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“PER MENTI ANALITICHE !”
Chi è seduto sul trono di Pietro? (4)
I cristiani delle origini
vivevano secondo l’insegnamento
di Gesù di Nazaret e seguendo il Suo esempio.
Il tragico sviluppo verso
una religione del culto pagana
e dittatoriale, ossia la chiesa cattolica
Indice
I cristiani delle origini erano seguaci di Gesù, il Cristo.
Essi accolsero il Suo insegnamento semplice nel loro mododi pensare e di
vivere
Compiti carismatici di alcuni cristiani delle origini nella comunità:
profeti, istruttori, guaritori; essi vivevano ciò che insegnavano
Gli “amministratori” e i “sorveglianti” che si assunsero compiti più
esteriori, allacciandosi a tradizioni pagane si impossessarono del potere
e divennero vescovi e sacerdoti
Le comunità originarie vivevano in un ambiente caratterizzato da culti
pagani ed elementi di questi culti si insinuarono sempre più nel
cristianesimo originario
Il forte e determinante influsso esercitato da Paolo contribuì in modo
decisivo a far sì che il cristianesimo originario si allontanasse quasi
completamente dalla sua origine, dall’insegnamento di Gesù di Nazaret
Il cristianesimo delle origini venne fatto crollare per mezzo di calunnie
diffuse volutamente dalla casta sacerdotale, tramite istigazione,
persecuzioni, torture e assassini
A causa del potere dittatoriale e totalitario esercitato dai vescovi il
cristianesimo originario venne invertito nei suoi principi
L’imperatore Costantino elesse a religione di stato la chiesa che era
ormai divenuta completamente pagana
Ancor
oggi esiste una chiesa di stato …
Riportiamo di seguito il
contenuto della quarta trasmissione della serie “Per menti analitiche –
chi siede sul trono di Pietro?”
I cristiani delle origini erano seguaci
di Gesù, il Cristo.
Essi accolsero il Suo insegnamento semplice nel loro modo di pensare e di
vivere
Il
cristianesimo delle origini sorse dalla cerchia di apostoli e discepoli
che Gesù di Nazaret aveva raccolto attorno a sé. Si formarono così
comunità originarie – senza sacerdoti e senza gerarchie. Tra i cristiani
delle origini non c’erano singole persone che decidevano cosa fare, né
tanto meno una specie di papa che dicesse che cos’era giusto fare. Si
trattava piuttosto di un’unione libera di comunità autonome. I membri
delle comunità originarie condividevano ogni cosa. Esiste addirittura un
passo nel Nuovo Testamento che descrive come ciò avvenisse: “La
comunità dei fedeli era un cuore e un’anima. Nessuno diceva sua proprietà
quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.” (Ap
4,32)
E’ solo una
frase, tuttavia da essa si può dedurre come vivevano i cristiani delle
origini. Erano tutti alla pari, anche le donne. Ognuno viveva del lavoro
delle proprie mani. Si viveva in comunità di vita e di lavoro, in parte
anche in gruppi di diverse case dove si produceva il necessario per
vivere, cercando sempre di dare qualcosa anche ai poveri.
L’aspetto
più importante è che i cristiani delle origini di allora erano seguaci di
Gesù, il Cristo, perché essi avevano integrato nei loro pensieri e nella
loro vita gli insegnamenti di questo grande Spirito che è il nostro
Redentore.
Non erano
ancora perfetti, ma erano sulla via verso la perfezione, per mettere in
pratica nella vita quotidiana ciò che Gesù di Nazaret aveva insegnato. Non
tenevano neanche una cena rituale, ma consumavano insieme il loro pasto
commemorando Gesù di Nazaret che aveva portato loro questi insegnamenti.
Mentre mangiavano, prendevano coscienza del fatto che nel cibo si trova lo
Spirito di Dio. Avevano rispetto per la vita che è in ogni cosa. Non
celebravano nemmeno un battesimo rituale, ma accoglievano semplicemente le
persone nella loro cerchia. Era tutto molto più semplice e più geniale di
ciò che la chiesa ne fece in seguito.
Come si
comportavano i cristiani delle origini di allora nei confronti della
madre-terra, delle piante e degli animali? Sappiamo che Giacomo, fratello
di Gesù, che fu la prima guida della comunità originaria di Gerusalemme,
era vegetariano. Ciò è storicamente comprovato. Esistono inoltre passi
contenuti nelle lettere dei primi cristiani che dimostrano che non
mangiavano carne. Si può affermare con certezza che la maggior parte dei
membri delle comunità originarie non mangiava carne.
Per
esempio, in una lettera di un cristiano delle origini di allora, Minuzio
Felice, si legge che nel corso di un colloquio con Ottavio affermò: “ …
abbiamo così orrore del sangue umano che nei nostri cibi non conosciamo
nemmeno il sangue degli animali che si possono mangiare.”
Quindi,
per i cristiani delle origini il quinto Comandamento - “Non uccidere” -
valeva non solo riguardo agli uomini, ma anche per quanto riguarda gli
animali. Ciò è stato confermato da Karl-Heinz Deschner nel suo libro “E il
gallo cantò ancora”, dove leggiamo che “gli Ebioniti, che erano seguaci
della comunità originaria che furono ben presto considerati eretici e che
non consideravano la morte di Gesù come sacrificio espiatorio, avevano
come elementi della cena il pane e il sale e questa fu addirittura
considerata la forma più antica dell’Eucarestia.”
Di
Giacomo – che era il primo responsabile della comunità di Gerusalemme – fu
tramandato che: “Non consumava né vino né bevande alcoliche e nemmeno
mangiava carne.”
Nelle traduzioni viene inoltre più volte sottolineato che “ … non
indossava tuniche di lana, ma di lino”. Ciò significa che
era contrario allo sfruttamento degli animali.
Negli
scritti apocrifi – “apocrifi” significa che questi scritti non sono stati
integrati nella Bibbia – si trovano molti passi che indicano che gli
apostoli erano vegetariani. Per esempio, si dice di Pietro: “Io vivo di
pane e olive, a cui raramente accompagno una verdura.”
Oppure di Matteo: “Matteo visse di semi, di frutti degli alberi e
verdure, senza carne.”
Di Giovanni è stato tramandato: “Giovanni non ha mai toccato carne.”
Anche i
Padri della Chiesa testimoniarono che nel cristianesimo delle origini non
si faceva uso di carne. Ad esempio, Giovanni Crisostomo disse: “Da loro
non scorrono rigagnoli di sangue, non viene macellata e fatta a pezzi
alcuna carne … Da loro non si effondono gli odori terribili di pietanze a
base di carne … non si sentono schiamazzi e rumori forti. Si cibano solo
di pane, che si guadagnano col loro lavoro e di acqua fornita da una
sorgente pura. Se desiderano un pasto succulento, le loro leccornie
consistono di frutta, e mangiandola gioiscono più che alla tavola
imbandita di un re.”
A ciò si
aggiunge anche che nessun cacciatore e nessun soldato potevano entrare a
far parte della comunità originaria. Prima dovevano rinunciare al loro
lavoro. Infatti i cristiani delle origini sapevano che uccidere uomini e
animali è contro le Leggi di Dio e rispettavano queste leggi. Tutti i
cristiani delle origini vivevano del lavoro delle proprie mani e nel
regolamento della comunità si legge: “Se qualcuno non sa fare alcun
lavoro artigianale, fate in modo che tra di voi non ci sia un cristiano
che non sia attivo. Ma se non vuole operare in tal senso, vuole dire che è
qualcuno che vuol fare affari con il suo cristianesimo.
Fate attenzione a queste persone.” Da ciò si può dedurre che anche
nelle comunità originarie non c’erano neanche sacerdoti.
Dal
regolamento della comunità di allora si può dedurre che molte professioni
non corrispondono all’immagine cristiana: “Le attività professionali e
i lavori di coloro che dovrebbero essere accolti nella comunità devono
essere esaminati … chi è scultore o pittore dovrebbe essere informato di
non dipingere immagini di idoli; dovrà rinunciare a questa attività o
essere rifiutato … I conduttori di carri, i lottatori competitivi, i
lottatori da circo o i loro istruttori oppure coloro che lottano contro
gli animali, i cacciatori o gli aiutanti ufficiali di coloro che praticano
giochi combattivi dovranno lasciare queste attività oppure essere
allontanati. I sacerdoti o le guardie addette al culto di idoli dovranno
rinunciare a tutto ciò o essere rifiutati. Ai dipendenti di strutture
militari, in qualità di gendarmi, è vietato uccidere. Se viene loro
comandato dai loro superiori di uccidere non devono accettare …. Se non
seguono queste istruzioni devono essere allontanati. Un governatore o un
sindaco, vestiti con la dignità della porpora e amministratori della
giustizia dovranno rinunciare a questo compito o essere rifiutati.”
Tutte
queste cose dimostrano che i cristiani delle origini prendevano sul serio
i Comandamenti divini e si attenevano ad essi.
Compiti carismatici di alcuni
cristiani delle origini nella comunità:
profeti, istruttori, guaritori; essi vivevano ciò che insegnavano
Come
avveniva il collegamento di queste comunità originarie con il mondo
divino, dal momento che non esistevano “intermediari” di Dio, vale a dire
sacerdoti o simili?
Nel Nuovo
Testamento, nella seconda lettera di Pietro, si trova un passo che lo
descrive chiaramente. Vi si legge: “E così abbiamo conferma migliore
della parola dei profeti, alla quale fate bene volgere l’attenzione come a
lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la
stella del mattino si levi nei nostri cuori.” (2 Pietro, 1,19)
Tra i
primi cristiani esisteva quindi ancora la parola profetica: tramite uomini
e donne illuminati Dio parlava ai primi cristiani e anche a tutti coloro
che volevano ascoltare la parola profetica, come parlò agli Israeliti
nella Vecchia Alleanza tramite i grandi profeti.
Ciò
risulta anche da un altro passo nella prima lettera ai Corinzi, cap. 12,
28 dove si legge: “Alcuni, perciò, Dio li ha posti nella Chiesa in
primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo
come maestri. Poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigione, i doni
di assistenza e di governare.”
Vediamo,
quindi, che nelle prime comunità c’erano determinati compiti: da un lato
c’erano i guaritori, che non erano loro stessi a guarire i bisognosi,
bensì rafforzavano in essi le forze di autoguarigione con la loro
preghiera. Si trattava di una guarigione tramite la preghiera e la fede, e
in fondo tramite la forza di Dio. C’erano inoltre gli insegnanti che
trasmettevano ciò che era stato portato da Gesù di Nazaret e c’erano i
profeti.
Questi
compiti nella comunità non venivano eseguiti con autorità, ma erano basati
sul carisma di una persona, ossia sulla sua irradiazione. Le persone che
esercitavano questi compiti venivano misurate, per vedere se mettevano in
pratica nella loro vita quotidiana e nel loro comportamento ciò che
insegnavano. Se non era così, dimostravano di non essere all’altezza del
loro compito.
Gli “amministratori” e i “sorveglianti”
che si assunsero compiti più esteriori, allacciandosi a tradizioni pagane
si impossessarono del potere e divennero vescovi e sacerdoti
C’erano
inoltre gli amministratori che gestivano le riserve della comunità, coloro
che amministravano la cassa o tenevano in ordine le cose. Questi
“amministratori” vennero in seguito chiamati “episkopoi”, che significa
sorveglianti. Da ciò è derivata, più tardi, la parola vescovo e furono
proprio i vescovi ad appropriarsi in seguito del potere. Esistevano
inoltre gli anziani, ossia “presbyteroi”, da cui è derivata la definizione
di “sacerdoti”. Vediamo quindi che coloro che si occupavano soprattutto di
compiti esteriori, ossia i futuri sacerdoti e vescovi, assunsero il
potere, mentre gli altri tre compiti – profeti, insegnanti e guaritori –
che quali compiti carismatici erano spiritualmente più importanti per la
vita della comunità, vennero gettati fuori dal nido come fa il cuculo con
le uova degli altri uccelli.
Come mai
i cosiddetti anziani si sono improvvisamente posti al di sopra degli
altri, divenendo sacerdoti? Chi lo ha suggerito?
Nel 117 dopo
Cristo, un certo Ignazio di Antiochia disse: “Seguite tutti il vescovo
come Gesù Cristo … e il presbyterium (sacerdoti) come gli
apostoli.”
E più avanti si disse: “Lasciate che - i vescovi -
siano i vostri padroni e considerateli come i vostri re.
Portate loro il vostro tributo come a un re, poiché essi e coloro che sono
insieme a loro dovranno essere mantenuti da voi.”
La
definizione di “vescovi” non fu inventata nelle comunità originarie, ma
era già una definizione per sacerdoti o sorveglianti presente nei culti
pagani che esistevano nell’ambiente intorno al cristianesimo originario.
Era una definizione equivalente a preti o sorveglianti. Nel libro di
Karl-Heinz Deschner “E il gallo cantò ancora”, leggiamo a pag. 226 e ss.:
“Vescovi si chiamavano gli dei, come sorveglianti sulle buone e cattive
azioni degli uomini nelle opere di Omero, Eschilo, Sofocle e Pindaro …
Platone e Plutarco usarono questa definizione anche per gli educatori.
Anche alcuni filosofi ambulanti venivano chiamati così. Tuttavia, già nel
secondo secolo prima di Cristo c’era il personale addetto ai culti che
veniva chiamato “vescovi”. Secondo il teologo Schneider, il concetto
cristiano di vescovo si differenzia dalle analogie pagane soltanto perché
il vescovo cristiano ha anche un potere dittatoriale.”
Ciò
significa che i vescovi che assunsero poi il potere nel cristianesimo
originario reagirono in modo peggiore ed esercitarono un potere
dittatoriale più rigido di quello presente nei culti pagani. Tuttavia si
sono riallacciati a questi culti pagani.
Le comunità originarie vivevano in un
ambiente caratterizzato da culti pagani ed elementi di questi culti si
insinuarono sempre più nel cristianesimo originario
Nei culti
pagani esistevano sacerdoti e vescovi. C’era addirittura un papa. La
parola “papa” è l’abbreviazione di “pater patrum”, ossia “il padre di
tutti i padri” ed era il papa, ossia l’autorità più elevata del culto di
Mitra. Tutta la gerarchia che ritroviamo oggi nella chiesa cattolica
deriva quindi da questi culti pagani.
Chi
approfondisce la storia dei cristiani delle origini dei primi anni dopo
Gesù di Nazareth, constaterà che in tutto il loro ambiente esistevano
culti. Non solo il culto tradizionale ebraico, ma anche per esempio il
culto di Mitra, i cui seguaci curavano il culto dei sepolcri. Tutte le
consacrazioni partivano dai sepolcri, un po’ come avviene oggi nella fede
cattolica, dove il successore di Pietro riceve il suo incarico dalla tomba
di Pietro. Avevano il culto dei morti e sacrificavano animali. Tutto ciò
lasciò il suo segno nell’ambiente del primo cristianesimo. Da tutto ciò
sono certamente derivati questi ed altri contenuti che si sono inseriti
nel cristianesimo originario. Tutte queste cose non furono comunque
insegnate da Gesù.
Il forte e determinante influsso
esercitato da Paolo contribuì in modo decisivo a far sì che il
cristianesimo originario si allontanasse quasi completamente dalla sua
origine, dall’insegnamento di Gesù di Nazaret
In tutto
ciò ebbe un ruolo molto determinante anche Paolo, che era impregnato della
fede romana politeista; egli proveniva dal paganesimo e non aveva vissuto
con Gesù di Nazaret in prima persona. Paolo, che non conosceva il
cristianesimo delle origini fin dal principio, vi fece affluire in modo
dominante i propri concetti: da un lato vi portò un modo di pensare in
termini di autorità, dall’altro pose la donna in una posizione secondaria,
cosa che non si riscontrava affatto nel cristianesimo delle origini, dove
molte donne esercitavano anche il compito della profezia. E tra coloro che
seguivano Gesù di Nazaret e lo accompagnavano nei Suoi viaggi c’erano
sempre molte donne. Paolo non ha tolto al cristianesimo delle origini
soltanto questi due aspetti, ma anche molti altri, aggiungendovi al loro
posto i propri concetti pagani.
E’
possibile che Paolo abbia immesso nell’insegnamento cristiano molti più
aspetti pagani di quanto non si pensi. Nella seconda lettera a Timoteo, si
legge, per esempio: “Cerca di venire presto da me ... Solo Luca è con
me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero.
Venendo …portami anche i libri, soprattutto le pergamene.” (2 Tim 4,
9-11) Ciò significa che Paolo era in contatto con Marco, che scrisse il
vangelo secondo Marco, e con Luca, che ha scritto il vangelo secondo Luca.
Un altro
passo ci svela ulteriori aspetti: esiste un Canone Muratori del 1740 che
si basa su un documento dell’anno 200 e risale quindi ad uno dei più
antichi documenti del tempo. Lì si dice che Paolo avrebbe chiamato a sé un
dottore della Legge – o secondo un’altra traduzione un dottore degli
scritti. Si trattava di un medico di nome Luca. La citazione dice:
“Questo medico Luca scrisse il Vangelo dopo l’ascensione al cielo del
Cristo, dopo che Paolo lo ebbe portato con sé come persona istruita nella
scienza, e lo scrisse sotto il proprio nome, ma secondo le idee di Paolo …
Anch’egli quindi non vide mai il Signore quand’era nella carne”.
Pertanto, né Paolo, né Luca avevano conosciuto Gesù quand’era in vita, ma
scrissero un vangelo e, secondo quanto viene qui riportato, lo fecero
insieme. E’ quindi possibile che Paolo abbia esercitato un influsso molto
più forte di quello che si è pensato fino ad ora.
Come mai
Paolo riuscì ad assumere una posizione di dominio nel cristianesimo delle
origini?
Paolo era
una persona che aveva una certa ammirazione per il cristianesimo delle
origini, con il quale era entrato in contatto. Tuttavia aveva ancora molte
idee dettate dalla sete di potere. In alcuni punti Paolo nella propria
vita non si comportò come aveva insegnato Gesù, per esempio quando Gesù
disse: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo
di tutti” (Mc 9,35). Paolo, che non aveva vissuto l’esempio dato da
Gesù di Nazaret, aveva invece in sé aspetti di dominio e scrisse quindi in
una delle sue lettere: “se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi
predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia
anatema!” (Gal 1,8) Da ciò risulta che le sue idee erano minacciose
per le persone che la pensavano in modo diverso. Questi suoi concetti si
sono poi collegati a idee e culti provenienti dall’ambiente pagano e in
tal modo sorse qualche cosa che non aveva più nulla a che fare con il vero
cristianesimo. La sete di potere e un modo di pensare gerarchico esteriore
confluirono a poco l’una nell’altro e dal cristianesimo originario nacque
così una chiesa.
Si dice
che Paolo abbia avuto una visione, che abbia ricevuto le parole del
Signore. Il Cristo gli sarebbe apparso e gli avrebbe detto: “Io
sono Gesù che tu perseguiti” (Ap 9,5) Dopo aver avuto questa
apparizione, Saulo avrebbe smesso di perseguitare Gesù e sarebbe divenuto
Suo seguace. Questo è ciò che ci è stato tramandato.
Anche se
Paolo smise veramente di perseguitare Gesù, ciò non significa che abbia
rinunciato alla propria pretesa di potere, che si sia confrontato con
l’insegnamento di Gesù e abbia accolto in se stesso l’insegnamento del
Signore. Paolo entrò quindi a far parte del cristianesimo originario con
la pretesa che, dal momento che aveva sentito il Signore, tutto avrebbe
dovuto essere come lui si aspettava. E così vi introdusse i suoi
precetti.
Come
abbiamo già detto, Gesù di Nazaret rifiutò espressamente il concetto di
sacrificio come un sacrificio cruento. Paolo invece lo riprese dal
paganesimo e lo inserì nel cristianesimo originario. Pertanto, fu lui a
dare vita al pensiero secondo il quale Gesù di Nazaret sarebbe stato
sacrificato in modo cruento per riconciliare Dio con l’umanità - un
pensiero che era totalmente estraneo a Gesù di Nazaret e che è stato
portato da Paolo.
In tal
modo egli si riallaccia ai culti cruenti di cui abbiamo già parlato e in
merito ai quali il noto storico Karl-Heinz Deschner scrisse: “Paolo
predica in continuazione la riconciliazione e la redenzione, l’espiazione
tramite il Suo sangue della redenzione, tramite il Suo sangue della
riappacificazione, tramite il Suo sangue versato sulla croce.”
La seconda
falsificazione apportata da Paolo all’insegnamento di Gesù di Nazaret,
forse ancora più grave della prima, consiste nel fatto che egli disse a
senso: ciò che conta è che crediate in Dio e in Cristo, Suo figlio; le
opere come seguaci del Nazareno non sono molto importanti. Egli insegnò:
“Noi riteniamo, infatti che l’uomo è giustificato per la fede,
indipendentemente dalle opere della Legge.” Così sta scritto nella
lettera ai Romani 3, 28.
Tutto
ciò è in netta contraddizione con diverse affermazioni fatte da Giacomo,
che viene chiamato il “servo di Dio e di Gesù Cristo, il Signore” e che,
dopo la resurrezione di Gesù, fece parte della cerchia interna della
comunità originaria di Gerusalemme. Egli disse: “Che giova, fratelli
miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella
fede può salvarlo?” E inoltre: “ … così anche la fede: se non ha le
opere, è morta in se stessa.” E ancora. “Ma vuoi sapere, o
insensato, come la fede senza le opere è senza valore?” E: “Vedete
che l’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base
alla fede.” E inoltre: “Infatti come il corpo senza lo spirito è
morto, così anche la fede senza le opere è morta”. (Gc 2,14; 17; 20;
24; 26)
E che
cosa disse Gesù stesso? Citiamo dalla Bibbia, dal Vangelo di Matteo:
“Perciò
chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un
uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia,
strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa
ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta
queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che
ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i
fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde,
e la sua rovina fu grande.” (Mt 7, 24-27)
Paolo ha
falsificato l’insegnamento di Gesù anche in altri punti. Ha adattato
totalmente il cristianesimo ai concetti dell’impero romano, affermando che
il cristiano dovrebbe ubbidire all’autorità di questo mondo, dato che essa
è stata impiegata e ordinata da Dio ed è la sua serva e che, quindi,
compie giustizia anche con la spada. Ciò è scritto nella lettera ai
Romani. (Rm 13, 1-4) Si tratta di un insegnamento che ebbe effetti
devastanti nei successivi 2000 anni. Gesù disse invece: “Dai a Cesare
ciò che spetta a Cesare e a Dio ciò che spetta a Dio” (Mt 22, 21) e in
un altro punto, addirittura: “Bisogna ubbidire più a Dio che agli
uomini.” (At 5,29) Naturalmente, la Chiesa ha ripreso ben volentieri
le parole di Paolo per giustificare la pena di morte o le guerre, per le
quali essa ha benedetto spesso le armi.
Un altro
punto altrettanto importante è che sembra che Paolo avesse molte
difficoltà ad accettare il vegetarianesimo, poiché egli disse: “Tutto
ciò che è in vendita sul mercato della carne mangiatelo pure, senza
indagare per motivi di coscienza.” ( 1 cor 10,25) Naturalmente anche
questo ha avuto conseguenze devastanti fino ad oggi, dato che miliardi di
animali vengono macellati perché nella Bibbia sta scritta questa frase.
Invece sappiamo e abbiamo spiegato che i primi cristiani erano
vegetariani. Quindi, queste affermazioni fatte da Paolo sono nettamente in
contraddizione con ciò che insegnò Gesù di Nazaret e anche con ciò che i
cristiani delle origini si sono impegnati seriamente a vivere.
Il cristianesimo delle origini venne
fatto crollare per mezzo di calunnie diffuse volutamente dalla casta
sacerdotale, tramite istigazione, persecuzioni, torture e assassini
Quindi
Paolo parlò contro Gesù. Nei cristiani delle origini di quel tempo era
vivo il pensiero di Gesù. Essi volevano rendere onore a Gesù, mettendo in
pratica passo per passo i Suoi insegnamenti. Come mai Paolo riuscì a
prendere piede nelle comunità originarie con le sue superstizioni,
l’idolatria e le sue aspirazioni al potere?
Da un
lato Paolo fondò molte nuove comunità che avevano poco contatto con le
altre comunità originarie a Gerusalemme e in Palestina; di conseguenza i
suoi concetti poterono probabilmente diffondersi senza molti ostacoli in
queste comunità. D’altro lato il primo cristianesimo fu indebolito anche
da molti fattori esteriori. Fin dall’inizio vennero diffuse calunnie
secondo le quali i cristiani delle origini avrebbero ucciso bambini,
avrebbero festeggiato orge sessuali e altre cose del genere. Si diffusero
volutamente dicerie su di loro e vennero usati come capri espiatori. Dopo
un certo periodo gli imperatori romani ne trassero le conseguenze e
cominciarono a perseguitare i cristiani. I primi a cadere vittime di
queste persecuzioni furono i migliori delle comunità originarie, ossia le
persone più sicure e che avevano più chiarezza. Dopo queste persecuzioni,
arrivarono continuamente nuove persone dall’esterno che si unirono ai
cristiani delle origini e riportarono le loro idee in merito ai riti
pagani. Ci fu quindi una pressione sia dall’interno che dall’esterno e con
il tempo il cristianesimo originario ne venne indebolito.
Sarebbe
interessante esaminare chi ha propagato queste calunnie. Chi
ha dato l’ordine di perseguitare i cristiani delle origini?
Dal Nuovo
Testamento risulta chiaramente che già Gesù di Nazaret venne calunniato ed
accusato da parte della casta sacerdotale di allora, che disse a senso di
Lui: “E’ un figlio del diavolo”, e “insegna un Dio falso”. Lo
considerarono un settario e coloro che Lo seguirono erano la “setta del
Nazareno”. Conosciamo questa definizione dagli atti degli apostoli. In
seguito, nel periodo dell’impero romano, furono ancora una volta i
sacerdoti a diffondere queste diffamazioni, in complicità con le istanze
statali. La persecuzione dei primi veri cristiani venne eseguita
dall’amministrazione imperiale che era complice di coloro che diffondevano
le dicerie e le calunnie da parte della casta sacerdotale. Lo Stato e la
casta sacerdotale operarono quindi già allora insieme contro i cristiani
delle origini.
Esiste
addirittura un passo tramandato dalle lettere del cristianesimo originario
negli anni dal 50 al 130 di Giustino il martire che accusa i sacerdoti di
Gerusalemme dicendo: “Avete nominato uomini scelti di Gerusalemme, li
avete inviati in tutto il mondo per annunciare che il cristianesimo
sarebbe una setta priva di Dio, per farci accusare, tanto che molti ci
accusano senza nemmeno conoscerci.”
“Che non ci
conoscono nemmeno” significa che arrivarono in città degli stranieri,
andarono dalle autorità, dai governatori romani, e dissero: “C’è una
setta, dovete stare attenti.” I sacerdoti inviarono quindi i loro
incaricati ovunque esistessero delle comunità originarie, per calunniare i
cristiani delle origini dicendo: “Fate attenzione, è una setta!” Secondo
la legge romana, la legge delle dodici tavole, non si poteva introdurre un
nuovo Dio, a meno che l’imperatore non fosse d’accordo. Dato che a quel
tempo il Dio cristiano non era ancora stato accettato dall’imperatore,
chiunque affermasse davanti ad un tribunale di essere cristiano era già
condannato a morte. I calunniatori riuscirono a fare in modo che i più
forti, coloro che sostenevano le comunità, venissero imprigionati,
torturati e uccisi ovunque.
Leggendo la
lettera di Giustino, il martire, riconosciamo determinate cose: per
esempio che esistevano già allora degli incaricati per le sette. Questo
compito è rimasto fino ad oggi ed è quindi antico di 1900 anni.
A causa del potere dittatoriale e totalitario esercitato dai vescovi il
cristianesimo originario venne invertito nei suoi principi
Il cristianesimo originario venne
quindi distrutto diffondendo dicerie, tramite l’istigazione, la
persecuzione e certamente anche con l’assassinio ed altre cose del genere.
Come fu quindi possibile che i vescovi si mettessero in primo piano? Come
si giunse ad un’istituzione?
I vescovi
avevano in mano il potere, amministravano il denaro e, naturalmente,
davano il denaro soltanto a coloro che erano loro succubi. In tal modo
rafforzarono la loro posizione di potere. Essi cercarono inoltre di
accogliere molti nuovi membri nella comunità, perché un maggior numero di
membri significava maggiori entrate e più entrate significavano più
potere. Per poter accogliere altri membri fecero continuamente compromessi
in merito all’insegnamento. Andarono incontro allo spirito del tempo di
allora, ossia al culto dei misteri pagani, facendo in modo che la fede
insegnata nelle comunità del cristianesimo originario di allora andasse
ampiamente incontro alla comodità degli uomini. Di questo faceva parte la
figura di un Dio che perdona tutti i peccati già con la sola fede. Si
trattava di un concetto che era già presente nel paganesimo e che fu
ripreso da Paolo e, in seguito, anche da Lutero.
I vescovi
comandarono anche che, dopo le persecuzioni dei cristiani, tutti coloro
che avevano accettato di sottomettersi all’imperatore e si erano quindi
allontanati dal cristianesimo originario, venissero accolti di nuovo al
più presto nelle comunità originarie. I vescovi annacquarono quindi tutto
in ogni senso e cercarono in ogni modo di far sì che le comunità si
adattassero al potere di stato romano. Ciò è dimostrato, per esempio, dal
fatto che, nel periodo successivo, alle donne fu proibito di assumere
funzioni di guida, così come ciò non poteva avvenire all’interno dello
stato romano. Nelle comunità originarie, invece, le donne erano state
spesso alla guida delle comunità composte da diverse famiglie. Anche in
questo caso i vescovi hanno capovolto quello che era proprio del
cristianesimo originario.
La comunità
originaria più ricca era quella di Roma. Dalle lettere del cristianesimo
originario risulta chiaramente che quando la comunità si riuniva per un
incontro, la cosa più importante era: come aiutiamo i sofferenti e i
poveri? E’ una cosa che tocca molto quando la si legge. Per esempio, i
cristiani delle origini dovevano sapere dove abitavano le singole persone,
chi era povero, dove c’era una vedova. Dovevano conoscere bene tutto il
loro quartiere per poter aiutare tutti coloro che ne avevano bisogno.
Tutti i cristiani delle origini lavoravano, senza alcuna eccezione, per
poter sostenere ed aiutare questi poveri. La sola comunità di Roma si
occupava ogni giorno di 1500 bisognosi. I cristiani delle origini di Roma
sostenevano anche le comunità più povere come Gerusalemme o nell’Asia
Minore, che non disponevano di molti mezzi. In questo modo Roma raggiunse
una certa posizione, dato che vi erano più cittadini ricchi che, con il
passare del tempo, divennero presuntuosi. Già nell’anno 190, il vescovo
romano – che quindi si definiva già “vescovo” – escluse dalla comunità
ecclesiale tutti coloro che si rifiutavano di accettare l’usanza romana
della Pasqua, che era un’usanza pagana. Anche se ciò non interessò ai
cristiani delle origini che si trovavano in Asia Minore, in questo evento
si profila già lo sviluppo successivo: da Roma si cominciò a dirigere le
cose, a porre ultimatum e ad introdurre elementi di cui Gesù non aveva mai
parlato.
Ci
vollero ancora alcuni secoli prima che Roma diventasse effettivamente la
potenza dominante – per lo meno per quanto riguarda la chiesa occidentale.
Per l’Oriente, per la chiesa ortodossa, Roma non è la capitale nemmeno
oggi. Tuttavia già a quel tempo Roma mostrò già la pretesa di essere “al
primo posto”.
In
seguito il vescovo Vittorio I° scomunicò l’intera Chiesa dell’Asia Minore.
Il processo con il quale i sacerdoti pagani presero piede con le loro idee
e con i loro riti ebbe inizio già nel secondo secolo dopo Cristo. Già
allora si cominciò ad introdurre i sacramenti. C’era un altare e dopo un
certo periodo fu introdotta una sedia destinata soltanto al vescovo, che
divenne infine un trono.
Nel terzo
secolo vennero introdotte le vesti particolari per i sacerdoti; prima
questa cosa non esisteva, ma fu introdotta soltanto successivamente. Si
fecero processioni e pellegrinaggi come nei culti pagani, si cominciò ad
adorare i santi. E’ vero che Gesù portò le beatitudini, ma negli
insegnamenti di Gesù, il Cristo, non c’era posto per i “santi”. Infatti, a
che cosa sarebbero serviti? Ogni uomo aveva infatti - ed ha! - la
possibilità di trovare Dio dentro di sé e per questo non ha bisogno di
“santi”, di mediatori in cielo. Si introdussero inoltre festività che
combaciavano fin nel dettaglio con le festività del paganesimo. Molte
feste importanti per la chiesa ancor oggi erano feste pagane. Per esempio,
Natale, il 24 dicembre, era la festa del massimo Dio del sole: “Sol
invictus”, il sole che non è mai stato sconfitto. Oppure il 15 agosto,
l’assunzione di Maria, era una festa importante della dea Diana, che era
una grande madre di Dio pagana.
Questo
processo ebbe quindi inizio già molto presto e nel corso dei due secoli
successivi si fece in modo che l’insegnamento originario di Gesù di
Nazaret, ossia l’insegnamento del cristianesimo originario, divenisse di
fatto una religione pagana. Quando salì al trono l’imperatore Costantino
(che fu imperatore romano dal 285 al 337), egli portò a termine la cosa,
dichiarando definitivamente la chiesa come religione di stato.
E la
chiesa, che allora era già divenuta ampiamente pagana, passò di buon grado
su questa linea. Lo vediamo, per esempio, dal rapporto verso la guerra e
la violenza. Nel libro “E il gallo cantò ancora” di Karl-Heinz Deschner ,
a pag. 507, leggiamo che “nel 313 Costantino concesse ai cristiani la
completa libertà di religione. Nel 314, il sinodo di Arelate decise di
scomunicare i soldati disertori. Chi gettava via le armi veniva escluso,
mentre prima veniva escluso chi non gettava via le armi.”
L’imperatore
Costantino elesse a religione di stato la chiesa che era ormai divenuta
completamente pagana
Nel
periodo di Costantino esistevano due religioni che erano altrettanto
forti: il cristianesimo e il culto di Mitra. Quest’ultimo possedeva già
800 chiese a Roma. Se si osservano queste chiese, si nota che anch’esse
hanno una navata centrale, a destra e sinistra i banchi, davanti un altare
con gli scalini e una volta – quindi hanno lo stesso aspetto di una
semplice chiesa cattolica.
Osservando il culto di Mitra si riconoscono subito le radici del
cattolicesimo. Si potrebbe quasi dire che la chiesa cattolica è nata non
tanto dal cristianesimo originario, quanto da questo culto pagano. Dal
cristianesimo originario sono stati ripresi al massimo il nome e i
vangeli. Anche nel culto di Mitra esistevano sette sacramenti. E perfino
la parola “sacramento” veniva utilizzata nello stesso culto di Mitra.
Il culto
di Mitra è uno tra i tanti culti pagani che venivano praticati a quel
tempo nell’Impero Romano. Probabilmente fu introdotto a Roma dai soldati
romani che erano stati a Babilonia.
In un
libro di Johannes Leipold, dal titolo “Ambiente del cristianesimo
originario” leggiamo che “Mitra era un antico dio iraniano del cielo e
della luce che veniva adorato nell’Avesta come protettore dei contratti e
della fedeltà ai contratti. A partire all’incirca dal 400 a.C. venne
raffigurato su tutte le insegne della casa regale.”
Si
tratta, quindi, di un antico insegnamento dei cieli, un insegnamento del
Dio della luce, secondo il quale esso porterebbe la redenzione. La fede in
Mitra provenne da Babilonia ed era caratterizzata da elementi astrologici
e da ogni tipo di influssi legati a culti. Maghi influenti ne erano i più
impegnati missionari. Se si osservano questi maghi, con le loro vesti,
come siedono sul trono, si nota che è esattamente come siedono oggi sul
trono il papa, i vescovi o i cardinali. È inoltre interessante constatare
che essi avevano già una gerarchia con sacerdoti di diversi livelli, come
avviene oggi nel cattolicesimo.
Dal
libro “Ambiente del cristianesimo originario” possiamo dedurre a senso
che, nonostante esistessero diversi scritti, un fatto comune a tutti era
che ad ogni livello corrispondeva un determinato costume o un rispettivo
simbolo che veniva conferito in modo solenne. Ogni carica spirituale era
quindi indelebilmente collegata a determinate insegne, vesti e simboli. Si
sa inoltre che nel culto di Mitra esistevano il battesimo, la comunione,
la cresima e un sacramento della penitenza. E anche tutto ciò ci ricorda
qualcosa. Gesù non ha mai istituito o voluto nulla del genere e nemmeno i
cristiani delle origini. Nel culto di Mitra si festeggiava una cena, ma
non come quella tenuta dai cristiani delle origini, bensì una mensa
rituale, come quella celebrata oggi dalla chiesa cattolica. In questi riti
simili ad una cena comparivano anche dei sacerdoti.
Riportiamo
ancora da libro sopraccitato: “Il sacerdote pronunciava parole di
benedizione e aggiungeva: ‘Hai salvato gli uomini versando il sangue
eterno’.” Il sangue del toro, il pasto del
culto, prometteva quindi agli eletti un’esistenza celeste e la
resurrezione. Anche in questo caso si ripresenta il sacrificio di animali
proveniente dai culti sacerdotali pagani e si può riconoscere che il
sacrificio di sangue ripreso dalla chiesa cattolica ha le proprie radici
nel culto di Mitra. In esso si credeva per esempio
nella resurrezione della carne, di cui Gesù non ha mai parlato, ma che
viene insegnata oggi dalla chiesa cattolica. In questo culto pagano erano
presenti anche il “giorno del giudizio” e molti altri aspetti che sono
oggi parte dei precetti della chiesa cattolica Leggendo tutte queste cose,
una dopo l’altra, e osservandone le immagini, si riconosce in fondo il
puro cattolicesimo.
Alcuni
autori scrivono che Costantino volesse evitare le dispute che sarebbero
potute sorgere dalla presenza contemporanea di due religioni e si decise
quindi per il cristianesimo. I soldati e i numerosi impiegati di Stato
portarono il culto di Mitra pagano in tutti i paesi e da lì lo
reimpostarono, anche dalla Babilonia. Naturalmente i soldati e gli
impiegati costituivano la base dell’impero. Tra i ricchi, ma anche tra gli
strati più poveri della popolazione, il cristianesimo era tuttavia
altrettanto diffuso. Entrambe le religioni erano quindi diffuse allo
stesso modo e molti ricercatori affermano che Costantino volesse soltanto
un’unica religione. Voleva pace nel suo regno. Come abbiamo già detto,
portò a termine la cosa e fece in modo che restasse un’unica religione
unitaria, un miscuglio. Poco tempo dopo, con il Concilio di Nicea nel 325,
egli vietò il culto di Mitra: nel suo impero poté quindi esistere soltanto
una religione.
Il
Concilio di Nicea tenuto nel 325 fu decisivo per l’introduzione di questa
religione unitaria come voleva l’imperatore Costantino. Infatti, a quel
tempo nel cristianesimo originario, in gran parte già capovolto nei suoi
principi, esisteva ancora una corrente che cercava di riallacciarsi al
cristianesimo delle origini. Si trattava dei cosiddetti cristiani Ariani,
che si rifacevano a Origene. Origene era un grande filosofo e studioso che
visse nel terzo secolo e che, in quel periodo, aveva ancora combattuto
contro le falsificazioni del cristianesimo delle origini, ad esempio anche
contro la falsificazione della Bibbia. Aveva riconosciuto che qualcosa non
andava e che il cristianesimo delle Origini era ben diverso. Nell’anno
250, Origene venne brutalmente torturato nell’ambito delle persecuzioni
dei cristiani ai tempi dell’imperatore Decio e morì 4 anni più tardi per
le conseguenze delle torture subite. Il suo insegnamento e i suoi pensieri
avevano tuttavia continuato a diffondersi. Uno dei suoi seguaci fu Ario di
Alessandria d’Egitto che fu un portavoce di questo insegnamento e che era
contemporaneo di Costantino. Nel Concilio di Nicea – nel 325 – si giunse a
una decisione decretata dall’Imperatore in merito ai cristiani delle
origini, secondo cui non erano Ario e i suoi seguaci ad avere ragione,
bensì la chiesa che egli aveva conosciuto a Roma.
In questi
concili e sinodi il vegetarianesimo costituì spesso un fattore politico.
Si legge, per esempio, che nel 314, nel sinodo di Ankara, venne rilasciato
un decreto secondo il quale tutti i sacerdoti e diaconi vegetariani
avrebbero dovuto essere esclusi. Letteralmente: “Si decise che coloro
tra il clero – i preti e i diaconi – che rifiutavano di mangiare carne
dovevano assaggiarla e, quindi, sconfiggere se stessi”. Ciò significa
che avrebbero dovuto sconfiggere il rifiuto di mangiare carne. “Ma se
dimostravano ribrezzo e non volevano mangiare nemmeno la carne mescolata
alla verdura, e quindi non ubbidivano alla regola, dovevano essere
allontanati dalla loro carica.”
“Non
ubbidire alla regola”: quindi, mangiare carne era già divenuta una regola,
una regola importante per poter essere sacerdoti nel cattolicesimo. Ciò
lascia ancora più perplessi se si pensa che tutti i cristiani delle
origini erano vegetariani. Per garantire che tutti i membri che venivano
accolti nella chiesa cattolica mangiassero veramente carne, i nuovi
accolti dovevano esprimere un anatema, ossia un anatema contro i Nazareni.
Sembra incredibile, ma si tratta di una citazione comprovata. I nuovi
accolti dovevano esprimere le seguenti parole: “Io maledico i Nazareni,
i caparbi, che negano che Mosé abbia dato la legge dei sacrifici, che si
astengano dal mangiare creature viventi …”
Vediamo,
quindi, che nel quarto secolo hanno avuto luogo enormi lotte spirituali,
lotte per stabilire in che cosa consistesse veramente l’insegnamento di
Gesù di Nazaret, mentre la falsificazione di questo insegnamento era già
molto, molto avanzata. Ciò risulta chiaramente dalle questioni teologiche
che vennero trattate in questo Concilio.
Una delle questioni era anche
quella riguardante il fatto se Gesù fosse il Figlio di Dio oppure Dio
stesso. Atanasio, un Padre della chiesa, affermava che Gesù di Nazaret
sarebbe stato un’incarnazione di Dio. Per un romano come Costantino era
una cosa conosciuta, poiché i Romani conoscevano un unico Dio principale,
Giove, ed eventualmente anche un’incarnazione di Dio. Per tale motivo,
Costantino, nell’interesse dell’unificazione della sua religione di stato,
si decise per la fede che Gesù di Nazaret, e rispettivamente il Cristo,
sarebbe stato “Dio vero da Dio vero”, come si recita ancora oggi nel Credo
apostolico. Il suo avversario, Ario, era invece convinto, come credevano i
Cristiani delle Origini, che Gesù di Nazaret fosse il Figlio di Dio, che
era ricolmo di Dio, ma non identico a Dio. Ciò che Costantino affermò
costituì un’impostazione importante che fu dettata da un imperatore romano
e il risultato fa ancora oggi parte del Credo che viene recitato alla
domenica nella chiesa cattolica romana.
I Cristiani delle Origini di oggi sanno, tramite la parola di Dio donata
per mezzo della profezia per la nostra epoca, che Gesù di Nazaret venne su
questa terra come Figlio di Dio per portare il Regno della Pace e che Egli
era ricolmo dello Spirito di Suo Padre, di Dio.
Il
cosiddetto cristianesimo degli Ariani perdurò ancora per secoli. Tuttavia,
come si può dedurre per esempio dalle parole del Credo cattolico, la fede
della chiesa cattolico-romana è tutt’oggi ancorata alla decisione presa
dal Concilio e decretata da Costantino, secondo la quale il “Cristo
sarebbe tutt’uno con Dio”.
Forse la
disputa su chi fosse veramente Gesù può sembrare un cavillo teologico. In
realtà non si trattava di un cavillo, bensì del fatto che la chiesa voleva
rendere il più possibile semplice la fede. Per lo spirito del tempo di
allora, la tendenza proveniente dai culti pagani era quella di avere un
solo Dio - un Dio che assolve da tutti i peccati se si fa tutto in modo
giusto, se si eseguono bene tutti i riti. A quel tempo il politeismo era
già indebolito e per il cristianesimo era giusto che esistesse un unico
Dio. Tuttavia si fece di Dio-Padre, Dio-Figlio e lo Spirito Santo un unico
Dio che rappresenta in sé tre persone. In realtà, la fede dei primi
Cristiani era diversa: esiste un unico Dio e il Cristo, il Figlio di Dio,
si è incarnato in Gesù di Nazaret ed ha portato agli uomini le leggi della
vita e la scintilla redentrice che porta sostegno e guida, la forza
redentrice. Di conseguenza, ogni uomo ha la possibilità di sperimentare il
Cristo dentro di sé e di giungere a Dio tramite queste leggi e non tramite
riti esteriori. E questa è la differenza.
Gesù era
ricolmo di Dio e non era Dio stesso. Era il Figlio di Dio, che il Padre
aveva mandato e che era ricolmo dello Spirito del Padre. Ciò vivificava il
cristianesimo originario di allora e vivifica anche il cristianesimo delle
origini di oggi. A questo punto, espresso in modo chiaro si potrebbe dire
che il culto dei misteri è un culto pagano. Costantino era influenzato dal
culto pagano e in fondo il modo di agire dell’odierna casta sacerdotale è
l’eredità del culto pagano di Costantino che è stato sovrapposto alla fede
in unico Dio.
In fondo
è così. Ciò che non venne ripreso dal culto di Mitra, provenne dal culto
di Atis, Dioniso, Ercole, Osiride o Iside. Esistevano molti culti che
andavano tutti più o meno nella stessa direzione; Costantino aveva vissuto
all’interno di questi culti e, per questo, li aveva sostenuti. Anche se
egli elesse il Cristianesimo, per lo meno come nome, a religione di stato,
in realtà vi inserì i culti pagani. Costantino stesso era pagano, egli
interrogava gli oracoli, e si fece raffigurare sulle monete come il Dio
del sole. A quel tempo era normale che l’imperatore considerasse se stesso
come un Dio e bisognava offrirgli sacrifici come ad un Dio. Costantino non
era stato battezzato mentre era in vita. Soltanto sul letto di morte si
fece battezzare, ma non da un sacerdote romano cattolico, bensì da un
cristiano ariano. Ma tutto ciò non ha importanza per la chiesa che gli
tributa onori particolari fino ai nostri giorni. In realtà Costantino era
un uomo crudele, un guerriero, che faceva gettare agli orsi i suoi
avversari imprigionati, e fece uccidere addirittura i suoi parenti. Ma
tutto ciò non ha importanza per il trono di Pietro che fa venerare ancor
oggi Costantino quasi come un santo – mentre la chiesa orientale lo ha
addirittura nominato Santo - poiché egli ha fatto della chiesa una
religione di stato e questo è ciò che conta per la chiesa.
Costantino ha dato privilegi enormi alla Chiesa. Fece confiscare templi
pagani e li donò alla Chiesa. Esonerò il clero dalla maggior parte dei
tributi. In un certo senso assicurò il guadagno del clero. Fece loro doni
grandissimi. Ciò avviene anche oggi, per lo meno in Germania, dove la
chiesa viene sostenuta con ingenti somme dallo stato; sia gli stipendi dei
vescovi che dei cardinali – che ammontano a cifre da 8.000 a 10.000 Euro
al mese - vengono pagati dallo stato. L’istruzione dei teologi, le lezioni
di religione nelle scuole statali ed altre cose ancora vengono pagate
dallo stato. Le chiese sono esonerate anche da molte tasse. Se si calcola
tutto si ottiene la somma enorme di 14 miliardi di Euro all’anno di
sovvenzioni che lo stato tedesco paga alla chiesa.
E questo è
ciò che la chiesa ama.
Ancor oggi esiste una chiesa di stato …
Ai
nostri giorni abbiamo ancora una chiesa di stato, che è piuttosto una
chiesa dei governanti. Infatti, chi va in pellegrinaggio al trono di
Pietro nei nostri giorni? I capi di stato possono stringere la mano al
capo della chiesa cattolica, che rappresenta il trono di Pietro.
Nel corso
dei secoli il trono di Pietro ha rilasciato altre leggi che, nella loro
crudeltà, sono simili a quelle derivanti dal culto pagano di un tempo,
leggi che contraddicono in modo assoluto l’insegnamento di Gesù, del
Cristo.
E’
certamente interessante esaminare di seguito attentamente tutti i dogmi, i
riti, i culti dell’odierna religione di stato o dei governi, per poter
valutare: da dove provengono i culti?
Da dove
provengono i dogmi e i riti? Ognuno potrà così riconoscere, c h i egli
serve: una religione di stato, ossia una religione di governo, che risale
a Costantino oppure Gesù, il Cristo?
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