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Dr.Christian Sailer

2. Lettera aperta a Sua Santità
Papa Benedetto XVI

 

 

Dr.Christian Sailer
 
97828 Marktheidenfeld-Altfeld, Max-Braun-Straße 2

A
Sua Santità
Papa Benedetto XVI.
Palazzo Apostolico Vaticano
V-00120 Città del Vaticano
Roma - Italia
                                                                                 
     19 luglio 2005   

 Egregio Papa Benedetto,

 Mi permetta di ricordarLe la mia lettera dettagliata del 2.5.2005.

 Non so come mai fino ad ora non ho ricevuto alcuna risposta. In realtà non riesco ad immaginare che il Suo segretariato di stato sia organizzato così male. Infatti, si è trovato comunque il tempo per ringraziare per l’orsacchiotto di peluche “Papa Bene­detto XVI.”, sottolinenando che ciò è stato fatto con “un sorriso divertito” e “sinceramente”. Il papa come orsacchiotto di peluche, in una versione “di pregiata lana mohair bianca, con la classica imbottitura di trucioli di legno e vestito in tutta pompa” è comunque più gradito di una domanda critica posta da un cristiano che si rifà al cristianesimo originario e chiede chiarimento in merito alle contraddizioni tra l’insegnamento della chiesa e quello di Gesù.

 Ora per me rimane aperto l’enigma se la mia lettera è stata cestinata da un prelato supermotivato oppure se è stata considerata come un delitto di lesa maestà anche nei ranghi più elevati. Per pura precauzione mi permetto di allegare ancora una volta la lettera. Contemporaneamente la invierò ad alcuni cardinali in Germania e in Italia, presso i quali le mie domande verranno forse considerate con maggiore attenzione. In ogni caso continuerò la corrispondenza fino a che non avrò Sue notizie – e lo farò in internet, dato che si tratta di questioni di interesse pubblico, visto che la Sua chiesa si rifà al Cristo e molte persone sono convinte che ciò non avvenga legittimamente. Nei primi 100 giorni del Suo pontificato, Lei ha fatto chiaramente riconoscere che non sembra abbia l’intenzione di ridurre almeno di alcuni passi la distanza tra la Sua chiesa e Gesù di Nazaret.

 La fretta con la quale vuole beatificare il Suo predecessore dimostra piuttosto il contrario. Quale teologo che conosce bene la storia, Lei sa meglio di me che il culto dei Santi e delle reliquie non ha minimamente a che fare con Gesù. Esso ha avuto piuttosto origine da antichi culti dei misteri, da una fede negli spiriti primitiva e orientata sul corpo, che fu in seguito ri­presa dalla chiesa. Il culto cattolico delle reliquie, con il quale vengono venerate ossa di defunti, alle quali si attribuiscono addirittura per “guarigioni miracolose”, dimostra quindi di essere la continuazione della magia pagana. Dallo studio della Bibbia risulta che l’essere Santo spetta soltanto ad Uno, ossia “al Signore delle legioni dei cieli” (Isaia). Il culto dei Santi della chiesa romana cattolica orientato su persone è un sacrilegio, soprattutto se si pensa a chi è già stato beatificato fino a oggi o viene comunque adorato come Santo; penso per esempio ad un imperatore Costantino, che sterminò la sua stessa famiglia, oppure ad un Bernardo di Clairvaux, che esortò ad uccidere e ad assassinare, e a molti altri che hanno “reso onore agli altari” con la loro crudeltà al servizio della loro chiesa.

 Mentre accelerate un processo di beatificazione, dall’altra parte fate intensificare il cosiddetto esorcismo. Secondo una notizia diffusa dall’Agenzia Stampa Cattolica, l’Istituto dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma offre nuovi corsi per ap-prendere l’esorcismo. Il “fascino del diavolo” starebbe avanzando, afferma l’Istituto per giustificare questa inusuale offerta di corsi. Se da un lato si potrebbe anche sorridere in modo sornione su alcuni eccessi del culto dei Santi, nel caso del­l’esorcismo le cose si fanno estremamente serie: Lei di certo sa che fin nei tempi più recenti ci sono stati casi di persone morte o che hanno per lo meno subito gravissimi danni fisici e spirituali. Alcuni aspetti ricordano i riti magici Vudù africani, nei quali si lavora con le forze astrali in modo analogo a come fanno gli esorcisti romano-cattolici. Mi sia permesso di chiedere in quale mondo si vive in fondo in Vaticano. Soltanto perché gli uomini si sono abituati alle smancerie medievali dalla chiesa op­pure restano semplicemente indifferenti nei suoi confronti, nessuno reagisce con veemenza in pubblico quando un papa del 21° secolo fa praticare riti magici che costituiscono un pericolo mortale. E’ possibile che la magia aumenti nella misura in cui diminuisce la spiritualità? Uno psicologo del profondo constaterebbe probabilmente che quanto più una più persona reprime le proprie ombre, tanto più incontra il demonio.

 Di tutte le prese di posizione che Lei ha espresso nei primi 100 giorni, una ha fatto rizzare in modo particolare gli orecchi: oltre agli “pseudomatrimoni di persone dello stesso sesso” anche “le comunità di vita non matrimoniali” e “i matrimoni in prova” porterebbero ad una “banalizzazione del corpo”. Più o meno nello stesso periodo, il cardinale tedesco Lehmann ha fatto un appello in televisione per la donazione degli organi – in totale sintonia con la concezione ecclesiastica. Dove si riscontra in realtà una banalizzazione più grave del corpo umano: quando si usano persone in punto di morte come magazzini di pezzi di ricambio e le si priva di un cuore che ancora batte o di un rene ancora funzionante, per prolungare in tal modo di alcuni anni la vita di una persona che ha a sua volta una malattia mortale e mescolando così il suo corpo con quello di un altro? Oppure quando due persone vivono insieme senza la benedizione della chiesa?

 Non intendo essere scortese, ma purtroppo non posso risparmiarLe di chiederLe se non sarebbe meglio essere più prudenti con i verdetti sulla banalizzazione del corpo umano, fintanto che il numero di pedofili omossessuali all’interno della Sua chiesa con­tinua ad aumentare e la banalizzazione dei rapporti fisici all’interno dei seminari per sacerdoti porta a orgie come quella di St. Pölten.

 Se Lei mi inviasse una risposta, probabilmente replicherebbe che la chiesa naturalmente disapprova queste cose. A parole lo fa di certo. Ciò nonostante, egregio papa Benedetto, Lei non è esente dal terribile sospetto di sottrarre sistematicamente i colpevoli all’azione penale da parte dello Stato. Nell’aprile di quest’anno è stato pubblicato dalla stampa inglese un articolo con il titolo “Pope ‘obstructed’ Sex abuse inquiry”, secondo il quale Lei, in veste di presidente della congregazione della fede, in una lettera confidenziale, avrebbe invitato ogni vescovo cattolico a tenere sotto chiave le inchieste sui pedofili, ovvero fino dieci anni dopo che le vittime hanno raggiunto la maggiore età. Secondo il diritto penale tedesco si tratta semplicemente di un’istigazione ad impedire un procedimento penale secondo il § 258 del codice penale. Se Lei non fosse papa e allo stesso tempo capo di Stato, nelle Sue prossime visite in Germania dovrebbe aspettarsi un procedimento istruttorio da parte della procura di stato. Probabilmente i prelati del Suo segretariato di Stato considereranno anche questa constatazione come una cosa inaudita e si guarderanno di nuovo in giro per cercare il cestino più vicino. Tuttavia la condizione giuridica è questa. Oppure gli articoli pubblicati dall’Observer o rispettivamente dal Guardian non sono esatti? In tal caso perché non sono stati smentiti dal Vaticano?

 A proposito di capo di Stato: che cosa ne dite della richiesta presentata da 80 sacerdoti catalani che Le chiedono di rinunciare alla posizione di “capo di Stato”? La loro lettera è stata pubblicata nel giornale “La Vanguardia de Barcelona” del 29.6.2005. I mittenti, che sono sostenuti da numerose congreghe sacerdotali della Catalonia del Sud e del Nord, Le chiedono allo stesso tempo di riabilitare tutti i teologi che Lei ha messo a tacere in veste di presidente della congregazione di fede. Le persone che hanno scritto la lettera basano le loro richieste sul desiderio che la chiesa si riavvicini al Vangelo di Gesù. In tal senso condannano anche tutto “lo spettacolo fatto per la morte di Giovanni Paolo II. e la Sua nomina a papa”; tutto ciò non sarebbe stato “né cristiano, né costruttivo”. “Anche la presenza di capi di Stato e di governo – alcuni dei quali hanno favorito guerre, dittature e carestie – non ha nulla a che fare con Gesù di Nazaret; lo stesso vale anche per tutte le smancerie delle autorità ecclesiastiche con il loro lusso e il loro sfarzo”. Alla fine i mittenti la pregano di non farsi più chiamare “Santo Padre, Pontefice massimo e Sua Santità”.

 I sacerdoti che hanno espresso queste cose non sono avversari della chiesa, ma sono consapevoli del loro impegno verso il Na-zareno. Che cosa avrebbe detto Gesù su questa lettera? E il Cristo risorto come considera la questione? Per questo motivo è particolarmente interessante cosa intende rispondere, dato che Lei si considera il rappresentante del Cristo. In fondo dovrebbe dare ragione a questi amici del Cristo. Se non lo fa o se considera questa richiesta dei Suoi confratelli come una sfrontatezza, agisce come avversario di Dio, nonostante immediatamente dopo la Sua nomina abbia annunciato di voler operare come “umile servitore nella vigna del Signore”. Se una persona si fa chiamare in una volta Pontefice massimo e Santo Padre, avrà probabilmente difficoltà a non perdere di vista la realtà. E se intende poi addirittura parlare in nome del Cristo, espone la propria anima ad una prova di forza schizofrenica.

 I sintomi di una tale lacerazione della coscienza si possono riconoscere più volte nei primi 100 giorni del Suo pontificato.

 E questo in particolare dopo il Suo appello seguito agli atten­tati terroristici di Londra. Ha esortato gli Islamisti alla pace “in nome di Dio”. Se a qualcuno sentendo queste cose non è mancato il respiro, è solo perché è succube di un’enorme mancanza di conoscenza della storia. Non si rende veramente conto che uno dei Suoi predecessori, papa Urbano II., servendosi delle stesse parole “in nome di Dio”, diede inizio alla prima crociata contro il mondo islamico e promise ad ogni crociato che avesse sacrificato la propria vita “nella battaglia contro i pagani” che gli sa­rebbero stati immediatamente perdonati tutti i suoi peccati?

 Gli appelli fatti dal papa 900 anni fa coincidono in parte parola per parola con gli appelli dei fondamentalisti islamici di oggi. Ciò che i cristiani hanno fatto a suo tempo e nei secoli successivi al mondo islamico non è stato ancora dimenticato. I capi dell’Al-Qaida si rifanno esplicitamente alla crudeltà dei cristiani che uccisero e saccheggiarono a Gerusalemme per poi “adorare il sepolcro del Redentore”. I crimini terrificanti della Sua chiesa avvelenarono già allora la storia del mondo. Il Suo predecessore, Giovanni Paolo II., non se ne è scusato seriamente, ma ne ha attribuito la colpa ad alcuni cristiani perduti. L’energia satanica che è stata scatenata a suo tempo da parte della chiesa contro il mondo musulmano ricade oggi su tutto l’Occidente. Ciò non giustifica assolutamente i crimini compiuti a New York, Madrid o Londra. Tuttavia, se proprio il rappresentane dell’organizzazione che da secoli porta la parte più grande di responsabilità per gli intrighi sanguinari nella storia fa un appello autoritario, esortando l’oriente alla pace, per la parte di islamisti che reagisce con attentati suicidi alle umiliazioni subite dall’Occidente è come gettare benzina sul fuoco.

Non sarebbe stato politicamente più saggio ed eticamente da tempo dovuto che il papa cogliesse l’occasione per scusarsi per le numerose ferite che il cosiddetto Occidente cristiano ha inferto al mondo islamico? E che faccia un appello per alleviare con aiu­ti concreti la miseria materiale di quest’ultimo, mettendo a di­sposizione per questo una parte delle ricchezze della sua chiesa (anche perché gran parte di esse sono state accumulate con saccheggi in tutto il mondo); e che esortasse con insistenza il presidente americano e il premier britannico a fare un’inchiesta seria sulle persecuzioni e sulla discriminazione religiosa dei prigionieri musulmani, per poi punirle e farle cessare immediatamente …? Solo in tal caso l’Oriente e il Medioriente non con­sidererebbero più gli appelli del papa alla pace come una provo­cazione di crociati irriducibili. Se il papa, come ha fatto Lei, si pone al centro dell’attenzione – forse in segreto ancora con l’illusione di essere ancora colui che “dirige la terra” – ciò riguarda ogni contemporaneo, poiché siamo tutti minacciati dalla rabbia e dall’odio dei terroristi che si sentono forse ulteriormente provocati dagli appelli privi di tatto che provengono da Roma, per quanto i crimini e le umiliazioni del passato non giustifichino assolutamente nuove crudeltà.

 Molte cose che si sentono dire e fare da parte Sua possono forse riguardare soltanto i cattolici e interessare solamente i membri della chiesa. Tuttavia, fino a che il papa di questa chiesa continua a parlare in nome “del cristianesimo”, ciò riguarda chiunque si senta vicino a Gesù, il Cristo, e sperimenti quanto ciò che dice e fa la chiesa abbia ben poco a che fare con Lui. Questo è il motivo per cui mi rivolgo a Lei pubblicamente. Lo farò anche in futuro – anche se le mie lettere non dovessero giungere fino a Lei o dovessero addirittura essere ignorate anche se Lei ne è a conoscenza.

 

Deve decidere Lei stesso se desidera evitare le domande critiche nel Suo mondo di santità pontificale e di infallibilità e se desidera limitare la comunicazione con il mondo esterno a dialoghi poco pericolosi di tipo dipolomatico. Quando il ministro delle finanze tedesco chiede la Sua benedizione per un francobollo, certamente non Le dirà che a lungo andare non riuscirà più a pagare dal borsellino dello Stato le sovvenzioni di miliardi che vengono versate alla Sua chiesa. Ma un normale contribuente come me Le farebbe presente che non potrà più durare a lungo il fatto che i contribuenti tedeschi finanzino ogni anno con 14 miliardi di Euro la burocrazia ecclesiale dalla quale i fedeli scappano a frotte. E quando in agosto i giovani La esalteranno a Colonia non correrà il rischio che un boyscout tedesco Le chieda come mai la chiesa protegga in modo così illimitato la vita prima della nascita per poi farla generosamente distruggere una volta che è nata – per esempio con le “guerre giuste” oppure con il divieto di usare contraccettivi che ha come conseguenza fame, miseria, aids e morte.

Per questo motivo deve essere un normale contemporaneo come me, che si sente collegato a Gesù, a confrontarLa con tali domande.

 A risentirci alla prossima volta. La saluto in Cristo.

 Firmato Christian Sailer

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