamo ciò che avviene in questo mondo, nel modo di agire negativo, assetato di potere, avido e volto a sfruttare il prossimo si trova sempre una piccola luce, una persona che si è distanziata da questa esistenza da vampiri e si è rivolta al Cristo; una persona che ha riflettuto ed ha cominciato a confrontare la propria vita con i Dieci Comandamenti di Dio e con gli insegnamenti di Gesù. La spe-ranza per un mondo migliore e ve-ramente cristiano, nel quale il Cristo è al centro, con una vita con-dotta in Dio, si trova nel fatto che queste luci aumentino sempre più, per formare una rete di luci che avvolge tutto il mondo e che attira altre persone che desiderano accendere la luce del proprio cuore con una vita positiva e orientata su Dio. Queste persone sono miti, ossia hanno un cuore tenero, poiché nel corso dell'anno hanno lottato contro i propri errori e le proprie debolezze, contro i propri pensieri e il proprio comportamento egoistico, per liberarsene con l'aiuto del nostro Redentore. Sono persone che, in molti casi, si sono distanziate dal grande baccano che viene fatto intorno alla statuetta di terracotta, di cera o di legno che dovrebbe es-sere il simbolo del Bambinello di Betlemme, per rivolgersi invece verso il Risorto, la cui forza redentrice dimora in loro, come in ognuno di noi. Sono persone che applicano l'ordine del tempio su di sé: ciò significa purificare il tempio di Dio, ossia l'anima e il corpo, dai peccati, affinché la grande luce di cui hai appena parlato, possa risorgere sempre più nel tempio, ossia nell'anima e nel corpo dell'uomo.
Queste persone orientate su Dio sanno che la forza universale e l'Onnipotenza di Dio dimorano in ogni uomo e in tutte le forme di vita della natura. Per loro vale il principio: alza la pietra, e percepirai Dio. Percepisci cosa c'è nella goccia d'acqua, nel ruscello, nell'onda del mare piena di forza, e Lo sperimenterai. Osserva un animaletto e percepirai la vita divina. Osserva un fiore e contemplerai la luce dei cieli. Guarda nel firmamento, osserva gli astri, e l'Onnipotenza di Dio risplenderà verso di te. Accetta il tuo prossimo e sperimenterai che l'amore di Dio dimora in lui.
Per queste persone, la festa del Na
-tale è una grande festa di ringraziamento per l'anno che volge alla fine. Esse vivono nella contemplazione interiore e sanno di essere anch'esse figli dell'Altissimo che, nel corso della propria vita terrena, maturano spiritualmente per ridivenire un figlio, una figlia di Dio, per ritornare nell'Eternità, in Dio, ossia per fare ritorno a Colui che inviò a noi uomini Suo Figlio, Gesù, il Cristo.
Nel periodo natalizio si spendono somme enormi per illuminare le strade delle città, le case e a volte anche i giardini, con la luce esteriore che non è stata sviluppata nell'interiore di molte persone. E' vero che la scintilla della luce divina, la scintilla redentrice divina, si trova nel profondo della nostra anima e non può essere spenta e che - soprattutto nel periodo natalizio - essa viene stimolata in molte persone; tuttavia, se il ghiaccio del cuore non è stato sciolto nel corso dell'anno, anche la sensazione ardente che proviene dall'anima, ossia dal cuore, potrà dare origine solamente ad un vago senso di nostalgia, a commozione e sentimentalismo. Si può riconoscere il sentimentalismo dal fatto che esso non porta frutti, ossia non ha alcuna conseguenza per il modo di pensare e di vivere del singolo. La commozione può essere paragonata ad un pentolone in cui vengono rimescolati vaghi sentimenti di nostalgia e una colpa che non viene ammessa, mescolata all'autocommiserazione e al rimpianto di essersi lasciati sfuggire certe cose. Chi si abbandona al sentimentalismo non diverrà beato, ma indirizzerà piuttosto le proprie accuse, i propri rimproveri e, non di rado, la propria aggressività verso il prossimo. Molte volte si litiga proprio in merito alla "Notte santa"; per litigare si aspetta eventualmente che i piccoli siano andati a letto. Molti annegano i propri moti violenti ed aggressivi nel vino e nello champagne. "Santo Natal". Il giorno dopo, tutto continua come prima.
Se qualcuno lasciasse affiorare i sentimenti racchiusi nei propri moti sentimentali natalizi, potrebbe riconoscere se stesso e ricevere la forza per pentirsi di azioni commesse o di colpe dovute a cose tra-lasciate e, con la forza del suo e nostro Redentore, il Cristo, egli potrebbe porre rimedio a molte cose e dare una svolta alla propria vita.
Come il sole non riesce a sciogliere in un solo giorno un grosso blocco di ghiaccio, trasformandolo in acqua viva e fluente, anche il cuore di molti "cristiani" non si intenerirà a Natale, se ha usato le energie delle proprie giornate per torchiare il prossimo fino a metterlo in ginocchio o per spremerlo per ottenere tutti i vantaggi possibili. Molti hanno messo a tacere la propria coscienza già da molto tempo; in tal modo essi percepiscono a malapena di aver disprezzato il prossimo per tutto l'anno, di averlo sfruttato per i propri scopi, di aver abusato di lui, di aver fatto valere le proprie pretese di possesso, di aver esercitato pressione su di lui, affinché facesse ciò che essi stessi non volevano fare, perché erano occupati a farsi largo a gomitate sulla scala del successo. E' stato ed è tutt'ora un modo di spremere il prossimo diffamandolo, discriminandolo, diffondendo menzogne e molte altre cose. Molte persone sono arrivate al minimo del necessario per vivere; milioni di persone sono disoccupate. Tuttavia, migliaia sono i miliardari, che continuano a rifornire i loro conti in banca, per stare bene sulla terra. Tutti quanti, ricchi e poveri, sfruttatori, istigatori, persone che esercitano violenza anche sui bambini, che possiedono bordelli, che tormentano gli animali, che ricattano gli altri e molti altri si definiscono "cristiani"; molti di loro sono cattolici o protestanti. Se ne stanno nella cerchia della propria famiglia come padri e madri amorevoli, sotto l'albero di Natale appena abbattuto che esala la sua ultima forza vitale con il suo profumo, e consumano "in modo ben educato" il gamberone gettato ancor vivo nell'acqua bollente o l'oca arrosto, ingrassata ingozzandola con il bastone; cantano "Santo Natal", reprimendo eventualmente una lacrima di commozione, poiché, presi dall'atmosfera natalizia, si ritrovano a pensare alla loro infanzia, quando il padre e la madre, almeno nelle ore del Natale, avevano portato loro in dono un po' di "mondo intatto" nel loro soggiorno.
La festa di Natale, la "festa più bella dell'anno" è divenuta il culmine della derisione di Gesù, il Cristo. Qui di seguito desideriamo mettere in luce alcuni aspetti di ciò che viene compiuto in questo mondo in nome della cristianità. Nel periodo di Natale l'anno volge alla fine. Rivediamo l'anno trascorso. Alcuni giorni dopo Natale inizia il caos di Capodanno, in occasione del quale i "cristiani" mandano all'aria centinaia di miliardi in fuochi d'artificio sotto forma di "botti" per l'anno che sta per iniziare. Quante persone si potrebbero aiutare con questi miliardi: bambini che vegetano miseramente negli orfanatrofi, persone che si accampano sotto i ponti, bambini che vivono nei paesi sottosviluppati, con la pancia gonfia per la fame che li tormenta; bambini che muoiono in braccio alla madre, perché essa non ha più da mangiare e il suo corpo non può produrre latte per nutrire il neonato; decine di migliaia di persone che muoiono di fame, persone che vegetano nei quartieri più poveri o nei campi per i profughi, con malattie che tormentano i loro corpi, e che devono aspettare la morte, perché il cristiano, che dovrebbe mettere in pratica l'amore per il prossimo, non porta loro né le medicine necessarie, né un pugno di riso o di grano, né un pezzo di pane. Il "cristiano" preferisce mandare tutto all'aria.
"Cin cin" al Nuovo Anno! L'alcool scorre e tanti "cristiani" sono ubriachi. Altri invece mettono in mostra i loro corpi ben nutriti e, nella sovrabbondanza in cui vivono, non sanno più quale prelibatezza ingoiare. E ancora: alla festa di Capodanno segue quella del carnevale. Feste rumorose ed inebrianti nei locali notturni, nelle discoteche, nelle sale da ballo ben adornate che offrono all'uomo la possibilità di portare via la donna ad altro un uomo o l'uomo a una donna. Ci si offre l'uno all'altro. Che importanza ha la fedeltà, quando si desidera aumentare il piacere?
I benestanti e i ricchi di tutto il mondo si riuniscono in serate e feste di gala. E chi sta fuori dalla porta? Un ragazzo povero e vestito di stracci, come simbolo della miseria di molte persone, una giovane donna magra e indebolita, che porta in braccio il suo bambino morto. Essi sono il simbolo delle strade della miseria.
Il ragazzo povero e la donna magra, con il suo bambino morto, sono il simbolo delle parole di Gesù: "Ero affamato, e non Mi avete dato da mangiare. Avevo sete, e non Mi avete dato da bere. Ero forestiero, e non Mi avete ospitato. Ero nudo, e non Mi avete vestito. Ero malato e in carcere, e non Mi avete visitato." Allora anch'essi gli risponderanno: "Signore, quando ti abbiamo visto affamato ed assetato o forestiero, o nudo, o malato o in carcere e non Ti abbiamo assistito?" Ed Egli risponderà loro e dirà: "In verità, Io vi dico: ciò che non avete fatto al più piccolo di loro, non l'avete fatto a Me."
Tutti coloro che stanno davanti alle porte dei locali delle serate di gala, dei clubs, dei grandi Hotels, sono anche il simbolo di Maria e Giuseppe alla ricerca di un alloggio. Maria, negli ultimi momenti della gravidanza, e Giuseppe andarono di casa in casa e bussarono alle porte degli uomini, poiché Maria era vicina al parto. Ma le porte rimasero chiuse. Un uomo, che quasi non aveva né casa, né cibo, ospitò Maria e Giuseppe; è il ripa-ro che noi chiamiamo la stalla di Betlemme. Lì Maria partorì e il bimbo venne posto nella paglia di una mangiatoia. Oggi, un bambino vestito di stracci e una giovane donna con il suo neonato morto di fame stanno davanti ai locali delle cerimonie di gala. Dove? A Londra? A Dehli? A Rio? A New York? In mezzo a noi, qui ed oggi. In mezzo a coloro che si definiscono "cristiani". Ascoltate, voi "cristiani": dalle stesse sale, poche settimane prima si sentiva cantare: "Buon Natale a tutti", e "Venite bambini, venite tutti ..." Alcune persone appena commosse se ne vanno dalla festa, passando per l'entrata illuminata a giorno, con lo stomaco pieno di vino e di cibi prelibati: pesce, tacchino, cervo, lepre preparata a puntino, ossia selvaggina per i "cristiani"; non mancano nemmeno un buon arrosto di vitello, né un pezzo di maiale, una bella coscia di pollo, di anatra o d'oca, preparata con cura, naturalmente con il giusto condimento. Nelle manine del bimbo scarno e vestito di stracci gli ospiti benestanti gettano alcune monetine. Restano poi sconvolti davanti alla donna consumata, che li fissa con gli occhi sbarrati, e si spaventano a morte nel vedere il piccolo privo di vita. Scrollano la loro testa ben curata ed affermano: che affronto! Una cosa del genere davanti al nostro club! Poi se ne vanno scandalizzati. Il sentimentalismo che si era fatto sentire scompare, mentre si fanno cullare dolcemente nella loro limousine lussuosa che li porta nella loro casa ben riscaldata, nel loro appartamento confortevole, nel loro bel mondo intatto.
Il carnevale sta per finire e si presenta il mercoledì delle ceneri - ceneri sulle teste dei benestanti. Ciò significa: ricordati, o uomo, che sei polvere e ritonerai ad essere polvere. Ma chi rifletterà mai sul fatto che noi uomini saremmo polvere? Per molti la polvere si trova solo in strada, oppure riguarda le persone povere e misere che vivono sulle strade di questo mondo o che chiedono la carità davanti ai locali più distinti. Fino a quando la "polvere" può permettersi di vestirsi con abiti preziosi, la polvere restano "gli altri".
Arriva il periodo della Quaresima! Invece di digiunare, per molti - specialmente in Baviera - è il periodo della birra ad alta gradazione! Ora scorre più birra che vino; il "cristiano" deve sempre essere "ebbro" di qualcosa. Fuori, davanti ai locali in cui si beve, si trova un bambino, una donna anziana con un bambino che trema dal freddo. Ha in mano un cesto ed offre dei fiorellini anche per gli uomini pieni di birra. Nel bambinello e nella donna anziana davanti alla porta si trova Gesù.
Come ti comporti, o cristiano,
che sei un figlio del mondo
dotato di ogni bene?
Hai un sentimento per il Cristo, davanti ai locali in cui si beve,
o alle feste di gala?
Nel prossimo c'è il Signore,
e il Maestro ti dice "Ascolta", o amico,
un bambino ti chiede il pane,
nel viso di una donna anziana
leggi la miseria!"
Che cosa fai, o cristiano ubriaco?
La tua coscienza sa chi sei,
ma tu doni un paio di monete
e metti così a tacere la tua pietà.
Non appena il carnevale e il periodo della birra giungono al termine, si annuncia la settimana di Pasqua. Già alcune settimane prima di queste giornate di festa molti cristiani cominciano a pensare dove e come trascorreranno le feste. Alcuni si prendono qualche giorno di ferie in più per andare in montagna oppure nei paesi caldi, al mare. Che importanza ha per molti "cristiani" il venerdì santo? Alcuni si dicono: tanto il parroco fa sempre la stessa predica da anni per il venerdì santo o per Pasqua.
Per molti cristiani il venerdì santo significa: commemoriamo la morte di Gesù sulla croce. A Pasqua si dice: commemoriamo la resurrezione di Gesù. Quindi, si commemora. Nel corso dei duemila anni trascorsi, il cristiano ha mai pensato come mai, nonostante Gesù sia risorto, il corpo morto resta sempre appeso sulla croce - ieri, oggi e domani? Per molti cristiani, i giorni della commemorazione - ossia il venerdì santo e la Pasqua - sono solo ricordi per riesumare dentro di sé quanto avvenne 2000 anni fa, che viene di volta in volta rinfrescato dal parroco.
Resurrezione significa che il Cristo ha sconfitto la morte.
Perché, sottolineo quindi, perché, ossia per quale motivo e con quale scopo - si annulla in un certo senso, anno per anno, la Sua resurrezione? Esprimendolo con un'immagine, si potrebbe dire: perché Lo si uccide nuovamente? Così facendo si inganna il credente che, grazie al "compiuto" pronunciato da Gesù, il Cristo, porta in sé la redenzione e desidera percorrere la via che lo libera dai propri peccati, seguendo il Cristo, il Risorto. E' uno scherno e una derisione nei confronti del Cristo ed uno scherno ed una derisione nei confronti di tutti coloro che portano la propria croce per liberarsi dal peso dei propri peccati con l'aiuto del Cristo-Dio e grazie alla Sua resurrezione, per alzarsi e mettersi in cammino verso il Regno della pace e dell'amore.
Vedendo il corpo morto ancora appeso in croce, molti si chiedono: che cosa ci ha portato il morto, il Nazareno? Il mondo non è migliorato. Le innumerevoli parole di buona volontà dei preti e dei parroci non hanno fatto di questo mondo il paradiso. A che cosa servono quindi il venerdì santo e la Pasqua? Forse - così pensano alcuni - tutto ciò serve solamente alle persone anziane e a coloro che hanno ancora bisogno di un po' di sentimentalismo. Forse vogliamo ciò che il filosofo Nietzsche scrisse in modo critico, in merito ad un Dio "che ci guarisce dal raffreddore al momento giusto o ci fa salire in carrozza proprio nel momento in cui sta per scoppiare un acquazzone", ossia che corrisponde ai desideri dell'uomo. Altri hanno abbandonato completamente la fede e, in segreto, la pensano come Nietzsche stesso, per il quale le chiese non sono altro che "i monumenti funebri e i sepolcri di Dio". E, quasi a dimostrare che il filosofo possa aver ragione, vi si trova effettivamente un uomo morto appeso in croce, mentre, come dice Nietzsche, un "corvo nero" presta il suo servizio sul pulpito.
Molti cristiani non si distanziano dalla Chiesa nella stessa misura di questo filosofo, tuttavia non danno nemmeno tanta importanza alle parole del parroco. Comunque, desiderano per lo meno mantenere le apparenze. Per non sembrare completamente privi di scrupoli, partecipano almeno in modo marginale alle usanze del venerdì santo e della Pasqua. Il venerdì santo, che è un giorno di digiuno, si mangia pesce. Naturalmente si serve una carpa fresca, una trota appena pescata o un merluzzo. Il giorno prima, passeggiando lungo un ruscello, ci si era rallegrati per gli allegri salti che una trota faceva nell'acqua e per i movimenti aggraziati dei pesci che nuotavano con lei. Il giorno seguente, essi vengono già serviti in tavola come cadaveri conditi in modo gustoso. Il "pasto" viene consumato senza nemmeno accorgersi dello sguardo fisso della trota. Non si pensa più che il giorno prima erano ancora pesci che nuotavano con gioia nell'acqua, contenti della propria vita. L'uomo, che si ciba di animali come un cannibale, non fa differenze fra trote o lucci. Ciò che conta è soddisfare il proprio palato, senza farsi alcuno scrupolo, probabilmente nemmeno se una persona come me cerca di toccare la sua coscienza.
Molti pensano che l'uomo sia divenuto un animale. Per favore, non offendiamo gli animali! Spesso essi sono molto più nobili e sensibili dell'uomo, che è divenuto un macellaio cannibale.
Coloro che pagano le tasse - comprese le tasse per la chiesa - vogliono permettersi ciò che si permette l'alta società, comprese le autorità ecclesiastiche. Gli imitatori credono che soprattutto le autorità ecclesiastiche dovrebbero sapere cosa si deve fare e seguono quindi qualsiasi costume, pagano o cannibale che sia. In fondo lui, come semplice cristiano, non uccide e non macella personalmente, ma fa fare questo lavoro sanguinario ad altri.
Il giorno prima, andando a passeg_
gio, il cristiano ha visto un bell'agnellino che correva nei pascoli, mentre il leprotto saltava nel prato e il cerbiatto correva a nascondersi in un cespuglio. Ha gioito della vita degli animali, della loro bellezza, della loro grazia e della loro gioia di vivere. Il giorno dopo, la domenica di Pasqua, il cristiano che va in chiesa consuma la coscia di agnello, la lepre in umido o la schiena di cervo. Il contadino, che è a sua volta un cristiano, ha macellato l'agnello. Il cacciatore - che è anche lui un cristiano - ha cacciato ed ucciso il simpatico leprotto e il cerbiatto aggraziato. Che importa? Bisogna pur nutrirsi in qualche modo! L'agnello, la lepre e il cervo finiscono in padella a pezzi, ben speziati e conditi, per essere poi serviti alla tavola delle dignità ecclesiastiche e dei cristiani che le imitano.
Il secondo prossimo che noi chiamiamo maiale non si trova in una situazione migliore. Ieri il maialino viveva ancora allegro e felice, mentre oggi è già stato macellato e tagliato a pezzi. Il macellaio affumica alcune parti del suo corpo, ossia le prepara in modo gustoso per venderle. Alcuni cristiani appartenenti alla chiesa, che sanno come ci si comporta, avvolgono il prosciutto affumicato in un telo fine e pulito e lo portano poi in chiesa in un cesto al parroco, il quale benedice "i doni della natura". Ed ecco che il prosciutto è stato benedetto e può essere mangiato; sia bendetto - grazie al prosciutto consacrato - il corpo del cannibale che consuma gli animali. E con tutto ciò, ci si definisce ancora "cristiani".
La coscienza cristiana, che si orienta sull'esempio dei teologi piuttosto che sui Dieci Comandamenti e sull'insegnamento di Gesù, è flessibile. Il venerdì santo si è potuto consumare il pesce, a Pasqua - secondo la tradizione pasquale occidentale - si mangia un pezzetto di prosciutto benedetto al mattino e a pranzo la schiena di cervo o di lepre oppure un arrosto di vitello o una cotoletta di vitello, dato che "in fondo anche Gesù ha mangiato carne di agnello".
Chi va ancora in chiesa, alla messa pasquale del mattino canterà con voce forte e sicura il canto della re-surrezione: "Gesù vive e con Lui anch'io. Morte, dov'è il tuo terrore?" Il Cristo-Dio è veramente risorto. Il Suo Spirito vive in noi - ma noi viviamo in Lui e con Lui? Il cristiano fa ciò che Gesù ha insegnato e vissuto come esempio? O non è forse così che molti uomini sono divenuti spettri del terrore per gli animali che vivono nei boschi, nei campi, nell'aria, nelle acque e nelle stalle? Molti non sono forse divenuti uno spettro per tutta la natura? Il "cristiano" abbatte gli alberi, indipendentemente dal fatto che sia primavera, estate, autunno o inverno, nello stesso modo in cui maltratta, picchia e uccide gli animali. I cristiani sono divenuti macellai e oltraggiatori della natura. Gli animali fuggono davanti all'uomo sfrenato, che è divenuto un cannibale che si ciba di animali.
Molti cristiani considerano tutto ciò come una cosa ovvia e si sentono, in ogni caso, i padroni della terra e della società. Ma di quale società? Una società di macellai, ladri, assassini, ricattatori, banditi, imbroglioni, violenti, bugiardi, calunniatori, discriminatori, adulteri, una società di uomini stupratori che violentano donne e bambini e che esercitano violenza sulla natura, che tormentano gli animali, che oltraggiano le piante e i minerali e ancora ... - quindi di distruttori dell'intero pianeta terrestre.
Molti si opporranno con sdegno, dicendo "Non io!" In questo caso dovranno sentirsi dire: "Dimostralo!" Come ti comporti, in parole ed azioni, nei confronti dei tuoi simili, e soprattutto nei tuoi pensieri? Come parli dei tuoi simili? In che modo agisci? Quanto è grande il tuo amore per Dio e per il prossimo? Beato colui che ha di cuore sentimenti buoni, che augura del bene, che vuole il bene, che pensa in modo buono e si comporta anche in modo corrispondente. Avrà una coscienza buona e tranquilla, ossia un cuore ricolmo di pace.
L'Amico del Cristo:
Basta, ne ho abbastanza. In fondo ho sempre avuto ancora un'immagine così bella del Natale. Sono sta-to pazzo a stare a questo gioco, come cristiano che seguiva la chiesa! Mi vergogno addirittura di essere cristiano, poiché, mentre spiegavi queste cose, ho sentito di essere anch'io colpevole di molte cose. Ma anche Gesù ha mangiato un pezzo di agnello per la festa della Pasqua. E inoltre ha moltiplicato i pesci! In tal modo non ci ha forse indicato che potremmo mangiare carne, almeno di tanto in tanto?
Risposta del profeta:
Nel libro "Questa è la Mia parola. A e
W. Il Vangelo di Gesù. La rivelazione del Cristo che il mondo non conosce", il Cristo ci dà le seguenti spiegazioni in merito:
"Né gli apostoli, né i discepoli ordinarono di macellare un agnello. Eppure, sia a Me che agli apostoli ed ai discepoli furono servite parti di un agnello, presentatoci come dono damore. I nostri simili volevano farci un dono in buona fede. Benedissi il dono e cominciai a consumare la carne. I Miei apostoli e discepoli fecero altrettanto e Mi chiesero poi, a senso: "Dovremmo distanziarci dal consumare carne, come Tu ci hai comandato, ma ora Tu stesso hai consumato della carne."
Istruii così i Miei: luomo non dovrebbe uccidere intenzionalmente alcun animale e tanto meno consumare la carne degli animali che sono stati uccisi per cibarsene. Tuttavia, se uomini ancora ignari di ciò hanno preparato come cibo della carne che offrono in dono e che presentano da mangiare allospite, questi non dovrebbe rifiutarla. E infatti diverso se luomo consuma la carne per avidità oppure come ringraziamento verso lospite per la sua premura.
Chi, invece, conosce queste cose, dovrebbe, se gli è possibile e se le circostanze ed il tempo glielo permettono, dare indicazioni generiche al padrone di casa, senza volerlo però convincere di qualche cosa. Quando il tempo sarà maturo, anche il padrone di casa comprenderà queste indicazioni generiche.
In questo mondo anche la comprensione e la tolleranza sono parte dellamore altruistico. Lasciate ad ogni uomo il libero arbitrio di decidere se vuole o meno comprendere ed accettare le vostre indicazioni generiche. Se pensate, parlate ed agite sempre in modo altruistico, rimarrete nellamore e lamore vi benedirà. Ciò che vi verrà poi offerto come dono damore sarà benedetto."
"Con la moltiplicazione dei pani, della frutta e dei pesci, mostrai loro che nessun uomo deve soffrire la fame o vivere di stenti, se compie le Leggi di Dio.
Nel cosiddetto miracolo della moltiplicazione divenne manifesto che luomo potrebbe vivere nella pienezza, se adempisse la volontà di Dio; infatti, la Legge universale è inesauribile per gli esseri spirituali, per le anime e per gli uomini che compiono la volontà del Padre Mio, che è anche loro Padre.
I Miei discepoli Mi portarono pani e uva da moltiplicare. In quel giorno Mi vennero portati anche pesci morti da moltiplicare. Quando presi nelle Mie mani quella sostanza morta, spiegai agli uomini che il potenziale di forza del Padre, lalta forza vitale, si era ampiamente ritirato dai pesci e che Io non avrei creato pesci viventi per poi ucciderli.
Spiegai agli uomini che la vita si trova in tutte le forme di vita e che luomo non deve ucciderle intenzionalmente. Gli uomini, in particolare i bambini, Mi guardarono con tristezza. Non potevano capirMi, perché vivevano per lo più di pesce, pane e poche altre cose. Allora dissi loro, a senso: le energie della terra mantengono per un po i pesci morti nella loro forma. Perciò Io non vi donerò pesci viventi dallo Spirito del Padre, ma, attingendo allenergia della terra, creerò per voi pesci morti, quindi poveri di vibrazione. Essi non porteranno mai vita in sé e non potranno quindi essere uccisi. Vi voglio mostrare che gusto hanno le cose viventi, il pane e i frutti, e metterli a confronto col cibo morto.
Con le energie della terra, creai per loro pesci che contenevano poca sostanza spirituale. Diedi loro i pesci morti e comandai loro di mangiare anche pane e frutti, affinché riconoscessero la differenza tra il cibo vivente e quello morto, tra il cibo ad alta e quello a bassa vibrazione.
Molte persone saranno sdegnate per le mie spiegazioni drastiche in merito a numerosi cristiani, tuttavia le cose non stanno forse veramente come descritte? Non mi voglio escludere dall'accusa fatta in relazione al comportamento da cannibali di molti cristiani che si cibano di animali, poiché anch'io sono stata cattolica ed ho vissuto le stesse cose nella casa dei miei genitori. Tutta la mia famiglia, compresi tutti i miei parenti, erano cattolici. Ognuno faceva ciò che le autorità ecclesiastiche predicavano e vivevano, senza riflettere su ciò che voleva Gesù. Si conoscevano i Dieci Comandamenti, nei quali si dice: non uccidere, tuttavia il cristiano legato alla chiesa crede che ciò valga solamente per gli uomini e non per gli animali e per le altre forme di vita della natura. Solo quando mi sono resa conto di che cosa era stato fatto con l'insegnamento di Gesù, di come esso è stato distorto e di che cosa ha dovuto subire e deve subire Gesù, il Cristo, prestando il proprio nome per ciò che le autorità ecclesiastiche ritenevano e ritengono piacevole e dilettevole, mi distanziai totalmente da tutto ciò e lasciai alle mie spalle ciò che fino a quel momento avevo ritenuto normale. Noi tutti, ed anch'io, dobbiamo farci la seguente accusa: perché non riflettiamo sul cannibalismo nei confronti degli animali? Perché non sentiamo che anche nella natura c'è la vita di Dio, dato che essa è la creazione di Dio? Quando sentiamo dire: "Sottomettete la terra", ciò non significa: "Sfruttatela", bensì: servite la terra, affinché essa vi possa servire in misura molto maggiore.
Che cosa avviene invece sulla terra e dentro di essa? Molti cristiani sono privi di scrupoli nei confronti dei doni della creazione e quindi del Creatore. Gesù ha mostrato tutt'altra immagine di che cosa significhi seguirLo. Le Sue parole "SeguiteMi", e quindi seguite Me, il Cristo, significano: divenite miti ed umili di cuore ed amatevi gli uni gli altri, così come Io vi ho amati quale Gesù e vi amo quale Cristo. Ciò riguarda anche la madre terra e tutto ciò che vive in essa e su di essa, nei mari e nell'aria.
Dato che, alcuni anni fa, le autorità ecclesiastiche hanno trasformato il Comandamento "Non uccidere" in "Non commettere omicidio", ora è permesso uccidere per cosiddetta legittima difesa e nella "guerra giusta". Tuttavia, Dio ci ha dato la mente affinché ne facciamo uso. Si tratta forse di una guerra giusta, quando in Irlanda un franco tiratore cattolico uccide un soldato protestante? Non è forse quasi schizofrenico, se la chiesa cattolica vieta da un lato l'aborto - sottolineamo che anche noi cristiani delle origini siamo contrari all'aborto - mentre dall'altra permette di uccidere per legittima difesa e nella "guerra giusta"? Proviamo ad immaginare un caso concreto: prima l'embrione viene protetto e nasce quindi come bambino, che viene poi eventualmente battezzato ed entra a far parte della chiesa cattolica. In seguito diviene adulto, diviene protestante e si trova a far parte di una pattuglia. Viene poi ucciso da un franco tiratore cattolico perché - allo stesso modo del suo avversario protestante - questi crede di trovarsi in una guerra "giusta".
Fra parentesi: chi determina che cos'è una guerra "giusta", dal momento che Gesù ha parlato dell'amore per i nemici? Con la stessa crudeltà che esercitano gli uni verso gli altri, gli uomini operano anche nei confronti di animali, piante e minerali.
A Pentecoste la forza dello Spirito Santo dovrebbe poi scendere sui "cristiani" ...
L'Amico del Cristo:
E lo Spirito Santo dovrebbe, inoltre, parlare soltanto in modo indiretto e per mezzo di mediatori come vescovi, parroci e preti. Infatti, essi non hanno previsto che Lui, il grande Spirito, il Cristo-Dio, possa parlare liberamente. Il Concilio Vaticano II (1965) afferma: "La rivelazione e l'Opera di salvezza di Dio si è compiuta e conclusa in Gesù Cristo. Con Lui si è conclusa la rivelazione nel tempo." "Per questo la salvazione cristiana, ossia la nuova alleanza definitiva, non può essere superata e non si prevede alcun'altra nuova rivelazione pubblica prima dell'apparizione di nostro Signore Gesù Cristo nella gloria".
Risposta del profeta:
Non crederai che Dio si orienti sulle autorità ecclesiastiche e che abbia annunciato tutto ciò solo dopo 1965 anni dalla venuta di Gesù di Nazaret? Egli rispetta il libero arbitrio ed anche la volontà propria delle autorità ecclesiastiche. Di conseguenza Egli non parla più all'interno delle chiese, anche se i loro altari sono adornati d'oro e i cosiddetti rappresentanti di Dio risplendono nelle loro vesti di porpora. Gesù non nacque in una culla d'oro, né portò vesti di porpora. Tutto ciò ci ha voluto e ci vuole dire qualcosa, ma solo a chi riflette.
Lo Spirito Santo, lo Spirito del Cristo-Dio, è in ognuno di noi. Nel profondo della nostra anima, bussa la grande vita che ci chiama a ridivenire figli e figlie dei cieli, ossia esseri della luce che provengono dalla Sua luce. Lo Spirito Santo bussa e ci richiama a rispettare i Suoi Comandamenti e a seguire Gesù, il Cristo, che non si è limitato ad annunciare l'amore del Padre, ma fu Lui stesso la manifestazione dell'amore di Dio. Gesù amò gli uomini e parlò loro in continuazione dell'amore per Dio e per il prossimo. Gesù amò gli animali, le piante, anzi, ogni pietra. La natura era per Lui il grande giardino di Dio, nel quale Egli viveva, che Egli apprezzava e curava con i propri sentimenti e pensieri, così come si prendeva cura degli animali, nella misura del possibile.
Nel libro "Questa è la Mia parola. A e
W. Il Vangelo di Gesù. La rivelazione del Cristo che il mondo non conosce", sta scritto:
"Accadde che il Signore lasciò la città per andare sui monti con i Suoi discepoli. E giunsero ad un monte con sentieri molto ripidi. Lì incontrarono un uomo con un animale da soma.
Ma il cavallo si era accasciato estenuato per il troppo peso. Luomo lo picchiò fino a che cominciò a sanguinare. E Gesù si avvicinò a lui e gli disse: "Tu figlio della crudeltà, perché frusti il tuo animale? Non vedi che è troppo debole per il peso che porta e non sai che sta soffrendo?"
Ma luomo replicò: "Che cosa te ne importa? Posso frustare lanimale finché mi piace, perché mi appartiene ed io lho acquistato per una grossa somma di danaro. Chiedilo a quelli che sono con Te, sono i miei vicini e lo sanno."
Ed alcuni dei discepoli risposero e dissero: "Sì, Signore, è così come dice, eravamo presenti quando comprò il cavallo." E il Signore replicò: "Non vedete come sanguina e non udite come geme e come si lamenta?" Ed essi risposero dicendo: "No, Signore, non sentiamo come geme e come si lamenta!"
"Anche se luomo ha comperato un animale, questo non è sua proprietà. Come il corpo spirituale, lanima nelluomo, appartiene alleterno Essere, poiché lEterno ha creato il corpo spirituale e lessere spirituale vive nelleterno Essere tramite lEterno, anche lanimale è stato creato dalleterno Spirito creatore e fa parte della vita che è e che sarà in eterno; esso fa parte di Dio.
Tutto linfinito è amore che serve, vita che serve: anche luomo è chiamato da Me, il Cristo, a servire in mo-do altruistico il suo prossimo, di cui fa parte anche il secondo prossimo, lanimale, dato che anchesso è dotato dei doni del servizio altruistico e serve volentieri e liberamente luomo che lo ama. Quindi, se luomo non ama altruisticamente il suo prossimo, i suoi simili, non lo servirà nemmeno in modo altruistico. Trasmetterà il suo egoismo anche al mondo animale, vegetale e minerale.
Lanimale non è in grado di parlare. Soffre e sopporta in silenzio e difficilmente è in grado di comunicare il suo dolore e la sua sofferenza. Solo chi ama altruisticamente gli uomini, gli animali, le piante e le pietre percepisce il dolore e la pena che lanimale sopporta.
Legocentrico, luomo-dominatore, si aspetta che i suoi simili lo servano. Esige anche dallanimale che lo serva al di là delle sue forze e delle sue possibilità. E lui che determina e non serve gli altri e per questo infligge tormenti indicibili agli uomini ed agli animali. Se luomo rende dipendenti i suoi simili, come schiavi, soggiogherà anche gli animali. Chi non presta più ascolto alla propria coscienza diviene crudele verso luomo e verso lanimale; vede solo le proprie necessità, il proprio profitto. Si crede molto importante e dimentica come devono soffrire il suo prossimo ed anche il secondo prossimo, gli animali, a causa del suo modo di imporsi egocentrico. Non sente più nemmeno di che cosa hanno bisogno il suo prossimo e lanimale. Se i sensi delluomo sono abbrutiti, tutto il suo essere è poco sensibile. Tuttavia, se viene toccato il suo ego e se viene messo in questione il suo modo di agire, reagisce in modo molto suscettibile.
Riconoscete: chi è unicamente con questo mondo guarda solamente il suo piccolo mondo limitato dellego. In tal modo diviene ottuso per la Legge della vita e quindi spiritualmente morto. I morti spirituali sono muti e sordi per la vera vita. Essi continueranno a nascere nella materia, fino a che sarà possibile secondo le leggi della reincarnazione, per apprendere e sperimentare, nellalternarsi delle loro sorti, che il prossimo che è accanto a loro ed anche lanimale percepiscono e soffrono, dato che tutti possiedono la vita che proviene da Dio."
In questo modo il Cristo ci ha rivelato la coscienza della grande unità in Dio, che ci rende Suoi figli e figlie. Infatti, ogni essere è Essere cosmico, in comunicazione con tutte le forze pure dell'infinito.
Se noi uomini aspiriamo a tutto ciò, trasformiamo passo per passo i nostri peccati in luce con l'aiuto del Cristo-Dio; ciò significa che ci pentiamo dei peccati che abbiamo riconosciuto, li sistemiamo con l'aiuto del Cristo-Dio, nostro Redentore, e non li ripetiamo più. Così facendo, ci immergiamo a poco a poco nel profondo del nostro essere, che è divino, ed entriamo in comunicazione con lo Spirito Santo, con lo Spirito del Dio-Padre-Madre, che è la resurrezione e la vita nel Cristo.
Se rinasciamo - ossia risorgiamo - nel Cristo, la potenza dello Spirito ci pervade e noi penseremo, parleremo ed opereremo secondo la volontà di Dio. Non avremo più bisogno di aspettare se ci sarà prima o poi un'altra Pentecoste. La Pentecoste è avvenuta 2000 anni fa. La Pentecoste è avvenuta ieri. La Pentecoste può essere oggi e domani, se siamo disposti a ricevere lo Spirito Santo.
Caro fratello, cara sorella, facciamo risorgere il Cristo in noi, per ridivenire consapevolmente figli e figlie di Dio, che vivono insieme in pace, che apprezzano la terra e tutto ciò che vive su di essa e dentro di essa e ricevono quindi da essa tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la propria esistenza terrena.
L'Amico del Cristo:
Per arrivarci è certamente necessario fare ancora molta strada. Quando hai pronunciato queste parole elevate in merito al nostro vero Essere, mi è venuta in mente un'immagine terrificante. Se ricordo bene, verso Pentecoste nascono in genere dei cuccioli. Da alcuni anni passo spesso attraverso un paese, dove in primavera si vede un gruppo di giovani oche che vive in uno spazio piuttosto ristretto, cercando di sopravvivere alla meglio. Esse sono allegre e si accontentano dello spazio ristretto in cui devono vivere. Osservando come crescevano, mi sono chiesto perché gli uomini allevano così tante oche, visto che lo spazio è limitato. Quando ho posto questa domanda ad un mio amico, egli mi ha risposto: "Sei proprio ingenuo. Negli anni passati, non ti sei accorto che nel periodo prima dell'Avvento le oche diminuiscono sempre più e che, dopo il 24 dicembre, ossia dopo la festa della nascita del Cristo, non se ne vede più neanche una?" Di colpo mi si sono aperti gli occhi: ogni anno la stessa cosa! Quei poveri animali non possono vivere nemmeno un anno, perché vengono ingoiati dall'uomo che si ciba di animali come un cannibale. Da allora non voglio più nemmeno avere un piumino di penne d'oca. Chissà quante oche di Natale devono lasciarci le penne anche per questo!
Il mio amico continuò: "Non sai quanti piccoli di foca vengono spellati ogni anno, affinché le signore dell'alta società possano ostentare una pelliccia di straordinaria bellezza?" Il mio amico mi rovinò la giornata con ulteriori esempi. Mi raccontò che soprattutto le oche di Natale non vengono solamente uccise, ma che prima viene loro aperto con violenza il becco e vengono ingozzate con uno speciale nutrimento, che viene addirittura pressato nel loro stomaco con una specie di mestolo, affinché il povero animale continui ad ingoiare; in tal modo il cannibale che si ciba di animali può gustarsi un prelibato patè di fegato d'oca per la festa della "nascita del Cristo". Raccontò che le galline devono vivere in spazi ristrettissimi per fare le uova in serie e che ai polli, una volta raggiunta la giusta grandezza e il giusto peso, viene mozzata la testa, per poi finire in padella o in pentola o essere infilzati in vetrina, affinché il cannibale possa scegliere da sé il pollo che desidera. Mi ha anche raccontato che cosa avviene nei macelli, ossia che gli animali gridano per la paura del colpo mortale, dato che sentono che viene loro tolta la vita in modo violento. Gli animali sentono di venir condotti al macello già quando lasciano la stalla del contadino.
Il mio accompagnatore mi diede ulteriori chiarimenti in merito ai medicinali e agli ormoni che vengono somministrati agli animali per accelerare la loro crescita, fino ad ottenere mucche geneticamente alterate che non riescono nemmeno più a portare le loro mammelle tra le gambe. Il culmine del suo racconto fu: "E tutto finisce nella mungitura. I grandi di questo mondo mungono i piccoli e i piccoli mungono totalmente la madre terra, fino a che essa non ha più nulla da dare, ed è consumata da un mostro che si chiama uomo."
Per fortuna non mi sono più ripreso da ciò che mi ha raccontato. Sono divenuto un'altra persona, che apprezza sempre più ciò che Dio ci dona ogni giorno e che prende sempre più coscienza di che cosa sia l'amore per Dio e per il prossimo e si accorge di che cosa siano le istituzioni ecclesiastiche.
Il profeta:
E' bello che almeno alcuni cambino il proprio modo di pensare e rendano a poco a poco onore a Colui al quale spetta ogni onore. Chi rende onore a Dio si rende conto a poco a poco delle devastazioni causate dalle istituzioni ecclesiastiche. Esse hanno allontanato ed allontanano tutt'ora da Dio i loro imitatori, i loro fedeli, che si sono resi dipendenti dal loro insegnamento artefatto. Alcuni fedeli accolgono nel seguente modo quanto viene loro trasmesso: "Credi semplicemente a ciò che riconosci come vero e giusto. Tuttavia, è troppo difficile metterlo anche in pratica, poiché è così che noi uomini siamo peccatori."
Gesù aveva veramente ragione quando disse in merito ai farisei e agli scribi di allora: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità."
Le loro parole sono dolci e affettate, ma com'è il loro contenuto, di che cosa sono ricolme? Si sono impossessate del nome del "Cristo", tuttavia il loro animo, il loro insegnamento e soprattutto le loro opere sono forse cristiani?
Sono passati duemila anni. Poche persone hanno appreso la lezione da ciò che le istituzioni ecclesiastiche hanno presentato loro anno dopo anno: un miscuglio di culti pagani e insegnamenti artefatti. Queste due opere - ossia i culti pagani e l'insegnamento artefatto - sono stati fusi per formare un'"opera" che viene chiamata da una lato cattolica e dall'altro protestante. Se avessero insegnato ciò che voleva Gesù, gli uomini conoscerebbero la legge di semina e raccolta e alcuni, che avevano intenzione di fare del male ad altri - ai propri simili e alla madre terra - avrebbero potuto cambiare in tempo, nella consapevolezza delle parole di Gesù, che disse: "Ciò che fate al più piccolo dei miei fratelli" - intendendo anche le sorelle - "lo fate a Me"; e allo stesso tempo ognuno lo fa a se stesso, poiché in ognuno dimora il Cristo-Dio. Ciò vale anche per i regni della natura, poiché in tutte le forme di vita si trova il potente Spirito dell'eterno Creatore.
Con questo scritto dal titolo "Il Profeta", desidero che molti uomini comprendano il profondo significato delle mie parole ed ascoltino il grido, che è allo stesso tempo un appello, di uno strumento di Dio che dice: Non seguite alcun uomo! Seguite Gesù, il Cristo, e riflettete su quanto Egli affermò: ciò che vuoi che gli altri facciano a te, fallo tu per primo a loro. Oppure: ciò che non vuoi che gli altri facciano a te, non farlo nemmeno tu ad altri. Ciò vale anche per gli animali e per tutte le forme di vita della terra.
Abbiamo appena sentito che ciò che infliggiamo al nostro prossimo, in base alla legge di semina e raccolta lo infliggiamo a noi stessi. Chi prende coscienza di questo comprende anche perché questo mondo si trova in queste condizioni. I grandi si sostengono reciprocamente, calpestando chi si trova "in basso". In questo le chiese e i potenti dello stato sono spesso uniti nel ruolo di maestri, per rendere il popolo un apprendista. Tuttavia, noi che siamo il popolo non dovremmo calpestare gli altri a nostra volta, cercando di eliminare il prossimo ed allontanandoci così da Gesù, il Cristo, calpestandoLo nel nostro prossimo. Chi rispetta passo per passo i Comandamenti di Dio, rinasce interiormente e si rivolge verso Colui che ci ha chiamati a seguirLo.
Desidero di tutto cuore che sempre più persone si risveglino, affinché molti riflettano sulla propria vita fatua ed egoistica, distanziandosi da ciò che si trova nei propri sentimenti e nei propri pensieri, ossia gli aspetti del ricattatore, dell'istigatore, di chi tormenta gli animali, del cannibale che si ciba di animali, del ladro, del rivendicatore e così via ... Il mio unico desiderio è che sempre più persone trovino il Cristo dentro di sé e vivano consapevolmente in Lui, per riconoscere giorno per giorno il proprio ego rigonfio, pentirsi con l'aiuto del Cristo-Dio dei propri peccati e sistemarli. Chi non ripete più gli stessi peccati, vive sempre più nel Suo Spirito ed è un Suo seguace, una persona di carattere, ossia con un buon animo, che è in grado di vivere con i propri simili, che rispetta la natura e la apprezza e ritrova se stessa come figlio o figlia di Dio.
L'Amico del Cristo:
Tuttavia, per molti la Pentecoste non è la dedizione allo Spirito di Dio, allo Spirito Santo. Molti vanno per alcuni giorni in vacanza, per rivolgersi verso i raggi del sole. Co-mincia l'estate e l'abbronzatura è divenuta un fattore di prestigio. Si può così dimostrare di "stare al passo".
Il profeta:
Sì, ci si può appena concedere ancora una vacanza. L'uomo dell'epoca odierna non potrebbe più permettersi da molto tempo di continuare a peccare contro Dio, poiché non si avvicinano solamente le catastrofi naturali, ma anche le catastrofi che ci sono molto più vicine, come la disoccupazione, la mancanza di denaro, malattie e le innumerevoli conseguenze dell'inquinamento ambientale. I contributi delle casse malati diminuiscono sempre più, anche se ben presto una persona su due ne avrà bisogno, poiché le allergie sono in continuo aumento e ricompaiono malattie che si credevano sconfitte grazie a misure di precauzione che apportano un miglioramento dell'ambiente e grazie alle vaccinazioni. Ma che cosa importa? - pensano molti, racimolando gli ultimi risparmi per le vacanze estive e prendendo in considerazione, rassegnati per il proprio destino, che forse il prossimo anno non si potranno più permettere una vacanza. Pensieri, pensieri, rassegnazione per il proprio destino - le privazioni si fanno sempre più pesanti, le perdite sempre più dolorose. Pochi si chiedono perché sia così. "Oggi è oggi", pensano alcuni "cristiani" e si godono la propria lunga vancanza estiva come chi non è cristiano.
L'anno trascorre e si giunge alla seconda parte. Come corre il tempo! L'estate è già alle porte. Vedo già davanti ai miei occhi le lunghe code di automobili che vanno verso Sud; agli automezzi più veloci si alternano i rimorchi con le roulottes e i motoscafi. Chi ha un automezzo che fa 10 o 20 km all'ora più degli altri, segnala loro con il clacson di fargli spazio. Se non lo fanno subito, si fanno brutti gesti. Ogni anno c'è la stessa coda in autostrada, eppure ogni anno ci deve essere la migrazione verso Sud.
Il passeggero seduto accanto a chi guida, che può essere la moglie o il marito, è spesso un oggetto che viene volentieri preso di mira per liberarsi, nelle ore in cui si sta fermi in coda, di ciò che brucia nell'anima da settimane o mesi. In tal modo si profila una lite; può essere che si intromettano anche i bambini che si stanno annoiando sui sedili posteriori. Nella piccola auto l'atmosfera comincia a surriscaldarsi e a ribollire. Davanti e dietro si sentono suonare i clacson. E si va avanti. Dove? Naturalmente in vacanza, perché si vuole riprendersi dallo stress e dalla monotonia. In molti casi il riprendersi consiste nel fatto che la donna conquista con il suo sorriso un altro uomo e l'uomo un'altra donna. Di sera si continua poi la lite iniziata in auto. Il marito pensa: "La donna che ho conosciuto in vacanza è proprio fatta per me. E' molto più piacevole e comprensiva di mia moglie. Ho sbagliato a sposarmi. Se potessi scegliere un'altra volta, prenderei la donna che ho appena conosciuto. E' proprio quella giusta. E' fatta per me". E già comincia a pensare quanto costerebbe un divorzio. Oppure potrebbe restare un'amante? Me la posso permettere? Come reagirà se gliene parlo? E come reagirà mia moglie, che si è trovata a sua volta un accompagnatore occasionale per riprendersi dal matrimonio?
In molti casi, dopo le vacanze si dice: ci separiamo per riprenderci dal matrimonio, ossia, in altre parole, non tiriamo più insieme il carro del matrimonio. Divorziamo oppure ci accordiamo che ognuno di noi possa avere il proprio amante. Per molti le vacanze hanno segnato la fine della vita in comune, la fine di un matrimonio. La famiglia si è divisa. Se dal matrimonio sono nati dei figli, questi spesso non sanno più da che parte stare, se con il padre o con la madre. L'uno o l'altro sente dire - per esempio dalla suocera - che secondo l'insegnamento ecclesiastico non è permesso divorziare. Ma a questo punto chi se ne importa della suocera e delle usanze ecclesiastiche? E' vero che il prete parla del matrimonio voluto da Dio, ma anche in questo caso avviene ciò che vale per molti altri campi: le usanze tradizionali, le regole e i Comandamenti non hanno più alcun valore. L'uomo fa ciò che vuole e, prima o poi, sperimenta anche chi e che cosa egli è, e ciò che ricade su di lui. Infatti, in base alla legge di semina e raccolta, egli riceve e raccoglie ciò che ha seminato.
L'Amico del Cristo:
Osservando ciò che avviene du-rante le vacanze, nelle feste e nei night clubs, nei campi di nudisti sulle spiagge più famose, con il turismo del sesso ed altre cose del genere, ci si può veramente chiedere se non sarebbe meglio che il "cristiano" smettesse di mostrarsi in modo ipocrita come tale e si definisse non-cristiano, oppure riflettesse e cambiasse. Il caos umano continua da Natale all'altro. E' uno scherno senza pari nei confronti del Cristo-Dio! E' una vita condotta da un estremo all'altro, che non ha nulla a che fare con l'essere cristiani.
Il profeta:
Ciò che hai detto è veramente saggio. Ma chi ammette a se stesso di non essere cristiano, dal momento che la colpa della propria situazione è sempre di un altro? Chi è disposto a battere il pugno sul proprio petto, dicendo: "E' colpa mia, mia grandissima colpa"? Se l'uomo lo facesse, dovrebbe ammettere a se stesso di essere corresponsabile anche per la miseria del proprio matrimonio e del caos che esiste in questo mondo. Molti tranquillizzano la propria coscienza, ripetendo ciò che viene affermato da alcune confessioni ecclesiastiche, ossia "in fondo siamo peccatori". E' un semplice insegnamento istituzionale, ossia una scusa, che giustifica il peccatore in quanto tale.
L'Amico del Cristo:
Inoltre il prete cattolico può perdonare i peccati al peccatore, se questi si confessa. Tre "Ave Maria" e tutto è a posto. Il giorno dopo si continua a peccare, perché "In fondo siamo peccatori". Le cose sono ancora più semplici nella chiesa evangelica, nella cosiddetta "confessione comune", nella quale i peccati non devono essere elencati singolarmente. Tutti si alzano in piedi e il parroco chiede in generale se si è disposti a pentirsi dei propri peccati e a chiedere perdono. Poi il pastore chiede se i fedeli venuti in chiesa credono che il perdono che viene loro concesso dal pastore ha lo stesso significato del perdono concesso da Dio e tutti rispondono in coro con un "sì". A questo punto il pastore li libera dai loro peccati e concede loro il perdono; la cerimonia viene ripetuta in occasione di ben determinate funzioni religiose, in particolar modo al venerdì santo, poiché anche per i fedeli evangelici vale il principio "In fondo restiamo peccatori".
Il profeta:
Queste giustificazioni non hanno alcun valore per Gesù, poiché EGLI già 2000 anni fa ci disse: "Dovrete divenire perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". Gesù non disse di continuare a peccare con tutte le proprie forze; questo è un principio che vale esclusivamente per Lutero, il quale affermò: "Pecca con tutte le forze, ma abbi una fede ancor più forte".
L'Amico del Cristo:
Si va avanti in questo modo anno dopo anno; nello stesso modo in cui si susseguono le stagioni e le festività, si ripetono anche i peccati. Sono profondamente colpito dalle spiegazioni che hai dato in merito al corso dell'anno. Ciò non ha nulla a che fare con l'essere cristiani. Tutto ciò è solo uno scherno nei confronti di Dio.
Il profeta:
Non solo! Ci si sta avvicinando al culmine dello scherno nei confronti di Gesù, il Cristo, ossia alla festa del Natale.
Alle ferie estive seguono inizialmente di nuovo i primi giorni di lavoro. Si ostenta con orgoglio la propria abbronzatura al posto di lavoro e tra i parenti. Essere stati in vacanza è una questione di prestigio. Con il passare del tempo vengono alla luce tutte le conseguenze delle "vacanze", nel momento in cui il matrimonio - ancora intatto prima delle vacanze - di-viene solo un paravento per salvare la propria reputazione oppure si giunge al divorzio. Si parla delle proprie vacanze; ci si mette in mostra, si racconta quante cose si sanno fare e quante cose ci si è concessi. Alcuni si sono "permessi" veramente molto, forse hanno subìto anche qualche fallimento, ma naturalmente per colpa degli altri. Tuttavia, a poco a poco ci si stanca di raccontare sempre le stesse cose. Tutti gli amici e i parenti hanno già ammirato le diapositive e conoscono ogni commento, ogni battuta, ogni scherzo. Si comincia ad essere di nuovo poco interessanti, si diviene di nuovo insignificanti. Così subentra la solita carenza di energia, la noia, la vita quotidiana; le possibilità di mettersi in mostra divengono sempre più rare. Quindi, si comincia di nuovo a guardare il calendario, per vedere in che giorni cadono le festività dei Santi. Forse le festività permette-ranno di fare un "ponte", qualche giorno di vacanza. Preferiamo non descrivere ciò che avviene nel periodo prima delle festività di Ognissanti, poiché si dovrebbe citare continuamente Gesù, il Cristo, e pregarLo infine di risorgere ancora una volta nella carne, per prendere in mano la frusta e scacciare coloro che non sono cristiani e i mercanti e gli usurai dal tempio - che al giorno d'oggi è costituito dalle chiese di Dio - do-ve i non-cristiani cantano in modo ipocrita "i sacri inni" ed assumono lo stesso atteggiamento ipocrita di molti ecclesiastici che non credono nemmeno a ciò che loro stessi predicano.
Fino a che l'uomo non santifica il proprio tempio di carne ed ossa, nella consapevolezza che l'Unico Santo, lo Spirito Santo, dimora in lui, continuerà a recarsi in chiese fatte di pietra, per atteggiarsi in modo contrario a com'è realmente. Prima o poi ad alcuni verranno tolti gli occhiali che fanno vedere tutto come se fosse "cristiano". Allora non solo vedranno e riconosceranno chi sono loro stessi, ma si accorgeranno chi è colui che ha fatto loro per anni delle prediche ipocrite, ossia vedranno in pro-fondità dentro di lui. Naturalmente non riusciranno a vedere il Cristo, poiché i loro peccati oscureranno il sole nello stesso modo in cui lo oscura la luna in un'eclisse.
Ognissanti è la festa dei santi ed è una festività cattolica. Perché è necessario rendere onore ai santi, dal momento che l'unico al quale dovremmo rendere onore è Dio? Il giorno dei morti, che segue alla festività dei santi, naturalmente non è un giorno festivo, ma una normale giornata lavorativa. Si rende onore solamente ai "santi", mentre le "anime" restano delle povere anime. E, in fondo, non è nemmeno necessario istituire una giornata festiva per le anime, dato che esse, in veste umana, hanno avuto le loro giornate festive per godere e saziarsi: fine settimana, festività religiose ed altre giornate libere personali, come per esempio le vacanze. Molti di coloro che in passato si sono goduti le festività, oggi vivono come anime. Che cosa vedranno? Ognuno vede se stesso, in base alla legge: ciò che semini, lo vedrai e lo raccoglierai. Anche certi "santi" vedranno sua "santità" e dovranno riconoscere che, pur essendo stati dichiarati santi da "sua santità", devono soffrire, ossia espiare, come tutte le altre anime. Sia che festeggiamo Ognissanti sulla terra, sia che commemoriamo le anime, la realtà diverrà palese nell'aldilà: ciò che l'uomo semina, lo raccoglierà; lo vedrà come anima e, in molti casi, lo dovrà scontare.
In occasione della festa di Ognissanti molti di coloro che desiderano riposarsi si mettono di nuovo in viaggio verso sud. E' necessario riprendersi in vacanza, poiché si è già lavorato per alcuni mesi. Ancora lavoro! Forse alcuni domani si troveranno già in mano la lettera di licenziamento. Forse alcuni ci pensano, anche se lo reprimono, oppure sono convinti che ciò non li possa toccare: "Sono un buon cristiano. Pago le mie tasse alla chiesa; ogni tanto vado in chiesa e faccio la mia offerta. Quando si raccolgono offerte per chi soffre la fame in Africa o per restaurare la chiesa, dò sempre il mio contributo." Ma non è questo che conta, caro "cristiano"! Non è questo che intendeva Gesù. Alcuni risponderanno: "Forse non Gesù, ma l'istituzione ecclesiastica mi insegna tutto ciò ed essa deve sapere come stanno le cose".
Quattro settimane dopo Ognissanti lo spettacolo e la frenesia raggiungono a poco a poco il loro culmine.
Con l'Avvento ha inizio la festa più importante dell'anno. "Ogni anno Gesù Bambino viene sulla terra, tra noi uomini. Entra con la sua benedizione in ogni casa, ci segue su ogni nostra strada. E' anche al mio fianco, in silenzio e senza farsi riconoscere, e mi guida fedelmente tenendomi per mano".(parole di un canto di Natale tedesco n.t.d.)
Quale Bambino Gesù dovrebbe venire sulla terra - il Cristo, il Figlio di Dio, con la frusta, per entrare in ogni casa? Oppure ci basta la figurina impolverata di legno o di cera, il "Bambinello" e il presepe impolverato con Maria e Giuseppe e il bue e l'asinello, che andiamo a prendere in soffitta al termine dell'Avvento, per poi porlo, come ogni anno, sotto l'abete di Natale adornato? Non deve mancare nulla: né il bue, né l'asinello, né la pecora, né la capretta. Natural-mente, la sera di Natale, la "sacra coppia" - Maria e Giuseppe - e i pastori vengono posti al centro del presepe. Il panno per spolverare è già diventato tutto nero, mentre il presepe luccica e gli uomini cantano con il tutto il cuore: "Ogni anno Gesù Bambino ritorna sulla terra, tra noi uomini. Entra con la Sua benedizione in ogni casa, ci segue su ogni nostra strada. E' anche al mio fianco, in silenzio e senza farsi riconoscere, e mi guida fedelmente tenendomi per mano".
Ci si può chiedere se il piccolo pre-sepe spolverato, con il "Bambinello" Gesù ripulito, con Maria e Giuseppe, con i pastori e gli animali, porti veramente la benedizione agli uomini. Chi ha mai pensato che potrebbe togliere la polvere ai propri sentimenti, pensieri, le proprie parole, azioni e tendenze malvage ed infime? Ma non c'è tempo per farlo, né a Natale, né a Capodanno, né a Pasqua, e nemmeno a Pentecoste o a Ognissanti e quindi ancor meno a Natale. Si pensa ad ogni cosa possibile, per esempio a chi regalare che cosa; tuttavia, pochi si chiedono quali doni hanno fatto durante l'anno al Cristo-Dio, loro Redentore. Egli, lo Spirito del Cristo-Dio, lo Spirito Santo, che bussa giorno per giorno alla porta del nostro cuore e che è veramente sempre con noi, su ogni nostra strada, è in genere scomodo, poiché Colui che venne a noi sulla terra come bambinello 2000 anni fa e che in veste di Gesù, il Cristo, il più grande profeta di tutti i tempi, ci annunciò l'amore di Dio e ci indicò la via che conduce al Padre, chiedeva e chiede molto ad ognuno di noi.
Gesù ci ha insegnato l'amore per Dio e per il prossimo. Ci ha insegnato l'amore per i nemici e lo ha vissuto come esempio per noi. Ci ha insegnato l'uguaglianza e la fratellanza. Ci ha portato la similitudine della trave e della pagliuzza. Gesù ha vissuto come esempio per i noi i Dieci Comandamenti che Dio ha dato agli uomini tramite Mosè e ci ha insegnato il Discorso della Montagna, che fu anche la Sua vita. Egli disse: SeguiteMi - e ciò significa seguite Gesù, ossia: adempite e vivete ciò che Io, il Cristo-Dio, vi ho comandato.
Gesù non ci ha insegnato a preparare ogni anno un presepe impolverato con tutti i suoi personaggi.
Gesù non ci ha insegnato a far risuonare in tutti i grandi magazzini e mercati delle sacre canzoni di Natale, per indurre i clienti a comperare di più.
Gesù non ci ha insegnato a fare costosi regali al nostro prossimo, fino ad arrivare a pellicce fatte con la pelle di giovani foche.
Gesù non ci ha insegnato a cacciare ed uccidere gli animali, a macellarli per consumarli poi come cadaveri.
Gesù non ci ha insegnato a sfruttare la natura, ad oltraggiare la terra, a distruggere l'atmosfera.
Non ci ha insegnato ad abbattere gli alberi per commemorare la Sua venuta sulla terra, a porli ben adornati in una stanza calda e a gettarli poi, dopo dieci giorni, sulle strade, come se fossero cadaveri della natura fuori uso.
Gesù non ci ha insegnato a prestare ascolto ad autorità ecclesiastiche.
Non ci ha insegnato a versare contributi per la chiesa, affinché le autorità ecclesiastiche possano arricchirsi ed aumentare il proprio potere e la propria stima.
Gesù non ci ha insegnato ad andare alle cosiddette "sante messe", ma ci ha insegnato ad entrare nel nostro interiore, ossia nella stanzetta silenziosa in noi, lontano dal lusso e dallo sfarzo delle chiese.
Non ci ha insegnato che, dopo la Sua resurrezione, un corpo di legno ben intagliato o di terracotta dovrebbe stare appeso - come simbolo della Sua morte - per duemila anni sulla croce.
Egli non ci ha insegnato a maltrattare tutte le creature che vivono sotto terra e sulla terra, nelle acque e su di esse, e nell'aria, ad ucciderle, a macellare tutto ciò che può essere mangiato, per ingoiarlo poi come cadavere.
Non ci ha insegnato ad essere cannibali che si cibano di animali, uomini che violentano donne e bambini, che ricattano e fanno violenza agli altri, discriminatori, calunniatori, ladri, bugiardi e così via.
Ci ha insegnato i valori superiori e non il decadimento del buon costume e di tutti i valori.
Ci ha insegnato la morale e non ad essere privi di morale.
Riassumendo, ci ha insegnato che dovremmo vivere nella consapevolezza della figliolanza di Dio.
Tuttavia, cosa ne è stato dell'uma-nità? Molti credono di vivere. In realtà, essi sono spiritualmente morti, poiché i loro cuori sono come delle pietre, nello stesso modo in cui le loro anime sono adombrate. Nella nostra esistenza terrena si sono cristallizzate le condizioni di ricchi e poveri. I ricchi sono i potenti, mentre i poveri sono privi di qualsiasi potere. Dato che sia i ricchi che i poveri vedono nei film come si può vivere nel benessere, i poveri aspirano a ricevere un pezzo della torta della ricchezza.
Chi porta con sé come eredità la brutalità che ha forse acquisito in incarnazioni precedenti e della quale non si è ancora liberato, diviene in molti casi come ho già descritto molte volte nella serie de "Il Profeta": un ipocrita, un ladro, una persona che esercita violenza e altro ancora. Altri, che non portano in sé la brutalità come espressione caratteriale predominante, vegetano alla giornata, vivono sotto i ponti di questo mondo, si sdraiano sugli sbocchi dei riscaldamenti per ricevere un po' di calore. Altri ancora si sdraiano per strada o chiedono la carità, oppure, come Maria e Giuseppe, vanno di casa in casa, cercando eventualmente un riparo in una notte fredda come il ghiaccio.
*
E' la vigilia di Natale. Un uomo e una donna, negli ultimi momenti della gravidanza, bussano di porta in porta, chiedendo di essere accolti. Tuttavia, vengono continuamente rifiutati. Oggi, quasi duemila anni dopo l'evento originario del Natale, ci sono due persone che pensano: forse un'eminenza ecclesiastica, un vescovo, ci può accogliere nel suo palazzo dotato di molte stanze, dato che nella sua chiesa rappresenta i valori cristia-ni, i valori dell'amore per Dio e per il prossimo.
E' già sera inoltrata. L'uomo e la donna stanno davanti al palazzo e guardano in alto verso le finestre. Solo poche sono illuminate; la maggior parte sono buie. L'uomo dice alla donna: "Qui troveremo sicuramente un posto. Nel palazzo ci sono molte stanze e una potrà sicuramente essere messa a nostra disposizione."
Bussano timidamente e con imbarazzo alla nobile porta del Signor Vescovo, con totale umiltà davanti alla grande personalità cristiana, che segue certamente le orme di Gesù. Nessuno sente che hanno bussato. Malgrado il loro timore, si fanno coraggio e bussano un po' più forte alla porta. All'interno della grande casa ben riscaldata si sentono delle voci.
Le due persone, che se ne stanno infreddolite l'una appresso all'altra davanti alla porta del grande palazzo vescovile, devono sentire le seguenti parole che provengono dall'interno dell'edificio: "E' un affronto, venire a bussare alla porta del vescovo così tardi alla sera di Natale, disturbando la "sacra" serata. Tutti gli invitati sono a tavola e attorno al fuoco che arde nel caminetto. Chi sarà mai?"
La governante va con prudenza alla porta e guarda attraverso la spia. Fuori ci sono due persone. Lei non sa chi sono e chiede ad alta voce all'interno: "Aspettiamo altri ospiti?"
Il vescovo si avvicina alla porta e dice: "E' già molto tardi. Non aspettiamo altri ospiti. Ma le persone che stanno fuori non sembrano essere pericolose. Sentiamo un po' che cosa vogliono."
Si mette il catenaccio e la porta si apre per quel tanto che il catenaccio permette. Il vescovo chiede attraverso la fessura: "Che cosa volete?"
L'uomo risponde: "Mia moglie sta per avere un bambino. Chiedo di essere ospitati, perché la notte sarà molto fredda e non abbiamo un riparo".
Il vescovo si raddrizza e il suo viso rispecchia un disappunto che cerca di contenere. Pensa: "Dovrei forse ospitare due persone vestite di stracci? Ci sono pensioni a sufficienza nelle quali possono trovare un posto."
"Miei cari", dice con voce mite e un'apparenza umile "non mi è possibile ospitarvi nella mia casa, ma nelle pensioni qui nei dintorni ci sarà certamente posto per voi".
L'uomo risponde: "Non abbiamo soldi ed abbiamo molta fame." Si fa coraggio e continua: "La prego, signore, ci lasci entrare; ci dia un alloggio in questa grande casa. Ci dia cibo per la madre e per il suo bambino che sta per nascere."
Il vescovo tira fuori in fretta il suo portafoglio per dare ai due denaro per pagare l'alloggio e mangiare in una pensione. Improvvisamente si ferma e pensa: "Non è forse indegno per me dare in offerta del denaro? Un vescovo offre la sua benedizione e non l'infame Mammona. Inoltre questo è un caso sociale. Non riguarda forse lo stato o al massimo il tesoriere vescovile, che ogni anno riceve dallo stato molto denaro per le prestazioni caritative? Il portafoglio del vescovo scompare di nuovo tra le pieghe della sua veste rossa. Ma dove si trova il tesoriere responsabile per le elemosine? Il prelato non è in casa. Al vescovo viene in mente un'altra cosa. Il giorno prima alcune persone di buon cuore hanno versato delle offerte consistenti per il restauro di una chiesa. Pensa quindi di darne una piccola parte ai due, ma poi tentenna di nuovo e pensa che pochi edifici più avanti c'è una fattoria. Il contadino potrebbe ospitarli nella sua stalla. La donna non darebbe troppo fastidio nel caso iniziassero le doglie per partorire il bambino.
Il grande uomo misericordioso, il vescovo, offre quindi ai due di andare alla fattoria oppure di ricevere del denaro per una pensione.
Le due persone guardano con occhi tristi il signore ben vestito, ben nutrito, che vive nel palazzo vescovile ben riscaldato. Il volto dell'eccellenza esprime un po' di compassione. "Ecco qui", dice " un po' di denaro dalla cassa delle offerte", e indica loro la strada per andare alla fattoria.
I due ricominciano a cercare un alloggio. Questa volta i due, - l'uomo e la donna che sta per partorire - hanno qualche speranza, perché possono rifarsi all'eccellenza, al vescovo. Bussano di nuovo ad una porta. Questa volta arriva il contadino che dice: "Chi bussa a quest'ora?" Fuori qualcuno dice: "Ti prego umilmente di alloggiarci. L'eccellenza, il vescovo, ci ha mandati da voi". La porta si apre e il contadino dice: "Nella mia casa non ci sono camere libere. Forse potete stare nella stalla qui vicino. Tuttavia c'è solo della paglia. Ho venduto gli animali - il bue, la mucca e la pecora - al macellaio, per ricevere del denaro. Bisogna sapersi arrangiare."
I due accettano ringraziando. Entrano nella stalla fredda e si sdraiano sulla paglia. Non ci sono animali a dare loro calore.
Duemila anni fa Maria e Giuseppe fecero un'esperienza simile. Oggi, dopo 2000 anni, la morale è ancor più decaduta. Nel periodo di Natale vengono uccisi moltissimi animali, le stalle vengono svuotate, tenendo solo gli animali che servono per Capodanno e per i balli di carnevale. Si vuole avere un buon arrosto da presentare in tavola anche in quei giorni. Nelle due persone incontriamo Maria e Giuseppe e il bambino Gesù che non è ancora nato. Chi li ha riconosciuti? Chi ha capito il simbolismo? Né la governante del vescovo, né l'eccellenza, né il contadino.
Solo una persona, la moglie del contadino, va nella stalla e porta ai due delle coperte calde e qualcosa da mangiare. E' l'unica che pensa: "Che strano, proprio strano. Mi viene da pensare a quello che è successo 2000 anni fa. I paralleli sono così chiari. Dio mi vuol forse dire qualcosa tramite queste due persone?" La donna rimane alcuni attimi completamente in silenzio. Poi dice a se stessa: "E' possibile? Il grande Signore, il Redentore di tutti gli uomini e di tutte le anime è forse entrato nella mia casa, nella mia stalla? Oppure è solo un sentimento che mi prende perché oggi è Natale? E' la verità? Che cosa mi vuole dire?" Il suo cuore batte sempre più in fretta. In lei affiora un sentimento di calore e pensa: "Non solo ogni anno il bambino Gesù viene sulla terra, in mezzo a noi uomini." Ogni giorno, ogni ora, ogni attimo, anzi, in tutta la mia esistenza terrena il Cristo-Dio è presso di me e mi segue su ogni mia strada. "Mi sta accanto in silenzio e senza farsi riconoscere, mi guida fedelmente tenendomi per mano."
Una persona si è risvegliata e comprende il significato della sacra notte silente. Dovremmo santificare la nostra vita, giorno per giorno, nella consapevolezza che il Cristo-Dio, il grande Spirito, dimora in ognuno di noi.
Noi siamo il tempio dello Spirito Santo e dovremmo amarci reciprocamente ed aiutarci gli uni gli altri, come Gesù, il Cristo, ci ha amati e ci ama e ci assiste ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Nella moglie del contadino avviene un cambiamento. Va dalle due persone ed offre loro il suo aiuto. Un bambino sta per venire al mondo, un bambino come te e come me. Ed anche in lui c'è lo Spirito Santo, il Cristo-Dio, nostro Redentore, come in te, in me, in tutti noi.
Una persona ha reso la notte luminosa come il giorno. Il giorno di Natale è una giornata diversa e l'anno che sta per iniziare sarà un anno diverso. Questa persona, la moglie del contadino, si chiede ogni giorno: che cosa vuole che faccia ora Gesù? E questa persona, la donna, riceve a senso la parola dello Spirito Santo: fai ciò che ti ho comandato quando ero Gesù. Esamina i tuoi sentimenti, le tue sensazioni, i tuoi pensieri, le tue parole e le tue azioni mettendole a confronto con i Dieci Comandamenti di Dio e con gli insegnamenti del Discorso della Montagna, per divenire ricco nell'interiore, per dischiudere il Regno di Dio, che è nel tuo interiore, e divenire di nuovo una figlia di Dio, che è ricca nel cuore e che vive in pace con tutti gli uomini e con i regni della natura. Solo allora ci sarà pace.
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